Il Tirreno

Presidio di marocchini in municipio

<b>PROTESTA.</b> I connazionali di Arif in municipio
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PROTESTA. I connazionali di Arif in municipio

«Vogliamo giustizia». Stamani incontro col sindaco

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 AULLA. Si sono radunati sotto il palazzo comunale fin dalle prime ore del pomeriggio di ieri, i marocchini residenti ad Aulla, dopo la morte del connazionale Arif Mohamed, deceduto, secondo loro, perché accoltellato da un italiano attualmente latitante. Rabbia, dolore e sete di giustizia nelle parole degli africani residenti in città e giunti da tutta la Lunigiana.  Noncuranti della pioggia, che è caduta incessantemente sul paese per tutto il giorno, hanno dato vita ad un presidio nell'atrio esterno del municipio.  Chiedono alle forze dell'ordine di intervenire con un maggiore zelo per individuare il responsabile dell'atto che ha portato alla morte del loro giovane amico, lo stesso zelo che le stesse forze dell'ordine impiegano quando in città avviene un furto e poco dopo le abitazioni degli extracomunitari vengono prese di mira da polizia e carabinieri in cerca della refurtiva: «La scorsa settimana c'è stato un furto in un supermercato - ha detto uno di loro - e dopo mezz'ora avevo in casa i carabinieri, che mi hanno addirittura fatto provare una scarpa, rinvenuta nel bottino abbandonato dal ladro, per vedere se coincideva la misura». Ne fanno una questione di giustizia, i ragazzi marocchini che conoscevano Arif: «Se fosse stato il contrario - dice il cugino del giovane deceduto - quindi se un ragazzo di colore avesse dato una coltellata ad un italiano e fosse poi fuggito, sarebbe stato trovato dopo due ore. Se la legge è uguale per tutti, le forze dell'ordine devono darsi da fare più di come stanno facendo, anche se è morto soltanto un nero».  Vertice in municipio. Per parlare di quanto accaduto, stamani alle 8,30 il sindaco Roberto Simoncini incontrerà in municipio la comunità marocchina, e in special modo l'imam di Albiano Magra. Avrebbe dovuto farlo sabato, ma visto quello che è successo il primo cittadino ha pensato bene di anticipare l'incontro.  «Sono preoccupato - confessa Simoncini, poche ore dopo aver ricevuto la notizia della morte di Arif - più volte abbiamo affrontato la questione, sia con le associazioni che operano sul territorio che con chi, pur proveniendo da altri Paesi, è ormai italiano a tutti gli effetti vivendo qui da 20 anni. Da parte di tutti c'è la volontà di collaborare e di isolare chi non rispetta la legge. Ma, se devo essere sincero, il dialogo non è dei più semplici». Poi cerca di spiegarsi: «Il disagio degli aullesi è innegabile - dice - e io non posso e non voglio far finta di non vederlo. La gente gira per strada e si sente insicura. E io che dovrei fare? So benissimo che non c'è un escalation di furti, ma ho comunque l'obbligo di chiedere alle forze dell'ordine di intensificare i controlli».  Ma davvero si risolve tutto con la repressione? «Certo che no - conclude Simoncini - bisogna parlare. Ma vi garantisco che non è facile. Servono mediatori culturali. Perché tra noi noi e loro, scusate, le differenze ci sono». M.M.

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