SANITÀ E DIRITTI
I paesi di confine penalizzati dal 118
Proseguono le lamentele dei cittadini attorno al servizio del 118 e torna in superficie l'esigenza di molti, in caso di emergenza, di essere trasportati dalle ambulanze negli ospedali che desiderano. Infatti, spesso questa esigenza non viene soddisfatta e a patirne maggiormente sono gli abitanti di zone di confine come Montedivalli di Podenzana e Albiano di Aulla
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AULLA. Proseguono le lamentele dei cittadini attorno al servizio del 118 e torna in superficie l'esigenza di molti, in caso di emergenza, di essere trasportati dalle ambulanze negli ospedali che desiderano. Infatti, spesso questa esigenza non viene soddisfatta e a patirne maggiormente sono gli abitanti di zone di confine come Montedivalli di Podenzana e Albiano di Aulla.
Ed è proprio da Montedivalli, frazione podenzanese ai confini con la Liguria, che arriva l'ultimo episodio di questo tipo, con protagonista una coppia di anziani: lui viene ricoverato a Fivizzano e la moglie, proprio a causa della distanza ragguardevole (almeno quaranta chilometri), si vede impossibilitata ad andare a trovare il marito. Una situazione che accomuna tante persone che vivono a cavallo fra la Liguria e la Toscana e sulla quale si fa nuovamente sentire Riccardo Varese, presidente della Società della Salute della Lunigiana.
«I cittadini che vivono in zone di confine, come sono quelli che risiedono a Montedivalli, ma anche ad Albiano Magra e Caprigliola, 3500 persone che mi sento di rappresentare in qualità di presidente della SdS, devono avere il diritto - sottolinea a chiare lettere Varese, che è anche sindaco di Podenzana - di farsi portare dove desiderano quando chiamano il 118 e viene assegnato loro un codice bianco o giallo».
Ricordiamo, infatti, che in caso di codice rosso, che identifica una situazione di pericolo di vita per il paziente, il trasporto all'ospedale più vicino è obbligatorio per legge.
Ma torniamo ai codici bianchi e gialli: «Non si può andare avanti così, sono anni - prosegue il presidente della SdS - che mi batto affinché la Asl spezzina e la Asl apuana trovino un accordo in tal senso, un accordo che permetta a questi 3500 cittadini, se lo vogliono, di essere condotti agli ospedali di La Spezia o di Sarzana. Si stanno verificando sempre più spesso episodi deprecabili - aggiunge Varese - e non si può permettere ulteriormente che la burocrazia trionfi sul buon senso. Pertanto, invito i responsabili locali del 118 ad attivarsi e a rendere effettivo un diritto ispirato, lo ripeto, al buon senso».
Varese, infine, interviene anche sulla querelle attorno ai medici di famiglia, schierandosi per la libertà dei cittadini di scegliere il medico che vogliono.
«Tra l'altro, a me non risulta - commenta Varese - che la realtà coincida con quanto affermato da Franco Fontana (delegato per la Lunigiana della Fimmg, la federazione dei medici di famiglia ndr), visto che dei cittadini sono venuti da me a lamentarsi perché non riuscivano ad ottenere un determinato medico, il cui limite massimo di pazienti non è stato ancora raggiunto».
G.U.
Ed è proprio da Montedivalli, frazione podenzanese ai confini con la Liguria, che arriva l'ultimo episodio di questo tipo, con protagonista una coppia di anziani: lui viene ricoverato a Fivizzano e la moglie, proprio a causa della distanza ragguardevole (almeno quaranta chilometri), si vede impossibilitata ad andare a trovare il marito. Una situazione che accomuna tante persone che vivono a cavallo fra la Liguria e la Toscana e sulla quale si fa nuovamente sentire Riccardo Varese, presidente della Società della Salute della Lunigiana.
«I cittadini che vivono in zone di confine, come sono quelli che risiedono a Montedivalli, ma anche ad Albiano Magra e Caprigliola, 3500 persone che mi sento di rappresentare in qualità di presidente della SdS, devono avere il diritto - sottolinea a chiare lettere Varese, che è anche sindaco di Podenzana - di farsi portare dove desiderano quando chiamano il 118 e viene assegnato loro un codice bianco o giallo».
Ricordiamo, infatti, che in caso di codice rosso, che identifica una situazione di pericolo di vita per il paziente, il trasporto all'ospedale più vicino è obbligatorio per legge.
Ma torniamo ai codici bianchi e gialli: «Non si può andare avanti così, sono anni - prosegue il presidente della SdS - che mi batto affinché la Asl spezzina e la Asl apuana trovino un accordo in tal senso, un accordo che permetta a questi 3500 cittadini, se lo vogliono, di essere condotti agli ospedali di La Spezia o di Sarzana. Si stanno verificando sempre più spesso episodi deprecabili - aggiunge Varese - e non si può permettere ulteriormente che la burocrazia trionfi sul buon senso. Pertanto, invito i responsabili locali del 118 ad attivarsi e a rendere effettivo un diritto ispirato, lo ripeto, al buon senso».
Varese, infine, interviene anche sulla querelle attorno ai medici di famiglia, schierandosi per la libertà dei cittadini di scegliere il medico che vogliono.
«Tra l'altro, a me non risulta - commenta Varese - che la realtà coincida con quanto affermato da Franco Fontana (delegato per la Lunigiana della Fimmg, la federazione dei medici di famiglia ndr), visto che dei cittadini sono venuti da me a lamentarsi perché non riuscivano ad ottenere un determinato medico, il cui limite massimo di pazienti non è stato ancora raggiunto».
G.U.
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