Gioco
Il boom dello Spino Fiorito In diecimila alla rassegna
Solitamente se ne sta lassù, in alto, silenzioso come una vedetta attenta a cogliere ogni dettaglio. Il Castello è luogo di riflessione o romantico scenario per coppie innamorate. I massesi ci salgono, di tanto in tanto però, magari per godersi la tranquillità.
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MASSA. Solitamente se ne sta lassù, in alto, silenzioso come una vedetta attenta a cogliere ogni dettaglio. Il Castello è luogo di riflessione o romantico scenario per coppie innamorate. I massesi ci salgono, di tanto in tanto però, magari per godersi la tranquillità. Eppure il castello lo amano un po' tutti e lo Spino Fiorito è stata l'occasione per dimostralo.
Come dire: "Dateci un'occasione per arrampicarci lungo la rocca e noi lo faremo". Oltre 10mila persone lo hanno fatto tra giovedì e domenica, con l'idea di godersi un sorso di vino, magari accompagnato da un assaggio di buon olio e di formaggio stagionato al ginepro. La rassegna enogastronomica, promossa e organizzata dall'assessorato alle politiche agricole della Provincia, è stata un successo. Una folla il 1º maggio. Entrata gratuita e panorama mozzafiato hanno giocato la loro parte e nella giornata del 1º maggio oltre 8mila persone hanno trascorso almeno un'ora tra le mura medioevali. Per ogni visitatore, nonostante l'ingresso fosse gratuito, i ragazzi dell'istituto valorizzazione castelli hanno strappato un biglietto, con il solo scopo di monitorare le entrate e avere un'idea dell'afflusso.
Così ieri pomeriggio, quando la pioggia ha demotivato gli ultimi visitatori, il Castello aveva accolto oltre 10mila persone. Sabato, complice il bel tempo, non c'è stato massese che non abbia fatto un "salto" nella fortezza dei Malaspina: una folla così da queste parti si vede raramente. Giovani e meno giovani in coda, cinque euro alla mano, per acquistare un calice e un carnet per quattro degustazioni.E nei corridoi del castello che dominano la costa, le mani allungavano i bicchieri verso gli stands delle aziende agricole. Tappi che saltano, calici che ruotano, nasi che aspirano gli odori della terra. Il vino è diventato protagonista: tutti in coda per assaggiare una malvasia di Parma o un Nero d'Avola siciliano. I giovani scoprono la bevanda di Bacco. E chi si aspettava di trovare anziani o elitari estimatori del vino, si è sbagliato. Perché la grande novità di questa edizione sono stati i giovani: tantissimi, dai 18enni ai 35enni. E molti, a dire il vero, con competenze nel settore. A dimostrare che il vino per le nuove generazioni non è sempre sinonimo di sballo, ma anche e soprattutto di qualità di vita, equilibrio e vivere bene. Tanti anche i turisti (dall'Emilia, da Firenze e da Milano) e i visitatori dalla Versilia. Molti gli amanti della cucina che hanno assistito ieri alla presentazione del libro di Beppe Bigazzi "365 giorni di buona cucina". Una manifestazione che può ancora crescere.
Successone, quindi, per lo Spino Fiorito. Anche se spazi di crescita ancora ci sono: gli espositori vinicoli non sono tanti e i vini più noti mancano. Ma è lo stesso assessore Ceccotti a spiegare che i grandi nomi mal si concilierebbero con lo spirito della manifestazione. «Quest'anno - precisa - gli espositori erano105, tutti produttori di vini locali, espressione di una imprenditoria che recupera e valorizza le tradizioni e i vitigni autoctoni. Aziende di 70-80 ettari, impegnate nella difesa dell'identità culturale ed enogastronomica.
Lo scopo - prosegue Ceccotti - è valorizzare i vitigni storici, proteggere le produzioni di nicchia. Un'idea su cui noi crediamo e su cui - aggiunge - credono anche i dipendenti dell'assessorato che hanno lavorato molto e a cui va il mio ringraziamento». Se lo Spino Fiorito funziona, perché non trasformarlo in un appuntamento annuale? «Bello, ma troppo costoso. La provincia 90mila euro ogni anno non ce li ha». Parola dell'assessore Ceccotti. C.S.
Come dire: "Dateci un'occasione per arrampicarci lungo la rocca e noi lo faremo". Oltre 10mila persone lo hanno fatto tra giovedì e domenica, con l'idea di godersi un sorso di vino, magari accompagnato da un assaggio di buon olio e di formaggio stagionato al ginepro. La rassegna enogastronomica, promossa e organizzata dall'assessorato alle politiche agricole della Provincia, è stata un successo. Una folla il 1º maggio. Entrata gratuita e panorama mozzafiato hanno giocato la loro parte e nella giornata del 1º maggio oltre 8mila persone hanno trascorso almeno un'ora tra le mura medioevali. Per ogni visitatore, nonostante l'ingresso fosse gratuito, i ragazzi dell'istituto valorizzazione castelli hanno strappato un biglietto, con il solo scopo di monitorare le entrate e avere un'idea dell'afflusso.
Così ieri pomeriggio, quando la pioggia ha demotivato gli ultimi visitatori, il Castello aveva accolto oltre 10mila persone. Sabato, complice il bel tempo, non c'è stato massese che non abbia fatto un "salto" nella fortezza dei Malaspina: una folla così da queste parti si vede raramente. Giovani e meno giovani in coda, cinque euro alla mano, per acquistare un calice e un carnet per quattro degustazioni.E nei corridoi del castello che dominano la costa, le mani allungavano i bicchieri verso gli stands delle aziende agricole. Tappi che saltano, calici che ruotano, nasi che aspirano gli odori della terra. Il vino è diventato protagonista: tutti in coda per assaggiare una malvasia di Parma o un Nero d'Avola siciliano. I giovani scoprono la bevanda di Bacco. E chi si aspettava di trovare anziani o elitari estimatori del vino, si è sbagliato. Perché la grande novità di questa edizione sono stati i giovani: tantissimi, dai 18enni ai 35enni. E molti, a dire il vero, con competenze nel settore. A dimostrare che il vino per le nuove generazioni non è sempre sinonimo di sballo, ma anche e soprattutto di qualità di vita, equilibrio e vivere bene. Tanti anche i turisti (dall'Emilia, da Firenze e da Milano) e i visitatori dalla Versilia. Molti gli amanti della cucina che hanno assistito ieri alla presentazione del libro di Beppe Bigazzi "365 giorni di buona cucina". Una manifestazione che può ancora crescere.
Successone, quindi, per lo Spino Fiorito. Anche se spazi di crescita ancora ci sono: gli espositori vinicoli non sono tanti e i vini più noti mancano. Ma è lo stesso assessore Ceccotti a spiegare che i grandi nomi mal si concilierebbero con lo spirito della manifestazione. «Quest'anno - precisa - gli espositori erano105, tutti produttori di vini locali, espressione di una imprenditoria che recupera e valorizza le tradizioni e i vitigni autoctoni. Aziende di 70-80 ettari, impegnate nella difesa dell'identità culturale ed enogastronomica.
Lo scopo - prosegue Ceccotti - è valorizzare i vitigni storici, proteggere le produzioni di nicchia. Un'idea su cui noi crediamo e su cui - aggiunge - credono anche i dipendenti dell'assessorato che hanno lavorato molto e a cui va il mio ringraziamento». Se lo Spino Fiorito funziona, perché non trasformarlo in un appuntamento annuale? «Bello, ma troppo costoso. La provincia 90mila euro ogni anno non ce li ha». Parola dell'assessore Ceccotti. C.S.
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