Il Tirreno

LA PROTESTA

Insegnanti in piazza con gli alunni

Chiara Sillicani
<strong>IN CORTEO.</strong> Studenti del Minuto insieme agli insegnanti sfilano per le strade del centro città Alcuni sono vestiti da cuochi o da camerieri, altri gridano slogan o suonano tamburi
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IN CORTEO. Studenti del Minuto insieme agli insegnanti sfilano per le strade del centro città Alcuni sono vestiti da cuochi o da camerieri, altri gridano slogan o suonano tamburi

Era normalità negli anni settanta: studenti e lavoratori fianco a fianco per la difesa dei diritti. Trent'anni hanno cambiato il Paese e oggi fa un certo effetto vedere scendere in piazza, a braccetto, giovani che guardano al futuro e adulti che, con realismo e concretezza, lottano per garantirsi un presente di dignità e lavoro

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MASSA. Era normalità negli anni settanta: studenti e lavoratori fianco a fianco per la difesa dei diritti. Trent'anni hanno cambiato il Paese e oggi fa un certo effetto vedere scendere in piazza, a braccetto, giovani che guardano al futuro e adulti che, con realismo e concretezza, lottano per garantirsi un presente di dignità e lavoro. Studenti e insegnanti, insieme, per l'alberghiero.

E la battaglia degli alunni è diventata battaglia di un'intera scuola, preside incluso. Perché ieri mattina in piazza c'era anche Paolo Battaglini. L'alberghiero piace e i giovani con il sogno di un futuro nel turismo e nella ristorazione sono tanti, troppi per una struttura in cui scarseggiano le aule. Troppe difficoltà e l'impossibilità di accogliere tutte le iscrizioni al prossimo anno scolastico. Tanto che sono ventilate ipotesi di numero chiuso: prima i ragazzi residenti in Provincia, poi gli altri, in base al merito. Con il rischio di vedere calare il numero dei convittori, ipotesi da scongiurare: niente convitto significherebbe, infatti, rinunciare a posti di lavoro. Ma a rimetterci sarebbero anche gli insegnanti: calano gli studenti, servono meno docenti. E a subirne le conseguenze sarebbero, primi fra tutti, i precari.

La manifestazione.
Un corteo rumoroso che da piazza Garibaldi raggiunge il centro, a ritmo di tamburo. Un serpente che attraversa la città, un incalzare scandito dagli slogan. Tra striscioni che puntano il dito contro una politica - questa l'accusa - che rimane silenziosa. «Il vostro silenzio - scrivono gli studenti a caratteri cubitali - incrementa il nostro grido». E a quel grido di voci giovani si unisce quello, consapevole e maturo, degli insegnanti.

Gli insegnanti.
Scendono in piazza anche loro, quelli che la mattina salgono in cattedra e lo fanno per garantire la qualità dell'istruzione in una scuola che è eccellenza in Provincia e per tutelare il posto di lavoro. Elena Panconi insegna lettere, è davanti al Comune con Adele Offi, docente di scienze e Walter Zappi, di matematica. Loro hanno il posto fisso, ma il "Minuto" lo difendono con le unghie: «Perché è esempio di qualità, con contatti in tutta Europa, capace di formare giovani che vincono concorsi internazionali». Per Angela Stocchi il ruolo è ancora un miraggio: l'alberghiero per lei è la garanzia di un lavoro e una scuola in cui crede e si riconosce. Tra i ragazzi seduti a terra, con i capelli da cuoco in testa e il papillon da cameriere al collo, ci sono i docenti delle succursali. Loro descrivono un mondo di disagi. Le classi quinte ospitate alla Bertagnini, le quarte alla scuola elementare di Ricortola. Concetta Cirillo e Rita Vatteroni insegnano nelle sedi distaccate: «Si perde l'appartenenza alla scuola, per non parlare dell'impossibilità di utilizzare i servizi: palestra, biblioteca, aula multimediale e laboratorio linguistico». Una scuola che è un universo: 808 alunni di cui 44 disabili, 69 convittori, 199 occupati di cui 117 docenti e 13 educatori. Un universo che rifiuta l'implosione e chiede aiuto: «Molte le porte cui abbiamo bussato - scrivono alunni e prof in una lettera - molte le promesse, pochi i fatti concreti». Poi la preoccupazione per il lavoro: «Se si ridurranno le iscrizioni nel giro di due o tre anni perderemo la metà dei posti di lavoro».

Una lotta quindi per garantire ai giovani la libertà di scegliere la scuola in cui formarsi e la battaglia per chi nella scuola è impiegato. Una protesta quella di ieri che non ha l'odore delle manifestazioni autunnali, a metà strada tra l'impegno per i diritti e la voglia di lasciare le aule. «Fatevi rispettare - grida la professoressa Isabella Ceravolo - perché chiedete soltanto un diritto». Un tentativo, vero e condiviso, di ridare all'istruzione la sua centralità. Nella società e in questo territorio.

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