Sicurezza
L’UDIENZA
In tribunale l'orrore di Mirteto
◗
L’INCHIESTA. Un momento delle indagini in un campo del cimitero di MirtetoSono passati tre anni da quando, nel febbraio del 2007, inizia il lavoro del nucleo antisofisticazione (I Nas) dei carabinieri di Livorno. Tutto comincia per presunte irregolarità al cimitero di Mirteto, poi le indagini, guidate dal sostituto procuratore Federico Manotti, proseguono e disegnano un quadro sconcertante. Ora, tre anni dopo, è il giorno dell'udienza preliminare
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Sono passati tre anni da quando, nel febbraio del 2007, inizia il lavoro del nucleo antisofisticazione (I Nas) dei carabinieri di Livorno. Tutto comincia per presunte irregolarità al cimitero di Mirteto, poi le indagini, guidate dal sostituto procuratore Federico Manotti, proseguono e disegnano un quadro sconcertante. Ora, tre anni dopo, è il giorno dell'udienza preliminare.
Il gup (giudice per l'udienza preliminare) Ermanno De Mattia dovrà decidere se rinviare a giudizio, su richiesta del pm Federico Manotti, i 18 imputati (vedi tabella a fianco). Una giornata che vedrà sfilare in aula i nomi più importanti del foro massese e carrarese, un'udienza in cui difficilmente si arriverà alla pronuncia del decreto di rinvio a giudizio. Durante l'udienza preliminare, infatti, si costituiranno parte civile tutte le persone offese. Detto in parole più semplici, tutte le persone daneggiate da quanto accaduto, sia a Mirteto, sia negli altri cimiteri gestiti dalla società apuana Euroservizi. In gran parte si tratta delle famiglie a cui non sono state consegnate le ceneri dei propri cari e che si trovano adesso con un'urna che contiene i resti di illustri sconosciuti. Ma accanto alle famiglie e agli eredi, ci sono gli enti locali, i comuni di Massa, di Segrate e di Fidenza che avevano affidato la gestione dei servizi cimiteriali ad Euroservizi. Nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, infatti, il pubblico ministero Federico Manotti ricostruisce anche i fatti accaduti al di fuori del comune apuano. A Segrate, la società imputata, gestiva, come a Mirteto, i servizi cimiteriali. E anche lì, secondo l'imputazione del pm, sarebbero state sottratte parti di resti mortali. Stessa drammatica storia a Fidenza. E ancora Pisa dove sarebbero arrivati dal Comune di Segrate resti mortali da cremare. Bene, almeno 41 cremazioni non sarebbero state annotate. In parole semplici, al Comune di Pisa le cremazioni non risultavano, di conseguenza per quelle operazioni non richiedeva soldi. Ma Segrate pagava e, secondo il Pm, quei soldi li avrebbe intascati Euroservizi. E ancora Parma che avrebbe inviato a Massa resti le cui cremazioni non sono state annotate.
Dopo la costituzione delle parti civili - difficile pensare che l'udienza prosegua - il pubblico ministero Federico Manotti esporrà i risultati delle indagini preliminari e illustrerà gli elementi di prova in base ai quali ha chiesto il rinvio di 17 persone e della società che gestiva i servizi cimiteriali. Del resto l'inchiesta è stata complessa e articolata. Resti umani in sacchi neri, vere e proprie fosse comuni e 500 chili di ceneri soltanto a Mirteto: un quadro sconcertante disegnato anche grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali e a microcamere piazzate nell'ufficio e nel locale inceneritore del forno crematorio.
