Il Tirreno

IL CASO

Scopre dirigente al bar, caos in Comune

Una copia del documento inviato via email a un dipendente comunale da Benedetti
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Una copia del documento inviato via email a un dipendente comunale da Benedetti

C'è già un consigliere della sinistra che lo vuole denunciare per apologia del fascismo e ci sono i sindacati pronti a fare il diavolo a quattro per quello che viene ritenuto un atto ingiustificabile. Nel mirino, tanto per cambiare, c'è Stefano Benedetti, ex capogruppo della Destra. Motivo del contendere un documento del Duce inviato al segretario di un assessore

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MASSA. C'è già un consigliere della sinistra che lo vuole denunciare per apologia del fascismo e ci sono i sindacati pronti a fare il diavolo a quattro per quello che viene ritenuto un atto ingiustificabile. Nel mirino, tanto per cambiare, c'è Stefano Benedetti, ex capogruppo della Destra. Motivo del contendere un documento del Duce inviato al segretario di un assessore.

Non si è trattato di uno scherzo, ma di un specie di avvertimento dato che tra i due c'è stato un diverbio a causa di una pausa caffé del segretario dell'assessore che, secondo Benedetti, è durata più di due ore. E per colpa di quella assenza l'ex capogruppo della Destra si è presentato a una riunione di commissione che invece era stata cancellata. «Non avendo potuto avere conferma da quel segretario ho preso un giorno di permesso dal lavoro e sono andato alla riunione sulla Società della salute. Invece non c'era nessuno perché era stata cancellata», si arrabbia Benedetti. Il consigliere poi ha trovato il dipendente al bar e ha chiesto agli altri clienti da quanto tempo si trovasse lì: «Mi hanno detto che c'era da più di due ore». (in realtà sembrano un po' tante..).

Così gli ha inviato la lettera del 1941 che riportava un telegramma di Benito Mussolini, piuttosto rigido sul rispetto degli orari di lavoro: «Non era uno scherzo, io sono anche membro della commissione personale del Comune e ritengo che il nostro organismo debba controllare i movimenti di queste persone. Soprattutto dei segretari degli assessori, che guadagno quasi 400 euro in più al mese per svolgere questa mansione».

Il segretario comunque ha attivato i sindacati che sono già sul piede di guerra ritenendo inaccettabile l'invio di quel documento. E un consigliere comunale di sinistra, che per ora preferisce restare anonimo, anche se al telefono ha già parlato con Benedetti manifestandogli la sua volontà di denunciarlo, è pronto a far intervenire la giustizia: «Appena avrò conferma che si può ravvisare un reato, come credo sia, renderò pubblica la mia denuncia mettendoci la faccia. Adesso non mi sembra il caso perché su queste cose non intendo scherzare. A me il Fascismo mi dà fastidio, me lo impone la mia storia personale e quella della mia famiglia».

Insomma, non finirà qui. Anche perché in Comune ieri è stato un continuo via vai di dipendenti, rappresentanti sindacali e dirigenti. A nessuno, ma proprio a nessuno, è andato giù quello che ha fatto Benedetti. Anche perché poi lui ha rivendicato il suo gesto. «Ogni qual volta si parla di questi problemi - dice il consigliere di destra - chissà perché dipendenti e sindacalisti, soprattutto di sinistra, si scaldano e si arrabbiano? I sindacati, hanno forse la coscienza sporca, perché si sono accorti che diversi dipendenti (per la verità una minoranza), hanno l'abitudine di abbandonare il posto di lavoro, magari per andare a fare la spesa, oppure per stare seduti tranquillamente qualche ora nei bar, tanto sono pagati lo stesso con i soldi dei cittadini? Che differenza c'è tra l'ordinanza di Mussolini, attuata dal ministero delle Corporazioni e le iniziative, peraltro da me condivise, del ministro Brunetta sul controllo dei dipendenti pubblici? Lo scopo alla fine é lo stesso... rendere efficiente il servizio pubblico e professionale il lavoro svolto dai dipendenti». E conclude: «Ho inviato questo documento del periodo fascista a un dipendente pubblico e l'ho fatto in veste di consigliere comunale, non certo per obbligarlo a rispettare gli orari del Regime, ma per fargli capire che una volta la vita dei dipendenti pubblici era più dura di oggi».

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