Gioco
È in malattia ma esce per andare dai suoceri L'azienda lo accusa
Claudio Figaia
Nuovo scontro Fiom-azienda alla Barsanti Macchine stavolta per una lettera che fa pensare allo spionaggio
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MASSA. Ancora scontro alla Barsanti Macchine tra azienda e Fiom. Dopo il caso del licenziamento di un operaio, il segretario del sindacato Alessio Castelli denuncia di nuovo «repressioni» nei confronti «dei sindacalisti di Fiom». E riferisce di una lettera di richiamo a un dipendente (membro della Rsu) che era assente per malattia ma che è (sarebbe) stato visto a giro per strada. Fosco Barsanti, amministratore dell'azienda, però, risponde: era nostro diritto farlo. La raccomandata - che riportiamo qui sotto - dice in sostanza che il delegato sindacale, che era assente per malattia (il certificato era di tre settimane) e che aveva ricevuto pochi giorni prima una visita fiscale (in cui il medico, ammette l'azienda aveva accertato il suo stato di malattia), è stato visto uscire da casa per recarsi dai suoceri «senza alcun apparente acciacco o malattia». E lo invita a giusitificarsi. Per Castelli della Fiom è la conferma che in alcune fabbriche esiste una «repressione nei confronti non di sindacalisti in genere ma dei sindacalisti simpatizzanti o iscritti a Fiom. E ci sembra eccessivo che ciò venga negato da un altro sindacato». Una puntualizzazione che è anche una replica a Uil, che aveva smentito l'esistenza del clima di intimidazione denunciato da Fiom. Non solo, attacca ancora Castelli, il lavoratore "beccato" dall'azienda «è stato demansionato e ha in corso una causa legale per tale arbitrio. Chi pensa ancora che sia solo un caso, è in malafede: il lavoratore licenziato è il primo dei non eletti nella lista Fiom, il secondo è uno dei componenti della Rsu». Ma, chiude il segretario Fiom, «i tempi dei padroni delle ferriere sono finiti: voi comprate 8 ore del nostro lavoro non la libertà di un uomo». Dall'altra parte, Fosco Barsanti replica rivendicando il diritto a inviare quella lettera. «Nessuno spionaggio dei dipendenti. Semplicemente, ci hanno segnalato che il nostro dipendente è stato visto in quella situazione e noi lo abbiamo invitato a renderne conto. Per noi era in malattia, non abbiamo fatto nulla di scorretto». «Ma come? Mandano una raccomandata di richiamo a un sindacalista sulla base della dichiarazione di un vicino che lo avrebbe visto uscire? Mia pare fantasiosio. Comunque, se ne occuperanno i nostri avvocati», replica Castelli. Controreplica di Fosco Barsanti: «Che quel lavoratore sia di Fiom o meno non è rilevante: per noi è un dipendente a cui abbiamo ritenuto dover chiedere dei chiarimenti circa il suo comportamento».
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