Il dolore
Lo sfogo. «Affitti e lavoro in nero, poi se qualcosa gira male due calci nel sedere»
«Noi, carne da macello»
Matteo Tuccini
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RAPPRESENTANTE. Bamba Dieye è uno dei leader dei migranti Bamba Dieye: abusi continui sugli immigrati
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AULLA. «Abitiamo nei vostri casolari abbandonati e vi paghiamo affitti al nero. Lavoriamo nelle vostre aziende senza misure di sicurezza, ci date due soldi, e quando ci facciamo male ci cacciate. Meglio ancora se siamo irregolari, così nessuno se ne accorge. Per voi siamo carne da macello, questa è la verità». Lo sfogo di Bamba Dieye, senegalese, due lauree, arriva forte e chiaro anche se al telefono. Lui, presidente dell'associazione Culture migranti e consigliere nazionale del comitato Immigrati in Italia, abita e lavora a Carrara da qualche tempo. Ma ha conosciuto la Lunigiana da migrante. «Ho vissuto a Groppoli di Mulazzo per due anni - racconta - lavoravo in un'azienda dove le misure di sicurezza erano inesistenti. Il titolare aveva persino tolto le fotocellule alle porte che registravano il passaggio delle persone. Alcuni dei miei compagni hanno avuto infortuni gravi, uno ha addirittura perso una mano. E anche io mi sono ferito, prima di andarmene». «Clima infuocato». Quelle di Dieye possono sembrare parole dure. In realtà, spiega, gli abusi sugli immigrati sono diventati continui e insopportabili. E questo non fa che surriscaldare il clima. «Che si tratti di semplici cittadini o di esponenti delle forze dell'ordine - dice - cominciano a essere troppi i protagonisti di episodi brutti. L'altra sera ho saputo di un immigrato che aveva mille euro in tasca, frutto del suo lavoro: mentre camminava qualcuno lo ha aggredito, glieli ha rubati e l'ha riempito di calci. E non era uno straniero, era un italiano». «Nessun tipo di tutela». Il problema, dice Dieye, è proprio questo. Gli immigrati, la maggior parte di loro, si dicono pronti a rispettare la legge e a lavorare onestamente per farsi una vita nel nostro Paese. Ma, assieme ai doveri, chiedono i diritti. «Nei nostri confronti - afferma - non esiste alcun tipo di tutela. Com'è possibile che ancora oggi ci si trovi di fronte a situazioni di autentico schiavismo, come avviene in molte aziende, dove lo straniero non è assicurato né assunto regolarmente, e può essere scacciato da un momento all'altro? È chiaro che una situazione del genere rende gli stranieri prede facili della criminalità. E poi questo reato di immigrazione clandestina è davvero incredibile». Chi arriva da Paesi lontani per lavorare, insomma, chiede soltanto «il rispetto della persona umana. Vi garantisco - dice Bamba - che dalle mie parti gli uomini bianchi sono trattati con educazione e rispetto. E non avviene quello che avveniva in America o in altri Paesi, dove gli italiani che andavano in cerca di fortuna venivano trattati a pesci in faccia». «Chiarezza e discussioni pubbliche». Come rappresentante della comunità migrante nella provincia, e in qualche modo interlocutore delle istituzioni, Bamba Dieye chiede un confronto pubblico. Un'assemblea, dove si discuta delle condizioni di vita e di lavoro di chi viene da altri Paesi. «Vorrei che si affrontassero le questioni, come ad esempio il caso della truffa dei falsi badanti. Su cui ancora non abbiamo ricevuto chiarimenti dalla prefettura». Centinaia le persone che avevano chiesto di essere regolarizzate, e che sono state raggirate. Col risultato che le loro domande sono state respinte e ora si trovano in una situazione di stallo. Non è escluso, comunque, che la richiesta possa essere accolta anche in Lunigiana. Ieri sera la Caritas diocesana, venuta a conoscenza della morte del giovane marocchino, ha contattato i propri referenti (sacerdoti e volontari) ad Aulla per capire se ci sono i margini per organizzare un incontro. Perché ormai la vera impresa sembra diventata far parlare tra loro mondi diversi. Senza che ci sia bisogno di un coltello per chiarire i dettagli.
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