Il Tirreno

Oligeri: «Una volta c’era un rapporto fiduciario, ora sono solo questionari e documenti»

Imprese deluse dalle banche

Sara Ligutti
Uno sportello bancario (foto d’archivio)
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Uno sportello bancario (foto d’archivio)

Indagine Confartigianato: troppa burocrazia, crediti lenti

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CARRARA. Le relazioni fra banca e imprese continuano ad essere problematiche: persistono le difficoltà per gli imprenditori che vogliono ottenere il credito per la propria azienda, e il livello di fiducia nei confronti del sistema bancario è molto basso. Questo è quanto emerge dall'indagine congiunturale sui rapporti tra imprese e sistema bancario presentata ieri dalla Confartigianato, e realizzata grazie al contributo della Camera di Commercio di Massa-Carrara. L'indagine è stata svolta su un campione di 250 imprese provinciali di vari settori. L'obiettivo principale era quello di verificare - come ha spiegato Gianfranco Oligeri, segretario generale Confartigianato - se "esistesse la percezione che qualcosa stesse cambiando nell'atteggiamento delle banche" verso gli imprenditori, tuttavia circa il 55% degli intervistati non ha rilevato cambiamenti significativi riguardo ai "servizi bancari veramente utili alle imprese".  Inoltre il 47% degli imprenditori registra un aumento della documentazione necessaria per lo svolgimento delle pratiche di concessione del prestito; i documenti più richiesti sono le buste paga insieme ad altri redditi (52%), subito seguite dalle fidejussioni (48%), dalle ipoteche (25%) e dalle informazioni previsionali sul futuro dell'attività (24%).  Su questo punto chiosa Oligeri: «Ormai il rapporto imprenditore-banca è diventato sempre più impersonale. Prima la concessione di prestiti si basava principalmente sulla fiducia, sulla conoscenza reciproca fra il direttore della banca e l'imprenditore. Quindi bastava presentare il progetto di impresa per ottenere il credito. Ora, invece, passa tutto attraverso la compilazione di un questionario che, in base al patrimonio aziendale, dice subito se un imprenditore ha diritto ad ottenere il prestito o meno».  Questa presunta lontananza delle banche dalle imprese emerge pure da un altro dato: il 58% degli intervistati ha risposto negativamente alla domanda "ritiene che la sua banca sia in grado di fornirle una consulenza economico-finanziaria in relazione alle sue esigenze?". Inoltre, i dati sono negativi anche per quanto riguarda "la capacità delle banche di capire le esigenze di liquidità delle imprese ed andare loro incontro per agevolarle": oltre ad un 12% che non sa, il 28% risponde che le banche non sono "mai" in grado di comprendere le necessità delle imprese, il 23% risponde "solo in alcuni casi", il 22% "raramente" e il 15% "non sempre".  Dalla ricerca, emerge pure una certa sfiducia nei confronti di internet: gli imprenditori preferiscono il rapporto diretto con l'operatore, senza alcuna distinzione fra vecchie e nuove generazioni.  Anche l'eccessiva lunghezza delle procedure per ottenere concessioni di credito è causa d'insoddisfazione, considerato che solo il 7% le reputa "molto snelle ed efficienti", il 34% "abbastanza snelle", il 38% "poco celeri" e il 15% "lunghe e macchinose". Questa "troppa burocrazia" è pure uno dei motivi per cui gli imprenditori, nel 32% dei casi, non usufruiscono delle agevolazioni messe a disposizione dalla Comunità Europea.  Come verranno utilizzati questi dati? Oligeri risponde: «Cercheremo di essere più propositivi nei confronti della Provincia e della Regione, suggerendo una serie di servizi innovativi, volti ad integrare le mancanze registrate da questa ricerca. Per esempio con la creazionedi sportelli dedicati alle imprese, in modo da ricreare un rapporto diretto fra imprenditori e banca».

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