Il Tirreno

LA CRISI

Così ho perso ditta e lavoro

Claudio Figaia /
L’interno di un cantiere nautico: anche questo settore sente la crisi
◗
L’interno di un cantiere nautico: anche questo settore sente la crisi

Fino a un anno fa si sentiva "arrivato". Due auto in famiglia, una moto per correre un po', soldi che girano, il piccolo lusso di una barca di sette metri. Niente di straordinario, sia chiaro, ma a 34 anni Stefano Badiali poteva dirsi soddisfatto: di avere un buon lavoro e anche di dare uno stipendio, ogni mese, a 11 dipendenti

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Fino a un anno fa si sentiva "arrivato". Due auto in famiglia, una moto per correre un po', soldi che girano, il piccolo lusso di una barca di sette metri. Niente di straordinario, sia chiaro, ma a 34 anni Stefano Badiali poteva dirsi soddisfatto: di avere un buon lavoro e anche di dare uno stipendio, ogni mese, a 11 dipendenti.
Oggi, Stefano è poco meno che disperato. La sua piccola impresa - «Costruzioni nautiche» si chiamava - l'ha chiusa, i dipendenti li ha licenziati, la barca venduta. E lui, ogni giorno, si "sbatte" alla ricerca di un impiego, di qualche fonte di reddito per sostenere la famiglia.
Storia emblematica, quella di questo giovane artigiano-imprenditore. La sua ditta, sede in via Carducci, nata nel 2005, si occupava di lavorazioni in vetroresina «per conto terzi». Era, cioè, una delle tante piccole aziende che operano "in conto terzi" nei capannoni dei marchi più prestigiosi della nautica di lusso che si sono insediati sotto le Apuane.
La ditta lavora bene, ottiene diverse commesse, in particolare dal gruppo Fipa-Maiora, gigante mondiale della cantieristica Made in Italy. Poi, verso la fine del 2008, il vento cambia, la nautica rallenta, si ferma. E Costruzioni Nautiche perde le commesse. Dopo un anno di agonia, a fine 2009, la ditta cessa l'attività e viene cancellata dal registro delle imprese. «Neanche il fallimento, ho potuto chiedere: non avevo debiti», mastica amaro Badiali. Undici lavoratori imboccano la strada della disoccupazione: un anno di cassa integrazione, poi la mobilità.
«Loro, perlomeno, un paracadute lo hanno trovato: la Cig, l'indennità di disoccupazione e il Tfr (trattamento di fine rapporto) pagati. Per me niente. Ma una famiglia da tirare avanti, quella sì, ce l'ho anch'io», dice sconsolato Badiali.
«Certo, quando le commesse c'erano, guadagnavo abbastanza bene. Ma ora è tutto fermo, solo per un mese e mezzo ho fatto qualcosa per un cantiere che allestiva uno yacht 27 metri per Paola Perego. Ma non basta. E io non ho alcun reddito, non so come fare».
Stefano Badiali prova a reagire. Ma è un calvario. «Nel campo della nautica ho trovato solo porte sbarrate. Siamo in crisi, la produzione è ferma, dicono tutti. Allora ho cercato in altri campi. Ho fatto domanda alle Poste, in un istituto di polizia provata, per fare il metronotte. Ho chiesto nei settori marmi, per andare a lavorare alle cave. Niente, il lavoro scarseggia e i pochi che assumono, scelgono chi è in regime di disoccupazione, per ottenere sgravi».
Il giovane (ex?) imprenditore si muove anche su altri fronti. «Ho fatto domanda presso la Cna per accedere 20mila euro per il sostegno alla piccola impresa, ho chiesto il sussidio di disoccupazione e ho scoperto che per gente come me non è previsto. Non sono stato licenziato da nessuno. Non ho diritto ad aiuti, io. Eppure sono a reddito zero».
Le spese, quelle però restano. Moglie e due figli da mantenere («lei fa qualche lavoretto domestico a ore, ma adesso c'è penuria di lavoro anche lì») il mutuo da pagare - 600 euro al mese -, i pochi risparmi («a metter via dei soldi ci avrei pensato tra qualche anno, se me ne avessero dato tempo») che se ne vanno. «Stringiamo la cinghia, ma con i piccoli è dura». Un dramma.
Il giovane comincia dunque a salire le scale di palazzo civico e a scendere quelle dello status sociale. Il Comune qualche aiuto glielo dà: ottiene l'esenzione per le rette dell'asilo frequentato dai figli, una riduzione delle bollette di Enel e gas, grazie al bonus energia. E ottiene, soprattutto, una borsa lavoro da 600 euro al mese. «È qualcosa ma non basta - dice Stefano - servono appena a pagare l'affitto». Il canone è poi un problema nei problemi: «Pago l'affitto in nero, il proprietario si rifiuta sistematicamente, da anni, di rilasciarmi ricevute regolari. E senza ricevute non posso neanche accedere alle integrazioni in conto affitto del Comune».
Stefano è giovane e non si perde d'animo: continua la ricerca di un lavoro e spera. Spera nella ripartenza del settore nautico. «Già, ma dicono che la ripresa è prevista per il 2012 e io non so se ce la farò ad aspettare tanto. E poi la Costruzioni navali l'ho cancellata e le attrezzature ho dovuto venderle. Ultimo "affare" una pistola speciale per la vetroresina da 15mila euro. Dovrò ricominciare da zero».
La crisi è anche questo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze