Finanza
OSPEDALE
Azzolina dovrà risarcire il suo ex aiuto
Chiara Sillicani
Una storia lunga vent'anni che ruota intorno ad un mega risarcimento e che vede contrapposti due nomi noti della cardiochirurgia apuana: il professor Gaetano Azzolina e il dottor Sergio Eufrate. Una storia su cui adesso si è espressa anche la Corte di Cassazione. Segnando un punto a favore del dottor Eufrate: una porta aperta su quel risarcimento chiesto da Eufrate per una serie di iniziative del professor Azzolina. Che lo avrebbero portato ad un totale isolamento all'interno del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale di Massa.
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MASSA. Una storia lunga vent'anni che ruota intorno ad un mega risarcimento e che vede contrapposti due nomi noti della cardiochirurgia apuana: il professor Gaetano Azzolina e il dottor Sergio Eufrate. Una storia su cui adesso si è espressa anche la Corte di Cassazione. Segnando un punto a favore del dottor Eufrate: una porta aperta su quel risarcimento chiesto da Eufrate per una serie di iniziative del professor Azzolina. Che lo avrebbero portato ad un totale isolamento all'interno del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale di Massa.
La storia. Ma andiamo per ordine perché la vicenda è complessa. Tutto comincia nei primi anni'80: il professor Azzolina viene sospeso dal servizio all'ospedale Ss Giacomo e Cristoforo per un provvedimento amministrativo, Sergio Eufrate è aiuto anziano, è lui ad essere scelto per il ruolo di primario facente funzione. Nel 1986, però, Azzolina viene reintegrato. E da allora, secondo la tesi di Eufrate e oggi dei sui eredi (il medico è morto nel'93), l'aiuto anziano verrebbe estromesso dalle sue funzioni. Una condizione che oggi definiremmo di mobbing. E tutto ciò, nonostante i due medici si conoscessero e lavorassero insieme da tempo. Stephen Marco, il figlio di Sergio Eufrate, è avvocato e ha seguito tutto l'iter, fino alla Corte di Cassazione, collaborando con l'avvocato Giacomo Ciardelli, di Viareggio. È Stephen a raccontare che «lo stesso Azzolina lo volle con sé, già a Bergamo e poi a Massa». Ma, a quanto pare, qualcosa si rompe. L'aiuto del professore si sente sottomesso e si rivolge al tribunale.
La prima tappa. Nel'91 il medico passa alle vie di fatto e cita in giudizio il primario, gli contesta l'estromissione dalle sue funzioni. Dalla controversia viene lasciata fuori l'azienda sanitaria perché i legali di Eufrate inquadrano la causa sotto il profilo extracontrattuale. Si appellano, insomma all'articolo 2043 del Codice Civile che riguarda appunto il risarcimento del danno. Le cause, in realtà, sono due: una penale per diffamazione (per offese ricevute) e una civile per il risarcimento del danno. È il figlio Stephen a ricostruire la vicenda: «nel'91 nasce l'Opa e mio padre - spiega con orgoglio - ne diventa primario. Nel'93, a soli 63 anni se n'è andato e non ha potuto vedere la conclusione di questa lunga controversia. Il Tribunale - continua - nel 2001 ha stabilito che gli eredi (i due figli e la vedova) dovessero essere risarciti non soltanto per la diffamazione, ma anche per l'estromissione dall'attività». E non si tratta di spiccioli, ma di mezzo miliardo dell'86, circa un milione di euro oggi. «Valutare l'entità del risarcimento - puntualizza il figlio - è stato complesso perché quello di mio padre non era un rapporto di lavoro subordinato, l'unica fattispecie giuridica di riferimento era però quella del demansionamento nel lavoro subordinato».
L'appello. In corte d'appello a Genova, «proprio il riferimento a quella fattispecie giuridica è stato messo in dubbio» chiarisce Stephen Eufrate. Il maxirisarcimento è stato annullato: per Azzolina soltanto un'ammenda di poco più di 3mila euro per diffamazione.
In Cassazione. La Cassazione cambia ancora una volta le carte in tavola, la terza sezione civile individua le prerogative inviolabili del lavoratore professionista tra cui il diritto alla dignità professionale. Per la Cassazione, il giudice è tenuto a procedere alla liquidazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali, rispettando il principio del risarcimento integrale. «In buona sostanza - scrive il relatore - il dottor Eufrate ha inteso tutelare una posizione di diritto soggettivo, costituzionalmente protetta, in relazione ad un'attività altamente qualificata». Ancora da stabilire, però, l'entità del risarcimento. «A definirla - continua il figlio di Eufrate - sarà una nuova Corte d'Appello, ancora non sappiamo quale». Manca un tassello, quindi, per mettere la parola fine alla lunga storia che ha visto nelle aule di tribunale due dei più grandi chirurghi italiani. «Mio padre era un medico stimato, lo testimonia la targa a suo ricordo affissa all'ospedale pediatrico apuano che gli ha intitolato anche il blocco operatorio. Peccato che la giustizia abbia tempi lunghi. Ma la sentenza della Cassazione ripaga me e la mia famiglia della lunga attesa». C'è ancora da aspettare. Poi sapremo quanto il professor Azzolina dovrà versare agli eredi di Eufrate.
