La manifestazione
Comunioni, la guerra della tunica
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La cerimonia della Prima Comunione I parroci impongono abiti uguali (e "poveri"), molte mamme contestano
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MASSA. Prima comunione, momento importante per tutti i cattolici, il primo vero momento di incontro con Gesù dopo il battesimo. Per molti genitori, però, è anche l'occasione di far sfoggiare ai propri figli abiti «da sogno», quasi come a un matrimonio. Ma la scelta del vestito sta diventando motivo di frizione tra mamme e parrocci. Semplici tuniche bianche per bambini e bambine, questo dice la Chiesa. Tutti uguali davanti al sacramento, insomma. Ma la linea non piace a tutti. «La scelta della tunica - spiega don Luca Franceschini - è una scelta liturgica. Questa veste richiama quella del battesimo ed è per questo che la chiesa ha deciso di unire simbolicamente questi due momenti scegliendo un abito uguale per maschi e femmine. La Comunione non centra nulla - prosegue don Luca - con il vestito da sposa e neanche con il vestitino da fraticello; è un momento liturgico importante che va vissuto come tale». A raccontare delle tensioni con le mamme per la scelta degli abiti è addirittura Vita Apuana, periodico della Diocesi, che in un articoletto in prima pagina (firmato da Gualtiero Sollazzi), parla addirittura di «minacce al malcapitato parroco». La querelle, tuttavia, non riguarda tutti. «Io, fortunatamente - prosegue don Luca- non ho mai avuto questo tipo di problemi. I genitori hanno sempre compreso l'importanza di questo messaggio». Secondo don Luca la scelta della tunica non è legata al fatto di unificare tutti i bambini dal più ricco al più povero. «La tunica è scelta per richiamare la veste battesimale». Spesso, però, le mamme gradirebbero poter vestire, soprattutto le bambine come sposine e allora si dimenticano anche il vero significato della comunione e c'è anche chi arriva a minacciare il parrocco. «Il significato della Comunione è importante se una famiglia non capisce questo - proseguono i parroci- è inutile che mandino i loro figli al catechismo e in chiesa. Ci sono mamme che non si vedono mai durante l'anno e poi al momento della riunione per i vestiti hanno pure da ridire, noi restiamo fermi su quello che dice la chiesa, questo è il messaggio più importante». Nessun problema neppure per il parroco del Duomo don Severino. «Non ho ancora letto l'articolo della Vita Apuana. E' un problema che non ho dovuto affrontare personalmente. Credo che le famiglie debbano pensare di più al significato del sacramento che i loro figli ricevono, invece di preoccuparsi su quale abito indosseranno». R.L.
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