Il Tirreno

Area Eaton, spunta una nuova società interessata al rilancio

Matteo Tuccini
<b>CORTEO. </b>I lavoratori Eaton sfilano per protestare
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CORTEO. I lavoratori Eaton sfilano per protestare

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 MASSA. Il nome resta top secret. Ma l'interessamento c'è. Dopo la visita della multinazionale svizzera allo stabilimento, spunta una nuova società (stavolta del settore meccanico) disposta a valutare l'investimento nell'area Eaton. Con un piano di rilancio, pare, superiore ai 40 milioni di euro, cioè la soglia minima per far scattare la procedura per il contratto di programma tra ministero dello Sviluppo economico, imprese ed enti locali. Che significa sbloccare finanziamenti statali per la reindustrializzazione dell'area. E - questo è quello che si auspicano i 300 lavoratori ancora in cassa integrazione - per la salvaguardia dei posti di lavoro.  I rappresentanti di questa società, che occuperebbe interamente l'area (in pratica ci sarebbe una sola attività, anziché cinque come nel caso di Ecoplant) avrebbero già fatto visita allo stabilimento di via Aurelia.  Massima cautela. Da parte delle istituzioni e dei sindacati il riserbo è - comprensibilmente - assoluto. Lo stesso sindaco Roberto Pucci non conferma né smentisce la notizia. Al telefono dalla Germania, dove si trova per il gemellaggio con la città di Bad Kissingen, si limita a dire: «Stiamo lavorando per trovare una soluzione adeguata. Preferisco evitare che si parli troppo di queste cose. Anche perché noi dobbiamo fare le nostre verifiche. Quello che posso garantire è che tutte le istituzioni, compreso il ministero, si stanno dando da fare».  «Roma batta un colpo». In realtà il nervosismo dei lavoratori e dei sindacati è dovuto proprio all'assenza di comunicazioni da Roma. Ancora oggi non è arrivata alcuna conferma ufficiale della bocciatura del piano proposto da Ecoplant (che prevedeva la produzione di pannelli solari nell'area) per il rilancio. Notizia di cui il Tirreno ha già dato conto, e che viene data per scontata dall'ambiente. «Il fatto che non si sappia ancora il motivo del no di Invitalia (società che per conto del ministero doveva valutare il progetto, ndr) - afferma Giancarlo Leorin della Uilm-Uil - è un freno per tutti i possibili progetti di recupero. E il tempo vola». Già, perché metà dicembre - quando scadrà la cassa integrazione per i circa 310 operai - è un periodo molto più vicino di quanto si creda. «Se si vuole dare un futuro a questa gente - dice Leorin - non si può aspettare ancora».  Contestazione al Giro. Per questo e per altri motivi, i sindacati sono pronti anche a proteste clamorose. Il giorno dopo l'assemblea generale dei lavoratori, si conferma la volontà di bloccare una delle due tappe carraresi del Giro d'Italia. «Se entro il 14 maggio - spiega Alessio Castelli, segretario provinciale della Fiom-Cgil - non si terrà il famoso incontro tra istituzioni e parti sociali sulle tre vertenze della provincia (Eaton, Nca e Ica), bloccheremo la corsa. Senza nulla togliere alla manifestazione, 800 famiglie per noi sono più importanti».  «Non vorremmo arrivare a questo punto - afferma Marco Battistini della Fim-Cisl - ma noi siamo con i lavoratori. E se vorranno farsi sentire in questo modo, saremo in prima fila».  

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