Il Tirreno

Scattata la caccia all'uomo

A sinistra la zona dove è caduto il marocchino ferito dopo il litigio con l’aullese e a destra il capitano Ciervo
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A sinistra la zona dove è caduto il marocchino ferito dopo il litigio con l’aullese e a destra il capitano Ciervo

Si stringe il cerchio sull'uomo fuggito dopo lo scontro

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 PONTREMOLI. Il capitano Antonio Ciervo mostra le foto del marocchino morto dopo la lite avvenuta ad Aulla di fronte al Paprika, locale peraltro chiuso all'ora in cui si sono svolti i sanguinosi fatti.  Il comandante della compagnia carabinieri di Pontremoli ha infatti indetto una conferenza stampa per spiegare agli organi di informazione i dettagli del violento alterco a seguito del quale il 31enne Mohamed Arif ha perso la vita.  «Per ovvi motivi, non possiamo rivelare il nome della persona che stiamo cercando - esordisce l'ufficiale - comunque le accuse in ballo sono quelle di lesioni e omicidio preterintenzionale».  Anche se enigmatica, la comunicazione del comandante lascia intuire che i militari hanno già chiuso il cerchio attorno al 53enne di Aulla, il cui arresto pare questione di ore.  L'uomo non è tornato nella sua abitazione in piazza Giromini ad Aulla. Subito dopo lo scontro con il marocchino si è dileguato, lasciando la conoscente che lo accompagnava, poi rintracciata dai carabinieri. La donna, che pare estranea ai fatti, è una lunigianese sulla quarantina.  «Stiamo ricostruendo tutti i tasselli del mosaico - prosegue il capitano Ciervo - ma per completarlo manca quello fondamentale, ossia la cattura dell'aggressore. Ci sono alcune persone che hanno assistito ai fatti, addirittura cercando di dividere i due contendenti. Abbiamo raccolto le loro testimonianze, ci siamo fatti un'idea approssimativa delle cause che hanno indotto allo scontro il marocchino e l'aullese e in più stiamo stringendo il cerchio attorno al fuggitivo, il cui fermo è questione di poco».  Domanda d'obbligo: perchè i due uomini si sono affrontati in maniera così repentina e violenta, dato che l'alterco finito a coltellate non è durato più di 3-4 minuti?  «Certamente il denominatore comune è la droga - aggiunge il capitano Ciervo - e quindi possiamo azzardare che tra i due c'era forse in sospeso il pagamento di piccoli quantitativi di droga, visto che entrambi hanno precedenti con questo tipo di reato. Si tratta quasi certamente di piccoli spacciatori, alle dipendenze di qualche pesce più grande, oppure che agiscono "in proprio". Credo giusto ritenere che l'altra sera il marocchino è stato cercato dall'aullese per ottenere da lui i soldi rimasti in sospeso, forse duecento euro, non di più. la discussione è velocemente degenerata, lasciando il posto alle botte e alla lama del coltello. Sappiamo che in città esiste una sorta di accordo tra extracomunitari, marocchini nella fattispecie, e malavitosi locali. Questa gente, di solito, va assai d'accordo».  Caccia aperta all'aggressore aullese, dunque, sulla cui identità viene mantenuto riserbo. Da quanto potuto apprendere negli ambienti aullesi, si tratterebbe di un uomo sulla cinquantina che anni addietro aveva gestito locali tipo pub.  Una persona conosciuta in città, dunque, ma di cui nessuno vuole parlare apertamente, trincerandosi dietro un «Prima bisogna essere sicuri che sia lui l'uomo in qiestione». F.P.

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