Il Tirreno

Si era sottoposta a un intervento di devitalizzazione in un noto studio della città: lo strumento le ha perforato la gengiva

Ferro nella mandibola, fa causa al dentista

Alessandra Vivoli
Una poltrona del dentista
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Una poltrona del dentista

L'odissea di una 41enne: dolori atroci, non posso più nemmeno mangiare una pizza

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 CARRARA. È andata dal dentista per una devitalizzazione. Da allora la sua vita è cambiata. Uno strumento di ferro le è rimasto conficcato nell'osso della mandibola. Vicino al nervo ottico. I due dentisti, di un famoso studio associato cittadino, sono finiti davanti al giudice.  E così la vicenda, nata nella poltrona di uno studio dentistico, ha avuto l'epilogo in tribunale (in sede civile): ad assistere la paziente 41enne che ha fatto causa ai suoi medici è l'avvocato Guido Bernieri.   «La notte non dormivo per il dolore». Ha perso il suo sorriso, quello che per una donna è un po' il biglietto da visita. E deve fare i conti con la sua immagine femminile mutata: questo, insieme al dolore fisico, le ha causato un grave disagio, anche di carattere psicologico.  Racconta la sua storia la 41enne protagonista della vicenda finita davanti al giudice. «Dovevo fare una semplice devitalizzazione, all'ultimo molare a destra dell'arcata superiore - dice - Era necessario perché proprio a quel dente dovevo poi attaccare un ponte. Subito dopo l'intervento ho cominciato sentire male: la sensazione era quella di avere degli spilli conficcati in faccia».  «È andata avanti così per un po': poi mi sono sottoposta, da un altro medico, a una radiografia panoramica - continua - e ho scoperto che lo strumento utilizzato per la devitalizzazione mi si era conficcato oltre la gengiva, nell'osso mandibolare».  «Così la mia vita è cambiata». Convivere con un pezzo di ferro in faccia. Questo ha dovuto e deve fare la 41enne protagonista di questa vicenda. «CI sono dei periodi in cui ho dolore, altri in cui sto un po' meglio - spiega - Ma devo stare attenta alle infezioni: fare le analisi per controllare la setticemia e prendere antibiotici quando mi si infiamma tutta la bocca».  «Il rischio è che poi - continua - lo strumento si possa spostare e arrivare al nervo ottico: in quel caso potrei rischiare di compromettere la vista».   «Non posso più neppure mangiare una pizza». Quel dente da curare (e devitalizzare) avrebbe dovuto essere l'aggancio per un ponte. Per rimettere a posto una parte importante della bocca, quella superiore. «Ma con il molare in quelle condizioni è impossibile mettere il ponte - spiega la donna - e così ho dei brutti denti attaccati con la colla, proprio davanti. Non mi vergogno a dire che, per mangiare, li tolgo e poi li rimetto. Posso farlo soltanto in casa. Quando vado fuori non tocco nulla: mi hanno tolto anche il piacere di una pizza con gli amici».  Il risarcimento. Non è stato ancora quantificato ma il risarcimento per il danno provocato alla 41enne dovrebbe aggirarsi sui 50mial euro. La donna, una volta terminata la vicenda giudiziaria, dovrà sottoporsi a un innesto osseo e a un intervento di implantologia per cercare di risolvere una situazione ad oggi decisamente compromessa.

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