Il Tirreno

Anche McCharty alla Biennale

M.B.
Una delle opere più note di Paul McCharty
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Una delle opere più note di Paul McCharty

Il grande artista americano mette in pietra un maxi-escremento

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 CARRARA. Si preannuncia una Biennale davvero destinata a far discutere. Fra gli artisti principali, ci sarà anche Paul McCharty, uno dei nomi più grandi a livello internazionale, 65 anni, che realizzerà la scultura di un grande escremento in travertino.  L'opera sarà realizzata negli storici laboratori Nicoli. E non c'è dubbio che sarà - al di là degli inevitabili commenti che potrà scatenare - una delle sculture che più richiamerà attenzione.  Sarà in travertino (il blocco di partenza pesa 15 tonnellate), lunga tre metri e 60, per 1 e 20 e per 2,80. È la prima volta che l'artista americano si esprime con il marmo.  La location non è ancora stata definita: a quanto sembra, la preferita sarebbe piazza D'Armi.  La scelta di un artista così dissacrante, così caustico e provocatore, conferma l'indirizzo voluto dal curatore Fabio Cavallucci, nel senso che la filosofia è quella di una Biennale che deve fare discutere, che deve farsi conoscere. E per essere una Biennale veramente internazionale, deve chiamare artisti internazionalmente riconosciuti. Come Maurizio Cattelan, Cai Quo-Qiang, Rirkrit Tiravanija, Santiago Sierra, Gilian Wearing e appunto Paul McCharty, artisti che hanno fatto decine di mostre internazionali, artisti che convalidano l'internazionalità della Biennale. McCharty, nato a Salt Lake City, 65 anni, insegna all'università di Los Angeles.  Paul McCharty è un artista che da quando è emerso ha sempre lavorato portando il trash e il kitch sul palcoscenico dell'arte. Ha all'attivo installazioni e performance in cui utilizza kecth-up per simulare sangue, in cui si rifà a situazione lubriche o non esita a rappresentare un'Heidi viziosa.  Ha esposto nei musei più prestigiosi del mondo tra cui il Moma di New York, la Tate Modern di Londra, il John Paul Getty Museum di Los Angeles (2008). L'artista americano ha partecipato alle più grandi kermesse dell'arte contemporanea tra cui la Biennale di Venezia e quella di Sydney.  Fra pochi giorni - il 20 maggio - inaugurerà Pig Island - L'isola dei porci con la Fondazione Nicola Trussardi a Milano; sarà la sua prima mostra personale in un'istituzione italiana, a Palazzo Citterio in via Brera a Milano fino al 4 luglio.  Quello che è ritenuto il suo capolavoro monumentale a cui lavora da oltre sette anni, appunto Pig Island - L'isola dei porci, sarà il clou della rassegna. Come scrivono i critici, «Accostando minimalismo e performance, Walt Disney e George W. Bush, McCarthy ha utilizzato il corpo umano con i suoi desideri e tabù per inventare un linguaggio unico, irriverente e beffardo, che mescola la leggerezza della pop art con le fiabe popolari, gli incubi della cronaca con il palinsesto più abietto del gossip internazionale. I video, le performance, le installazioni e le sculture di McCarthy trasportano il visitatore in un universo che combina il glamour di Hollywood con il lato oscuro del sogno americano». Che reazioni ci saranno a questa nuova provocazione? Senz'altro tante, e una consolazione: che almeno, questo escremento non emanerà cattivo odore. E, oltretutto, con le quotazioni di oggi di McCharty, avrà come minimo il valore di un milione di euro, forse più.

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