Sicurezza
Il caso. Erano di una coop di pulizie, ma producevano mattoni. Riceveranno anche gli arretrati
Riassumete i dipendenti fantasma
Matteo Tuccini
Lavoratori in subappalto come operai: il tribunale dà loro ragione
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Avrebbero dovuto occuparsi solo delle pulizie. E invece, secondo quanto ha riconosciuto il tribunale, sono stati impiegati per anni come veri e propri operai addetti alla produzione di mattoni refrattari. Ora, però, l'azienda sarà costretta ad assumerli. E a pagare gli stipendi che - secondo il giudice del lavoro - avrebbe dovuto versare loro in tutti questi anni. Perché, a detta del giudice Erminia Agostini del tribunale di Massa, quello svolto alla Vesuvius dalle otto persone che hanno intentato la causa era un lavoro di tipo subordinato. Nonostante fossero lì grazie a un contratto di subappalto, preso dalla loro cooperativa. E oggi, per effetto della successione di azienda, devono essere considerati - ad eccezione di uno, che è andato in pensione - dipendenti della Sanac spa a tutti gli effetti. Ora spetterà all'impresa fare eventualmente ricorso in Corte d'appello, o integrare i sette operai dopo più di dieci anni di battaglia in tribunale. I fatti. La vicenda inizia nella seconda metà degli anni Novanta. La cooperativa Di Vittorio, di cui gli otto operai fanno parte, firma un contratto di appalto con l'allora società Vesuvius per la pulizia dei locali dello stabilimento. E fin qui, tutto ok: le coop possono entrare nelle aziende per svolgere servizi (appunto) di pulizia, di facchinaggio o di manutenzione straordinaria. «Col passare dei mesi, però - afferma l'avvocato Claudio Lalli, che rappresenta gli operai - i lavoratori cominciano a venire impiegati nel settore della produzione. Erano fianco a fianco dei dipendenti fissi». Il contratto viene ereditato dalla Sanac, che prende il posto della Vesuvius. «Poi - spiega l'avvocato Lalli - non viene più rinnovato. E così, assieme alla cooperativa, anche i lavoratori escono dalla vita dell'azienda». Solo che loro non accettano di aver sgobbato per nulla. E nel 1999 la coop fa causa alla ditta. Un procedimento lungo 11 anni, quindi, come troppe volte accade in Italia. Ma che alla fine dà ragione ai dipendenti-fantasma. La sentenza. «I ricorrenti, per le mansioni di fatto svolte alle dipendenze della spa Vesuvius Italia - si legge nel dispositivo - avevano il diritto di percepire il trattamento economico e normativo previsto per l'operaio di categoria E2 in applicazione del contratto nazionale di lavoro del settore ceramica (industria) e abrasivi, settore piastrelle e refrattari e successivi contratti nazionali di lavoro». Perciò il giudice ha condannato la Vesuvius e la Sanac al risarcimento degli stipendi, sia quelli dovuti quando erano in servizio come dipendenti "fantasma", sia quelli successivi. Al netto com'è giusto, delle somme percepite per altri lavori svolti nel frattempo. Somme rispettabili: si parla di decine di migliaia di euro. Inoltre il giudice ha imposto alla Sanac di riprendere con sé sette degli otto ricorrenti - uno di loro ha raggiunto l'età pensionabile - da impiegare nello stabilimento di Massa con le mansioni di un tempo. Caso rilevante. Non si tratta della prima sentenza del genere in provincia. È già capitato che aziende che avevano utilizzato lavoratori in subappalto come veri e propri dipendenti siano state costrette ad assumerli. «La rilevanza del caso - sostiene l'avvocato Lalli - è che si tratta di un grosso stabilimento, e di ben otto persone. Un reintegro del genere non ha precedenti nella nostra zona».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
