MATTONE IN CRISI
Meglio licenziati che al lavoro senza paga
Cinzia Carpita
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Lavoratori del settore dell’edilizia e a destra Roberto Venturini«Qui alla Fillea, arrivano operai dell'edilizia a dirci: "non prendo lo stipendio da mesi, per favore chiedete al mio datore di licenziarmi, almeno prendo l'indennità di disoccupazione". Abbiamo avuto almeno una trentina di queste richieste nell'ultimo periodo»: è uno degli aspetti della crisi economica della provincia
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CARRARA. «Qui alla Fillea, arrivano operai dell'edilizia a dirci: "non prendo lo stipendio da mesi, per favore chiedete al mio datore di licenziarmi, almeno prendo l'indennità di disoccupazione". Abbiamo avuto almeno una trentina di queste richieste nell'ultimo periodo»: è uno degli aspetti della crisi economica della provincia, e Roberto Venturini lo sa bene. A 52 anni prende (per 4 anni di carica, ottenuta al congresso con 23 voti a favore, un astenuto, e due contrari) il testimone di Francesco Bertolucci, come nuovo segretario della Fillea Cgil. «Porterò avanti la politica Fillea, continuando l'operato del mio predecessore».
VERTENZE IN EDILIZIA. Il settore delle costruzioni, dice Venturini, è in difficoltà nella provincia. «Operai che da tempo non prendono gli stipendi, aziende che da parecchi dipendenti sono passate a pochi. L'anno scorso c'è stato un concordato preventivo in un'azienda con una trentina dipendenti, che lavorava anche con il settore pubblico (i cui tempi di pagamento sono lunghi): è andata in difficoltà e alla fine ha licenziato tutti. Ora è chiusa. In provincia il comparto dell'edilizia va un po' meglio del resto della Toscana, secondo i dati della Cassa Edile, ma siamo sempre a livello di crisi».
IL MARMO NON VA MEGLIO. «Nel settore lapideo - dice Venturini - ho condiviso le scelte finora fatte dal sindacato, e la preoccupazione per il settore marmo, anche se le cave per ora reggono. Occorrono scelte affinché il prodotto escavato venga lavorato di più in loco. Ma il gap fra costo del lavoro in Italia e in altri Paesi concorrenti, è alto. Perciò le piccole aziende della trasformazione devrebbero consorziarsi. Dire "piccolo è bello" non giova più, i grossi lavori vengono presi da Savema, Campolonghi, Enraux, Furrer: perché hanno strutture per potersi permettere di sostenere grandi appalti. Se le piccole imprese non si uniscono, moriranno. Ma il sindacato viene chiamato solo quando c'è da piangere. Ci chiamassero anche quando cominciano i problemi e quando c'è da decidere cosa fare, sarebbe meglio».
I GIOVANI CERCANO ALTRO. E poi, secondo Venturini, non c'è ricambio generazionale. «Pensiamo ai cavatori, ai segatori di lapidei, che lavorano in mezzo all'acqua, al freddo o al caldo torrido. Anche nell'edilizia il lavoro è pesante. I giovani preferiscono altro. Ci sono però gli extracomunitari che sono una bella fetta in edilizia. Pochi nel marmo (un senegalese, qui da 12-13 anni, è stato confermato nel direttivo FIllea: lavora in un'azienda del piano del marmo). Nel contempo, tante ditte hanno ridotto i dipendenti, cercano di vendere alcune strutture per pagare i debiti. Non riescono a incassare i loro crediti. Così, si è aggravata la situazione. Ma non è la prima volta che mi tocca affrontare momenti così: i tempi non erano buoni neppure quando ho cominciato con i chimici negli anni Novanta. Sempre in mezzo alle vertenze. Come sindacato siamo in prima linea, ci abbiamo fatto il callo».
CHI TE LO FA FARE? Perché fare il sindacalista? «Al congresso della Fillea c'era uno della segretaria nazionale che parlava proprio di questo. Della vita da sindacalista. Io? Al mattino in sede tutto il giorno, o per incontri, o per vertenze da seguire. E dopo le 17 arrivano i lavoratori che smontano dal lavoro. Con i loro problemi. E' così tutti i giorni. Nel marmo c'è il vantaggio che il lavoro nero non esiste, nel senso di gente irregolare. Non mi risulta perlomeno. Mentre il problema c'è in edilizia e altri settori. Sta spuntando anche nell'allestimento delle barche da diporto».
VERTENZE IN EDILIZIA. Il settore delle costruzioni, dice Venturini, è in difficoltà nella provincia. «Operai che da tempo non prendono gli stipendi, aziende che da parecchi dipendenti sono passate a pochi. L'anno scorso c'è stato un concordato preventivo in un'azienda con una trentina dipendenti, che lavorava anche con il settore pubblico (i cui tempi di pagamento sono lunghi): è andata in difficoltà e alla fine ha licenziato tutti. Ora è chiusa. In provincia il comparto dell'edilizia va un po' meglio del resto della Toscana, secondo i dati della Cassa Edile, ma siamo sempre a livello di crisi».
IL MARMO NON VA MEGLIO. «Nel settore lapideo - dice Venturini - ho condiviso le scelte finora fatte dal sindacato, e la preoccupazione per il settore marmo, anche se le cave per ora reggono. Occorrono scelte affinché il prodotto escavato venga lavorato di più in loco. Ma il gap fra costo del lavoro in Italia e in altri Paesi concorrenti, è alto. Perciò le piccole aziende della trasformazione devrebbero consorziarsi. Dire "piccolo è bello" non giova più, i grossi lavori vengono presi da Savema, Campolonghi, Enraux, Furrer: perché hanno strutture per potersi permettere di sostenere grandi appalti. Se le piccole imprese non si uniscono, moriranno. Ma il sindacato viene chiamato solo quando c'è da piangere. Ci chiamassero anche quando cominciano i problemi e quando c'è da decidere cosa fare, sarebbe meglio».
I GIOVANI CERCANO ALTRO. E poi, secondo Venturini, non c'è ricambio generazionale. «Pensiamo ai cavatori, ai segatori di lapidei, che lavorano in mezzo all'acqua, al freddo o al caldo torrido. Anche nell'edilizia il lavoro è pesante. I giovani preferiscono altro. Ci sono però gli extracomunitari che sono una bella fetta in edilizia. Pochi nel marmo (un senegalese, qui da 12-13 anni, è stato confermato nel direttivo FIllea: lavora in un'azienda del piano del marmo). Nel contempo, tante ditte hanno ridotto i dipendenti, cercano di vendere alcune strutture per pagare i debiti. Non riescono a incassare i loro crediti. Così, si è aggravata la situazione. Ma non è la prima volta che mi tocca affrontare momenti così: i tempi non erano buoni neppure quando ho cominciato con i chimici negli anni Novanta. Sempre in mezzo alle vertenze. Come sindacato siamo in prima linea, ci abbiamo fatto il callo».
CHI TE LO FA FARE? Perché fare il sindacalista? «Al congresso della Fillea c'era uno della segretaria nazionale che parlava proprio di questo. Della vita da sindacalista. Io? Al mattino in sede tutto il giorno, o per incontri, o per vertenze da seguire. E dopo le 17 arrivano i lavoratori che smontano dal lavoro. Con i loro problemi. E' così tutti i giorni. Nel marmo c'è il vantaggio che il lavoro nero non esiste, nel senso di gente irregolare. Non mi risulta perlomeno. Mentre il problema c'è in edilizia e altri settori. Sta spuntando anche nell'allestimento delle barche da diporto».
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