Proteste
Italia Nostra accusa: il vicesindaco non ha voluto che parlassimo col soprintendente
«Cacciati dall'incontro al castello»
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MASSA. Cacciati dall'incontro con il soprintendente ai Monumenti di Lucca (competente anche per la provincia di Massa). Sulla questione del progetto di scale mobili al castello Malaspina Italia Nostra va all'attacco e accusa l'amministrazione comunale, in particolare il vicesindaco Martina Nardi, di «comportamenti antidemocratici». Secondo i rappresentanti del movimento, infatti, Nardi - che ha la delega all'urbanistica - avrebbe impedito a una loro delegazione di partecipare al sopralluogo sulla collina del castello, «che Italia Nostra - dicono - aveva promosso e prenotato con la Soprintendenza ai beni ambientali di Lucca retta dal dottor Agostino Bureca». «All'atto dell'appuntamento, con un'arroganza fuori da ogni immaginazione - si legge in un comunicato dell'associazione - la Nardi ha costretto la Soprintendenza ad un incontro privato, mettendo in grave imbarazzo il soprintendente che ha provato a mediare a favore di Italia Nostra, ma senza poter superare la barriera formale della Nardi, che è arrivata a scomodare le "istituzioni" pur di impedire a Italia Nostra di esprimere le sue opinioni riguardo alle scale mobili del Castello». «Italia Nostra - prosegue la nota furibonda dell'associazione - ritiene che l'episodio manifesti il gravissimo scadimento delle istituzioni che la Nardi ha detto di rappresentare, nei confronti della partecipazioni di portatori di pubblici interessi come è il caso di Italia Nostra, la quale resta in attesa di doverose scuse, nonché di essere convocata ufficialmente alla rituale conferenza di servizi sul progetto delle scale mobili, conferenza che non è mai stata convocata, con grave sopruso verso le procedure obbligatorie». Sull'argomento interviene anche Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra. Che domanda al vicesindaco: «Lo scambio di opinioni e il dialogo rientrano nel concetto di democrazia partecipata di questa amministrazione? Oppure aveva timore che l'associazione ribadisse l'esistenza di un vincolo paesaggistico, ignorato e disprezzato dall'amministrazione, che si estende però a tutta la collina?». Insiste Leverotti: «Il Comune aveva timore che si mostrassero ai funzionari della Soprintendenza i torrioni medievali ora ridotti a pollai, ora inglobati nelle proprietà private, o la finestra del parlatorio del convento ridotta a discarica, o le costruzioni abusive sanate? Crede che il questionario distribuito in questi giorni ai frequentatori dello Spino fiorito, che recita semplicemente al punto 8 "ritiene che la valorizzazione di una scala mobile contribuisca a valorizzare e riqualificare il castello?", possa essere utilizzato per dimostrare che la gente "vuole le scale mobili"?». E infine, conclude Leverotti nel suo intervento, «vuole dire il vicesindaco Nardi ai cittadini quanto dovranno pagare la manutenzione ordinaria delle scale mobili per il castello Malaspina?». P.L.
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