Sicurezza
Alessandro Caro lancia un messaggio al Comune: situazione difficile, impensabile metterci ancora sotto torchio
«Marmo in ginocchio, non chiedeteci soldi»
Alessandra Vivoli
Il presidente di Assindustria spara a zero: in questa città si lavora in un clima ostile
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CARRARA. «I dati del Rapporto economia di quest'anno confinano nella tragicità. In un momento come questo continuare a chieder ei soldi agli imprenditori proprio non esiste». Parola del numero uno della Confindustria apuana, Alessandro Caro. Sul palco gli addetti ai lavori hanno appena finito di snocciolare, uno dopo l'altro, i numeri della crisi. Una crisi che colpisce al cuore anche il settore lapideo e che, in generale, sta chiedendo alla provincia un grosso conto in materia di posti di lavoro: seicento in meno dai dati dell'Istituto studi e ricerche. Qualcosa in più, circa 800 secondo i sindacati. Caro: ma ora non chiedeteci più soldi. Sulla lavagna luminosa campeggiano ancora i grafici costellati di segni meno. Alessandro Caro lancia un ultimo sguardo ai numeri poi sbotta. «La situazione è davvero difficile - dichiara - i dati sono quelli che sapevamo già, quelli con cui facciamo i conti ogni giorno». «Il settore lapideo sta attraversando una delle sue crisi più nere - continua- in un momento come questo continuare a chiederci soldi è impensabile». Forse dovrebbe dirlo direttamente al sindaco, gli diciamo. «È quello che avremo fatto o di cui si sarebbe reso conto direttamente anche lui, da solo, di fronte a questi numeri: peccato che non sia venuto». «A Carrara c'è un ambiente ostile». Il presidente degli industriali si toglie qualche sassolino dalle scarpe. E manda un messaggio preciso alla città, «in generale» precisa. «In una situazione economica così difficile, la cosa peggiore - dice - è lavorare in un ambiente ostile come quello che c'è a Carrara. È davvero una cosa terribile: qui se non cambiano le cose, si aggiunge difficoltà a difficoltà. E alla fine non fa bene a nessuno». «Lo ha sottolineato - continua - e mi ha fatto molto piacere anche il vicesindaco Andrea Zanetit. Su opere importanti come ad esempio la strada dei marmi, la città è ostile e ci sono reali criticità». E infine un chiarimento arriva anche sulla filiera del marmo: «Finalmente qualche politico, e mi riferisco all'assessore provinciale Paolo Baldini, l'ha detto - conclude Caro - Non è vero che il meglio viene esportato, i blocchi buoni rimangono a Carrara, ad andare via è tutta la porcheria, quegli informi per cui non è stato possibile far partire il progetto dell'Associazione industriali per trasformarli in marmette». Proprio quello che aveva evidenziato l'assessore Baldini: «Non sono solo i blocchi a partire, anzi quelli buoni di calacata o statuario che costituiscono il 7% della produzione è più facile che restino qui. Nel grezzo vanno conteggiati anche gli informi e i difettati». Borghini: ecco perché la filiera non decolla. Sull'argomento si esprime anche il capogruppo dell'escavazione di Assindustria, Paolo Borghini. «Chi può scegliere in loco, sui nostri piazzali e in cava, come è naturale, sceglie il meglio, la prima scelta. I blocchi migliori, quindi - dice - restano qui o vengono spediti all'estero come lastre. Per gli informi avevamo il nostro progetto, targato Assindustria, ma non è stato capito o forse lo abbiamo spiegato male. Poteva essere una soluzione per fare rimanere qui tutto quel materiale, catalogato con i grezzi, che non rappresenta però i blocchi squadrati, ma gli informi». E una frecciata viene diretta anche alla classe politica. «Per far partire il consorzio per la lavorazione degli informi, il cui progetto è tornato nel casetto - conclude Borghini - ci vogliono grossi spazi. Una parte del materiale, infatti, sarebbe stato lavorato direttamente nei laboratori. Ma il grosso, in un'area apposita: e con la zona industriale bloccata non c'erano tante soluzioni. Tutto questo non ha certo contribuito a far decollare il progetto e far partire la filiera».
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