Il Tirreno

Fine della fuga, l'aggressore si consegna

Matteo Tuccini
Fine della fuga, l'aggressore si consegna

Sauro Baldassari, 53 anni, ex gestore di una discoteca, si è presentato alla Polizia

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 AULLA. Le manette scattano alle 14, a Marina di Massa. In via della Repubblica, per esser precisi. Ai poliziotti che lo prendono in consegna, Sauro Baldassari, 53 anni, ricercato da lunedì sera dopo la morte di Mohammed Arif, 31, non dice una parola. Lo portano nell'ufficio della squadra mobile, che è a pochi metri dalla questura di Massa. A parlare pensa il legale, l'avvocato aullese Riccardo Ragusa. «Si è costituito volontariamente», dice.  Dopo il primo esame sul corpo di Arif, però, sembra che la posizione di Baldassari si sia aggravata. L'accusa, ora, si sarebbe trasformata in omicidio volontario. L'avvocato Ragusa, comunque, non conferma la notizia: «Non mi risulta, devo ancora ricevere la notifica».  Morte dopo la lite. Quando Baldassari finisce la sua latitanza non sono ancora passate 48 ore da quella lite maledetta all'esterno del Paprika che è costata la vita ad Arif. La causa dello scontro? Forse questioni di droga, probabilmente arretrati da pagare. Quel che è certo - almeno secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine - è che partono calci e pugni e poi un paio di coltellate, che feriscono il marocchino. Pare non in modo grave, tant'è vero che è lo stesso Arif a chiamare il 118 e i carabinieri. Poi, però, quando arriva l'ambulanza per soccorrerlo e portare l'uomo all'ospedale di Pontremoli, la situazione precipita. Mohamed Arif muore all'arrivo al Sant'Antonio Abate. Perché? Un arresto cardiocircolatorio, è l'ipotesi che esce per prima. Ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro.  Il consulente. Il magistrato di turno, il pm Rossella Soffio, nomina un consulente tecnico esterno per l'autopsia sul cadavere di Arif. Da anni la Procura si avvale di esperti dell'università di Pisa. La causa del decesso, infatti, non è chiara: si vuole capire se e quanto abbiano influito le coltellate - a prima vista, appunto, non letali - sulla morte. Dopo aver svolto un primo esame all'obitorio dell'ospedale di Massa, il perito, la dottoressa Mirella Gherardi, si è presa i canonici 60 giorni di tempo per la relazione. Nel frattempo continueranno le indagini. Ma, secondo gli inquirenti, dall'esame sono già emersi aspetti rilevanti. E l'ipotesi di reato formulata dalla Procura a carico di Baldassari - che, in stato di fermo, ha passato la notte in carcere - diventa pesante: omicidio volontario.  La ricerca. Baldassari si era dileguato subito dopo l'accaduto. Sulle sue tracce si sono messi subito i carabinieri della compagnia di Pontremoli. Anche la polizia si è piazzata sotto la sua abitazione in piazza Giromini, e sotto quella della sua compagna. Un testimone ha affermato di aver ricevuto una telefonata: «Sono io l'aggressore, lui è morto?». Ma di questo non si hanno riscontri. Poi qualcosa si sblocca. L'uomo si sente il fiato sul collo e si consulta con il suo legale. La latitanza di Baldassari si chiude a Marina, in un pomeriggio di tiepido sole.  

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di Redazione Pisa