Il Tirreno

Ecoplant ci mette 13 milioni

Claudio Figaia
Ecoplant ci mette 13 milioni

Eaton, il consorzio contro Invitalia per il no al piano

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 MASSA. «Ma noi siamo pronti a investire sul territorio. E parecchio». Ecoplant reagisce così alle indiscrezioni (fondate) secondo cui Invitalia (ex Sviluppo Italia) avrebbe in sostanza bocciato il suo piano per la re-industrializzazione di Eaton.  E poi, aggiunge la società, «a oggi non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale dal ministero e tantomeno da Invitalia». Ma al Tirreno, dobbiamo aggiungere, sì.  È Giorgio Dell'Amico, il commercialista carrarese che rappresenta "in loco" il consorzio Ecoplant a tornare sulla questione. Con qualche nota polemica.  Invitalia avrebbe giudicato carente il progetto Ecoplant soprattutto sul piano finanziario, nel senso che non metterebbe risorse per sostenere il piano che prevede la riassunzione di oltre 200 dipendenti nel giro di qualche anno (in tutto in cassa integrazione sono rimasti).  Nel nostro business plan, replica Dell'Amico, sono indicati chiaramente gli apporti finanziari degli investitori.  «In primis questi imprenditori apportano brevetti internazionali e nazionali innovativi (led di ultima generazione, concentratore solare e rigenerazione di frizioni) che hanno richiesto milioni di euro per il loro sviluppo e continuo aggiornamento e miglioramento tecnologico. Tanto che lo stesso responsabile di Invitalia è rimasto favorevolmente impressionato della portata innovativa dei prodotti».  In secondo luogo, prosegue il professionista, «sono previsti conferimenti dei soci nel corso del quinquennio di riferimento per complessivi 13 milioni e 150mila euro».  Il dottor Dell'Amico spiega poi che, «proprio andando incontro alla necessità di avere un unico interlocutore», Ecoplant ha previsto diverse ipotesi di riassunzione, «una delle quali una prevedeva, appunto, una assunzione da parte della holding destinando poi, attraverso l'istituto del distacco, i dipendenti nelle diverse realtà produttive sulla base delle rispettive esigenze. Il tutto naturalmente previa verifica e condivisione del percorso con le organizzazioni sindacali e gli enti locali di riferimento».  Poi, il contrattacco. «Appare strano - dice il referente di Ecoplant - come durante la fase della verifica nessun tecnico di Invitalia si sia preoccupato di chiedere approfondimenti, delucidazioni o semplici chiarimenti sul progetto nel suo complesso, cosa assolutamente normale nella valutazione di un qualunque progetto».  Anche se è vero, aggiunge, che «gli interventi e le valutazioni effettuate nel nostro territorio hanno generato non pochi disagi. Basti ricordare gli esiti fallimentari delle re-industrializzazioni curate da Sviluppo Italia e da Investire Partecipazioni (oggi Invitalia), che hanno espresso parere favorevole su progetti industriali, quali Nasa, Tirrena e Bsi.  «Quelle sì che erano progetti inesistenti, ho potuto constatarlo in prima persona in qualità di curatore di una di queste nel fallimenti dichiarati dal Tribunale di Massa. Oppure, si ricordi la tentata ripresa produttiva della Olivetti Synthesis, con la proposizione, quale imprenditore di fiducia di Investire Partecipazioni, di un concessionario di auto. Per contro, di certo - in alcuni casi - sono stati realizzati importanti business immobiliari a favore esclusivamente degli imprenditori proposti, ma che hanno lasciato tuttora, sul nostro territorio, irrisolti problemi di disoccupazione con conseguente ricorso alla cassa integrazione e non mi stupirei più di tanto se la vicenda della Eaton seguisse lo stesso percorso».

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