Proteste
CITTA' VIOLENTA
Omicidio, venti anni ai rumeni
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Nella foto il pm Rossella Soffio; a destra una pattuglia della polizia nei pressi del luogo del delitto: la zuffa che è costata la vita a Constantin Radu risale a circa un anno faDieci anni a Serban Vasile Neagu, 22 anni, e dieci anni a Ionut Catalin Popa, 23 anni. I due muratori rumeni sono stati ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per la morte del connazionale Constantin Radu Paduraru, 34 anni
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MASSA. Dieci anni a Serban Vasile Neagu, 22 anni, e dieci anni a Ionut Catalin Popa, 23 anni. I due muratori rumeni sono stati ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per la morte del connazionale Constantin Radu Paduraru, 34 anni. Il decesso era avvenuto dopo una rissa alla stazione. Il pubblico ministero Rossella Soffio di anni ne aveva chiesti quasi diciassette a testa.
Il pm Soffio aveva chiesto al giudice Diana Brusacà di considerare l'omicidio come volontario, i due cioè avevano picchiato in maniera talmente forte da voler uccidere e poi si erano accaniti contro l'uomo anche quando era caduto all'indietro battendo la testa in terra. Da qui il coma che poi è costato la vita a Constantin. La difesa invece aveva chiesto l'assoluzione della coppia in prima istanza oppure in subordine l'omicidio colposo: Neagu (avvocati Marco Taddei e Laura Bitonte) e Popa (avvocato Leandro Mazzi) non volevano assolutamente uccidere il connazionale e soprattutto non si erano accaniti contro l'uomo quando questi era privo di sensi.
Il giudice - in rito abbreviato - ha scelto la via di mezzo, stabilendo cioè che con i loro colpi i muratori potevano anche prevedere che potevano causare la morte. Preterintenzionale. Ha concesso però, vista la giovane età degli imputati le attenuanti generiche, che con lo sconto di un terzo della pena hanno fatto arrivare la condanna a dieci anni. Le difese hanno già annunciato che attenderanno le motivazioni della sentenza e poi presenteranno appello.
Non è stato semplice per le parti dimostrare come sono andate le cose quella sera di fine febbraio 2009 alla stazione. Gli avvocati dei muratori hanno tentato di smontare le testimonianze raccolte dal pm e dalla polizia: testi inaffidabili che per timore o per tornaconto personale preferivano incolpare i due muratori piuttosto che dire come erano andate le cose. L'accusa invece ha detto il contrario, presentando anche gli interrogatori dei testi scappati in Romania dopo il decesso di Radu. Non è stato facile andare a trovare quelle persone nel loro paese d'origine, non è stato facile fargli dire quello che era accaduto. La sensazione è che dietro alla zuffa ci fosse una spedizione punitiva per uno sgarro nato tra due fazioni del popolo che abita la zona della stazione. Sbandati, ma non solo; persone che hanno a che fare con le forze dell'ordine, ma non solo.
Era stata una spedizione punitiva a tutti gli effetti. Radu ha preso un pugno nel volto, poi è finito in terra e ha battuto la testa violentemente sul marmo della piazza della stazione. All'ospedale era finito anche un italiano, vero obiettivo del raid. Il trentaquattrenne rumeno si era messo in mezzo e aveva finito per pagarla per tutti. Morendo al Santa Chiara di Pisa dopo un coma di 10 giorni.
Il pm Soffio aveva chiesto al giudice Diana Brusacà di considerare l'omicidio come volontario, i due cioè avevano picchiato in maniera talmente forte da voler uccidere e poi si erano accaniti contro l'uomo anche quando era caduto all'indietro battendo la testa in terra. Da qui il coma che poi è costato la vita a Constantin. La difesa invece aveva chiesto l'assoluzione della coppia in prima istanza oppure in subordine l'omicidio colposo: Neagu (avvocati Marco Taddei e Laura Bitonte) e Popa (avvocato Leandro Mazzi) non volevano assolutamente uccidere il connazionale e soprattutto non si erano accaniti contro l'uomo quando questi era privo di sensi.
Il giudice - in rito abbreviato - ha scelto la via di mezzo, stabilendo cioè che con i loro colpi i muratori potevano anche prevedere che potevano causare la morte. Preterintenzionale. Ha concesso però, vista la giovane età degli imputati le attenuanti generiche, che con lo sconto di un terzo della pena hanno fatto arrivare la condanna a dieci anni. Le difese hanno già annunciato che attenderanno le motivazioni della sentenza e poi presenteranno appello.
Non è stato semplice per le parti dimostrare come sono andate le cose quella sera di fine febbraio 2009 alla stazione. Gli avvocati dei muratori hanno tentato di smontare le testimonianze raccolte dal pm e dalla polizia: testi inaffidabili che per timore o per tornaconto personale preferivano incolpare i due muratori piuttosto che dire come erano andate le cose. L'accusa invece ha detto il contrario, presentando anche gli interrogatori dei testi scappati in Romania dopo il decesso di Radu. Non è stato facile andare a trovare quelle persone nel loro paese d'origine, non è stato facile fargli dire quello che era accaduto. La sensazione è che dietro alla zuffa ci fosse una spedizione punitiva per uno sgarro nato tra due fazioni del popolo che abita la zona della stazione. Sbandati, ma non solo; persone che hanno a che fare con le forze dell'ordine, ma non solo.
Era stata una spedizione punitiva a tutti gli effetti. Radu ha preso un pugno nel volto, poi è finito in terra e ha battuto la testa violentemente sul marmo della piazza della stazione. All'ospedale era finito anche un italiano, vero obiettivo del raid. Il trentaquattrenne rumeno si era messo in mezzo e aveva finito per pagarla per tutti. Morendo al Santa Chiara di Pisa dopo un coma di 10 giorni.
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