La manifestazione
ODISSEA IN REPARTO
Perseguitata, fa causa all'Asl
Alessandra Vivoli
◗
Alcune infermiere al lavoro in un ospedaleLavorare all'ospedale era un incubo. Ha fatto causa all'Asl, nel 2001, puntando il dito anche contro gli autori di quelle che per lei erano persecuzioni: il primario e il responsabile del reparto. Il giudice del lavoro le ha dato ragione. Lei nel frattempo è morta. Agli eredi un risarcimento di alcune migliaia di euro
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Lavorare all'ospedale era un incubo. Ha fatto causa all'Asl, nel 2001, puntando il dito anche contro gli autori di quelle che per lei erano persecuzioni: il primario e il responsabile del reparto. Il giudice del lavoro le ha dato ragione. Lei nel frattempo è morta. Agli eredi un risarcimento di alcune migliaia di euro.
La sentenza pilota. Il giudice del lavoro Erminia Agostini, nella sentenza già depositata, ha riconosciuto, nero su bianco «l'illiceità della condotta» non solo dell'Asl, ma anche del capo reparto, Luciano Grassi e dell'allora primario Alfredo Capuano (che nel frattempo - due anni fa - è deceduto ed è rappresentato dai propri eredi). Il giudice ha stabilito anche un risarcimento di alcune migliaia di euro (circa tremila) che dovranno essere riconosciuti al figlio e al marito dell'infermiera. Lei, Fiorella Bertolini, infatti, è morta circa un anno fa, a 60 anni, stroncata da un male. Che però non è stato riconosciuto come causato dallo stress lavorativo a cui la donna era stata sottoposta. La causa è stata portata avanti dagli eredi, sempre rappresentati dall'avvocato Claudio Lalli. E conclusa dopo nove anni.
La vicenda. La vicenda che sta alla base della causa di lavoro che prende avvio nel 2001, è relativa agli anni che vanno dal 1994 al 1999. E si è consumata all'interno dell'unità operativa di igiene e organizzazione dei servizi ospedalieri di Carrara. Una vera e propria persecuzione. Nel ricorso presentato a suo tempo dalla donna il racconto di un'odissea, vissuta sul luogo di lavoro. In quell'azienda dove lei lavorava fin dal 1976, prima come infermiera generica e, dopo un corso specifico, come infermiera professionale.
La persecuzione. Compiti inferiori alla sua qualifica. O fatti eseguire più volte di seguito (come il controllo dei medicinali scaduti dentro ai fusti). Cassetti rovistati durante la sua assenza (tanto che da parte sua era partita perfino una denuncia in proposito). Giorni di ferie negati: anche in occasioni di un grave problema familiare. Questi i fatti denunciati dall'infermiera. Che le avevano provocato un mal di testa continuo.
Dieci minuti a piedi per prendere un fax. E poi quello che è stato chiamato il «giochino dei fax»: prima uno alla settimana poi, col passare del tempo anche due al giorno. Venivano indirizzati a lei, con su scritto dal primario o dal suo caporeparto le attività che avrebbe dovuto svolgere, e fatti recapitare presso la direzione sanitaria.
Questo la costringeva a scendere le scale dell'ospedale, attraversare la strada ed entrare nella palazzina dove si trova, appunto, la direzione.
Il percorso all'andata è in discesa, al ritorno tutto in salita;: anche perché l'ufficio dell'infermiera si trovava nelle vecchie strutture dell'ospedale. A monte del monoblocco. Oggi c'è un pulmino che conduce a questi padiglioni, all'epoca dei fatti no. Bisognava camminare quasi dieci minuti. E nel corso del dibattimento è stato sottolineato, da vari testimoni, che i fax in quell'ufficio arrivavano solo per lei.
La sentenza pilota. Il giudice del lavoro Erminia Agostini, nella sentenza già depositata, ha riconosciuto, nero su bianco «l'illiceità della condotta» non solo dell'Asl, ma anche del capo reparto, Luciano Grassi e dell'allora primario Alfredo Capuano (che nel frattempo - due anni fa - è deceduto ed è rappresentato dai propri eredi). Il giudice ha stabilito anche un risarcimento di alcune migliaia di euro (circa tremila) che dovranno essere riconosciuti al figlio e al marito dell'infermiera. Lei, Fiorella Bertolini, infatti, è morta circa un anno fa, a 60 anni, stroncata da un male. Che però non è stato riconosciuto come causato dallo stress lavorativo a cui la donna era stata sottoposta. La causa è stata portata avanti dagli eredi, sempre rappresentati dall'avvocato Claudio Lalli. E conclusa dopo nove anni.
La vicenda. La vicenda che sta alla base della causa di lavoro che prende avvio nel 2001, è relativa agli anni che vanno dal 1994 al 1999. E si è consumata all'interno dell'unità operativa di igiene e organizzazione dei servizi ospedalieri di Carrara. Una vera e propria persecuzione. Nel ricorso presentato a suo tempo dalla donna il racconto di un'odissea, vissuta sul luogo di lavoro. In quell'azienda dove lei lavorava fin dal 1976, prima come infermiera generica e, dopo un corso specifico, come infermiera professionale.
La persecuzione. Compiti inferiori alla sua qualifica. O fatti eseguire più volte di seguito (come il controllo dei medicinali scaduti dentro ai fusti). Cassetti rovistati durante la sua assenza (tanto che da parte sua era partita perfino una denuncia in proposito). Giorni di ferie negati: anche in occasioni di un grave problema familiare. Questi i fatti denunciati dall'infermiera. Che le avevano provocato un mal di testa continuo.
Dieci minuti a piedi per prendere un fax. E poi quello che è stato chiamato il «giochino dei fax»: prima uno alla settimana poi, col passare del tempo anche due al giorno. Venivano indirizzati a lei, con su scritto dal primario o dal suo caporeparto le attività che avrebbe dovuto svolgere, e fatti recapitare presso la direzione sanitaria.
Questo la costringeva a scendere le scale dell'ospedale, attraversare la strada ed entrare nella palazzina dove si trova, appunto, la direzione.
Il percorso all'andata è in discesa, al ritorno tutto in salita;: anche perché l'ufficio dell'infermiera si trovava nelle vecchie strutture dell'ospedale. A monte del monoblocco. Oggi c'è un pulmino che conduce a questi padiglioni, all'epoca dei fatti no. Bisognava camminare quasi dieci minuti. E nel corso del dibattimento è stato sottolineato, da vari testimoni, che i fax in quell'ufficio arrivavano solo per lei.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