La storia. Ma andiamo per ordine perché la vicenda è complessa. Tutto comincia nei primi anni'80: il professor Azzolina viene sospeso dal servizio all'ospedale Ss Giacomo e Cristoforo per un provvedimento amministrativo, Sergio Eufrate è aiuto anziano, è lui ad essere scelto per il ruolo di primario facente funzione. Nel 1986, però, Azzolina viene reintegrato. E da allora, secondo la tesi di Eufrate e oggi dei sui eredi (il medico è morto nel'93), l'aiuto anziano verrebbe estromesso dalle sue funzioni. Una condizione che oggi definiremmo di mobbing. E tutto ciò, nonostante i due medici si conoscessero e lavorassero insieme da tempo. Stephen Marco, il figlio di Sergio Eufrate, è avvocato e ha seguito tutto l'iter, fino alla Corte di Cassazione, collaborando con l'avvocato Giacomo Ciardelli, di Viareggio. È Stephen a raccontare che «lo stesso Azzolina lo volle con sé, già a Bergamo e poi a Massa». Ma, a quanto pare, qualcosa si rompe. L'aiuto del professore si sente sottomesso e si rivolge al tribunale.
La prima tappa. Nel'91 il medico passa alle vie di fatto e cita in giudizio il primario, gli contesta l'estromissione dalle sue funzioni. Dalla controversia viene lasciata fuori l'azienda sanitaria perché i legali di Eufrate inquadrano la causa sotto il profilo extracontrattuale. Si appellano, insomma all'articolo 2043 del Codice Civile che riguarda appunto il risarcimento del danno. Le cause, in realtà, sono due: una penale per diffamazione (per offese ricevute) e una civile per il risarcimento del danno. È il figlio Stephen a ricostruire la vicenda: «nel'91 nasce l'Opa e mio padre - spiega con orgoglio - ne diventa primario. Nel'93, a soli 63 anni se n'è andato e non ha potuto vedere la conclusione di questa lunga controversia. Il Tribunale - continua - nel 2001 ha stabilito che gli eredi (i due figli e la vedova) dovessero essere risarciti non soltanto per la diffamazione, ma anche per l'estromissione dall'attività». E non si tratta di spiccioli, ma di mezzo miliardo dell'86, circa un milione di euro oggi. «Valutare l'entità del risarcimento - puntualizza il figlio - è stato complesso perché quello di mio padre non era un rapporto di lavoro subordinato, l'unica fattispecie giuridica di riferimento era però quella del demansionamento nel lavoro subordinato».
L'appello. In corte d'appello a Genova, «proprio il riferimento a quella fattispecie giuridica è stato messo in dubbio» chiarisce Stephen Eufrate. Il maxirisarcimento è stato annullato: per Azzolina soltanto un'ammenda di poco più di 3mila euro per diffamazione.
In Cassazione. La Cassazione cambia ancora una volta le carte in tavola, la terza sezione civile individua le prerogative inviolabili del lavoratore professionista tra cui il diritto alla dignità professionale. Per la Cassazione, il giudice è tenuto a procedere alla liquidazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali, rispettando il principio del risarcimento integrale. «In buona sostanza - scrive il relatore - il dottor Eufrate ha inteso tutelare una posizione di diritto soggettivo, costituzionalmente protetta, in relazione ad un'attività altamente qualificata». Ancora da stabilire, però, l'entità del risarcimento. «A definirla - continua il figlio di Eufrate - sarà una nuova Corte d'Appello, ancora non sappiamo quale». Manca un tassello, quindi, per mettere la parola fine alla lunga storia che ha visto nelle aule di tribunale due dei più grandi chirurghi italiani. «Mio padre era un medico stimato, lo testimonia la targa a suo ricordo affissa all'ospedale pediatrico apuano che gli ha intitolato anche il blocco operatorio. Peccato che la giustizia abbia tempi lunghi. Ma la sentenza della Cassazione ripaga me e la mia famiglia della lunga attesa». C'è ancora da aspettare. Poi sapremo quanto il professor Azzolina dovrà versare agli eredi di Eufrate.
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