Furono quelle telecamere a filmare lo scandalo dei cadaveri lasciati a terra e degli operai che riempiono sacchi di cenere. Poi il 4 maggio del 2007 il blitz che porta alla scoperta del cumulo di resti che, stando ai certificati di Euroservizi, avrebbero dovuto essere stati cremati. E quel giorno finisce in manette Enzo Pucci, dipendente di Euroservizi. Sarà lui a dare una svolta alle indagini confermando i sospetti degli inquirenti e ammettendo lo smaltimento irregolare delle salme. È Pucci a chiamare in causa i colleghi di Euroservizi e il funzionario del comune Renzo Fialdini. Insomma, un'inchiesta lunga e complessa. Oggi con la costituzione della parti civili si compie un altro passo importante. Anche se, per il rinvio a giudizio, probabilmente dovremo aspettare ancora.
C.S.
Il gup (giudice per l'udienza preliminare) Ermanno De Mattia dovrà decidere se rinviare a giudizio, su richiesta del pm Federico Manotti, i 18 imputati (vedi tabella a fianco). Una giornata che vedrà sfilare in aula i nomi più importanti del foro massese e carrarese, un'udienza in cui difficilmente si arriverà alla pronuncia del decreto di rinvio a giudizio. Durante l'udienza preliminare, infatti, si costituiranno parte civile tutte le persone offese. Detto in parole più semplici, tutte le persone daneggiate da quanto accaduto, sia a Mirteto, sia negli altri cimiteri gestiti dalla società apuana Euroservizi. In gran parte si tratta delle famiglie a cui non sono state consegnate le ceneri dei propri cari e che si trovano adesso con un'urna che contiene i resti di illustri sconosciuti. Ma accanto alle famiglie e agli eredi, ci sono gli enti locali, i comuni di Massa, di Segrate e di Fidenza che avevano affidato la gestione dei servizi cimiteriali ad Euroservizi. Nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, infatti, il pubblico ministero Federico Manotti ricostruisce anche i fatti accaduti al di fuori del comune apuano. A Segrate, la società imputata, gestiva, come a Mirteto, i servizi cimiteriali. E anche lì, secondo l'imputazione del pm, sarebbero state sottratte parti di resti mortali. Stessa drammatica storia a Fidenza. E ancora Pisa dove sarebbero arrivati dal Comune di Segrate resti mortali da cremare. Bene, almeno 41 cremazioni non sarebbero state annotate. In parole semplici, al Comune di Pisa le cremazioni non risultavano, di conseguenza per quelle operazioni non richiedeva soldi. Ma Segrate pagava e, secondo il Pm, quei soldi li avrebbe intascati Euroservizi. E ancora Parma che avrebbe inviato a Massa resti le cui cremazioni non sono state annotate.
Dopo la costituzione delle parti civili - difficile pensare che l'udienza prosegua - il pubblico ministero Federico Manotti esporrà i risultati delle indagini preliminari e illustrerà gli elementi di prova in base ai quali ha chiesto il rinvio di 17 persone e della società che gestiva i servizi cimiteriali. Del resto l'inchiesta è stata complessa e articolata. Resti umani in sacchi neri, vere e proprie fosse comuni e 500 chili di ceneri soltanto a Mirteto: un quadro sconcertante disegnato anche grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali e a microcamere piazzate nell'ufficio e nel locale inceneritore del forno crematorio.
Furono quelle telecamere a filmare lo scandalo dei cadaveri lasciati a terra e degli operai che riempiono sacchi di cenere. Poi il 4 maggio del 2007 il blitz che porta alla scoperta del cumulo di resti che, stando ai certificati di Euroservizi, avrebbero dovuto essere stati cremati. E quel giorno finisce in manette Enzo Pucci, dipendente di Euroservizi. Sarà lui a dare una svolta alle indagini confermando i sospetti degli inquirenti e ammettendo lo smaltimento irregolare delle salme. È Pucci a chiamare in causa i colleghi di Euroservizi e il funzionario del comune Renzo Fialdini. Insomma, un'inchiesta lunga e complessa. Oggi con la costituzione della parti civili si compie un altro passo importante. Anche se, per il rinvio a giudizio, probabilmente dovremo aspettare ancora.
C.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
