Il Tirreno

L’arte che non c’è

Nascosto anche un Vangi

Uno scorcio della Biennale del 2006
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Uno scorcio della Biennale del 2006

Il sopralluogo dei tecnici incaricati dal Comune ha sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: l'impianto elettrico è stato sistemato, le luci accese, i fili rimasti un po' penzolanti rimessi a posto. Sabato quindi potrà regolarmente aprire l'attesa mostra sul salvataggio dei templi di Abu Simbel, a 50 anni dall'appello dell'Unesco

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CARRARA. Il sopralluogo dei tecnici incaricati dal Comune ha sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: l'impianto elettrico è stato sistemato, le luci accese, i fili rimasti un po' penzolanti rimessi a posto. Sabato quindi potrà regolarmente aprire l'attesa mostra sul salvataggio dei templi di Abu Simbel, a 50 anni dall'appello dell'Unesco.

L'importante mostra su Abu Simbel al via da sabato - sostanzialmente una rassegna di grandi immagini, fra cui quelle di Gerg Gerster, filologo e fotografo ufficiale del National Geographic - ha il merito quindi di far riaprire dopo oltre otto mesi dal precedente evento sul simposio, la splendida struttura dell'ex convento di San Francesco.

Un museo ampio, moderno, con all'interno alcune opere preziose, acquisite nel novembre del 2006: come abbiamo scritto ieri, nel novembre del 2006, il Comune acquistò venti opere che erano state esposte alla Biennale della stessa estate. Di queste, a San Francesco sono rimaste - anche se fino ad oggi praticamente invisibili al pubblico - le "Ali di fuoco" di Giuseppe Spagnulo, e la grande opera "Senza titolo" - è nel cortile - di Jannis Kounellis (il cui valore, sicuramente, rispetto al momento dell'acquisto è cresciuto), oltre alle creazioni di Nagasawa e Pedro Cabrita Reis (tutti protagonisti dell'arte contemporanea). Le altre però, in attesa di un allestimento che ad oggi non sembra nei programmi immediati, sono stoccate, imballate, in un magazzino affittato dal Comune nel nuovo complesso dell'ex Pastificio Frediani, ristrutturato dai Franchi. Decine di opere di artisti che parteciparono a quella Biennale del 2006, dopo la quale il Comune si impegnò con una spesa di 380mila euro per un'acquisizione che avrebbe dovuto essere il primo nucleo del "Capic" (Centro internazionale per le arti plastiche), previsto dal sistema museale elaborato da Bruno Corà con la consulenza dei professori Maurizio De Vita e Pierluigi Sacco, proprio all'ex Convento di San Francesco.

Ma non è finita: si scopre che imballate, nello stesso magazzino - e quindi in buona compagnia - ci sono anche altre sculture preziose, come quelle di Vangi e Perez che facevano parte del patrimonio del Museo del Marmo, ma che sono state "sfrattate" nel corso della recente ristrutturazione che ha dato spazio al multimediale. Il problema è che queste opere avrebbero dovuto transitare per pochi giorni o poche settimane nel magazzino comunale, per poi essere sistemate sempre a San Francesco (lo studio di Corà aveva già previsto, sala per sala, cosa dovesse ospitare il Capic, compresa una sezione storica). Ma sono passati i mesi: Carrara così tiene sotto chiave sculture che qualsiasi città farebbe a gara per poterle esporre. Di più: Carrara ha anche un luogo per esporle - San Francesco, in attesa che la Villa Fabbricotti fra un paio d'anni sia pronta - ma usa il museo (e viste le circostanze, c'è da dire meno male, almeno viene aperto) per mostre fotografiche e il congresso nazionale Fiaf. E per un paio di eventi collaterali della Biennale (non per tutta la Biennale). Per non parlare delle circa 40 realizzazioni di artisti quali Pistoletto e molti altri in occasione di "Disegnare il marmo": anche in questo caso, tutto imballato. Ma si può?
M.B.

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