Sicurezza
Una casa racconta la sua vita
Cinzia Carpita
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La vecchia macchina da scrivere di Dunchi Il laboratorio artistico, il camino anti fascisti
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CARRARA. La sua voce era uno squillo di tromba, quando si infervorava a parlare di arte, buona o cattiva secondo il suo giudizio. Ma se n'è andato in silenzio, ieri alle 6 del pomeriggio, a 96 anni compiuti a febbraio, lo scultore partigiano che non ha mai smesso di combattere. Nardo Dunchi, nella casa dove ha trascorso la sua vita, in via Codena 4, ieri sembrava stesse meglio, dopo il malore che lo aveva colpito alcuni giorni fa e che lo costringeva a letto, ma all'improvviso - raccontano i familiari - ha reclinato il capo sul cuscino. Il suo ultimo sguardo verso l'alto: alla soffitta-laboratorio dove creava le sue opere. Disegni, bozzetti, dipinti. Un tavolo da lavoro pieno zeppo di arnesi del mestiere. Dunchi lascia i nipoti Paolo, Iris, Elisabetta, Ivonne, Carlo, Marco, Luisa; diversi pronipoti, e il figlio Emanuel Forest Dunchi in partenza da Parigi appena saputa la triste notizia. Negli ultimi tempi, racconta la pronipote Francesca, l'artista non poteva più salire le rampe di scale per raggiungere il laboratorio all'ultimo piano, e così gliene avevano allestito uno dentro un locale in giardino. Non si fermava mai, la sua ispirazione artistica era infinita. I carraresi erano abituati a vederlo in giro, con gli scarponi e gli abiti pieni di polvere di marmo, e con le mani nodose, per avere tanto usato lo scalpello. Amava la luce che filtrava dalle sue sculture, e che lui sapientemente faceva dialogare con il marmo. Ieri, se n'è andato un pezzo di storia di Carrara. Di lui restano molti ricordi, aneddoti, immagini, cataloghi di opere, scritti. Studenti dell'accademia di belle arti lo frequentavano, considerandolo il loro "maestro". Perché il suo genio d'artista ultranoventenne non era rivolto solo al passato, ma anche alle nuove generazioni. Nella casa dei suoi nonni, dove ha vissuto ed è morto, si respira la sua storia: i suoi utensili, la macchina da scrivere, e il camino con un pannello che nasconde un passagigo segreto: dove il partigiano Nardo Dunchi si rifugiava, per non essere catturato dai nazifascisti. E li ha fregati tutti.
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