Proteste
Un centinaio di persone hanno chiesto di essere regolarizzati: ecco come ci hanno imbrogliato
«Vogliamo i nostri permessi»
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Gli immigrati mostrano i loro cartelli in piazza La rumorosa protesta degli immigrati davanti alla Prefettura
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MASSA. Sono rimasti fino a sera inoltrata a ballare al suono dei loro tamburi gli immigrati che hanno organizzato la protesta contro la prefettura per le domande di regolarizzazione dei clandestini respinte per evidenti irregolarità (i datori di lavoro erano delle persone che non si erano mai sognate di assumere colf o badanti). Una delegazione ha incontrato anche il presidente della Provincia Osvaldo Angeli e il prefetto Francesco Merendino. Dal primo hanno ottenuto la promessa di un suo interessamento, dall'altro soltanto l'annuncio che è già stato interpellato il Viminale per capire se c'è un modo per risolvere il problema dei clandestini che credevano di aver regolarizzato la loro posizione. Troppo poco però per chi si sente truffato e così i migranti hanno deciso di restare in piazza Aranci fino a sera. «Siamo le vittime di un raggiro, vogliamo che la prefettura di Massa-Carrara faccia come quella di Verona che ha concesso altri sei mesi di tempo a chi aveva pagato per ottenere il permesso di soggiorno». A farsi portavoce degli immigrati è stato ancora una volta Bamba Dieye, senegalese con due lauree e un po' di esperienza in Cgil. E quando parla ad Angeli scandisce le parole: «C'è il problema anche di chi ha un provvedimento di espulsione. Io stesso quando lavoravo al patronato avevo chiesto se chi era già stato espulso poteva essere regolarizzato e il ministero dell'Interno aveva detto di sì. Hanno sanato la posizione degli italiani datori di lavoro e gli immigrati vengono lasciati in mezzo a una strada dopo aver pagato migliaia di euro per avere quel benedetto permesso di soggiorno». Uno di questi ragazzi raggirati è Salah Tayebi, marocchino poco più che trentenne da sei anni in Italia. Con i capelli da rasta non ha proprio l'aria della badante ma lui a quell'offerta di lavoro, che gli aveva fatto la solita cooperativa, segnalata da un amico, aveva creduto: «Ho pagato duemila euro - dice - e ho pure incontrato la coppia presso la quale dovevo prestare servizio. Ho anche pagato 500 euro all'Inps (e mostra la ricevuta), ma non ho mai ottenuto il permesso. Io quei soldi me li ero guadagnati facendo tanti sacrifici».
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