Il dolore
ODISSEA
Si è ammalato,lo licenziano
Alessandra Vivoli /
◗
Un’officina meccanica«Credetemi, non tutti i datori di lavoro sono galantuomini. Mio fratello è stato sottoposto a un intervento al cervello: e adesso, da lunedì prossimo si troverà senza lavoro. Il suo titolare è stato chiaro: se vai in malattia perdi il posto».
Un'altra storia della crisi. Una crisi che, in città, sembra davvero senza precedenti. Tanto da spingere la sorella, la moglie e la figlia quindicenne di un operaio che sta per perdere il posto di lavoro, a salire le scale della nostra redazione
4 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «Credetemi, non tutti i datori di lavoro sono galantuomini. Mio fratello è stato sottoposto a un intervento al cervello: e adesso, da lunedì prossimo si troverà senza lavoro. Il suo titolare è stato chiaro: se vai in malattia perdi il posto».
Un'altra storia della crisi. Una crisi che, in città, sembra davvero senza precedenti. Tanto da spingere la sorella, la moglie e la figlia quindicenne di un operaio che sta per perdere il posto di lavoro, a salire le scale della nostra redazione. E a raccontare, con tanta dignità e gli occhi pieni di lacrime, cosa significa restare a casa dopo una lunga malattia che già ti ha stremato.
«Ora che mio fratello sta bene si troverà senza stipendio e senza prospettive - comincia a raccontare la sorella dell'operaio - Per questo quando ho letto sul vostro giornale la storia dell'imprenditore che non dorme quando deve licenziare i suoi dipendenti, mi sono commossa. Ma anche arrabbiata: perché non tutti sono come lui».
«C'è la fiera di Verona, se vai in malattia ti licenzio».
A raccontare un'altra pagina della crisi, quella fuori da tabelle, tavoli istituzionali e bei discorsi, ma vissuta sulla pelle della gente, sono tre donne coraggiose. Moglie, figlia e sorella di un tornitore di 48 anni. Che dopo una lunga malattia lunedì sarà licenziato. Il suo datore di lavoro lo ha già annunciato anche al sindacato.
«Voglio raccontare la vicenda che ha coinvolto mio fratello. Nel settembre 2009, dopo diversi mesi di stanchezza, perdita momentanea della vista, difficoltà a muoversi, mio fratello arrivato allo stremo delle forze decide di andare in malattia. Ma per il datore di lavoro, titolare di un'officina matalmeccanica ad Avenza, non è il momento giusto perché con l'avvicinarsi della fiera del marmo di Verona mio fratello deve finire il suo lavoro. Ma il medico è irremovibile: in quelle condizioni non può stare in officina un giorno di più. E così lo mette in malattia. Ma da qui nascono i veri problemi».
L'odissea dell'operaio. Quella del tornitore 48enne è una lunga odissea. Anche a livello medico.
«Dopo una prima visita - continua la sorella - gli viene diagnosticata una sindrome depressiva esistenziale. Insomma per i medici mio fratello ha una depressione acuta e viene curato per quella. Ma con la terapia non ci sono miglioramenti, anzi quasi non ce la fa più ad alzarsi da letto».
La famiglia è sempre più preoccupata. Vengono effettuati altri esami, ed ecco che da una risonanza magnetica all'operaio viene diagnosticato «un idrocefalo normo teso».
«Mio fratello ad ottobre dello scorso anno è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla testa nella clinica neurologica dell'ospedale Santa Chiara di Pisa - racconta la sorella - sono stati momenti terribili. Abbiamo temuto per la sua vita: nell'ultimo periodo, prima dell'operazione, non ci vedeva quasi più e dovevamo accompagnarlo anche in bagno».
«L'intervento va bene - continua - e subito dopo l'intervento inizia la convalescenza. E un nuovo calvario. Ogni volta che si presenta a portare il certificato medico, il datore di lavoro gli dice che ha perso il posto di lavoro, che era a tempo indeterminato».
«Nemmeno la gioia per la guarigione gli hanno fatto vivere a mio fratello. Umiliato e offeso ha continuato per 135 giorni la malattia, ma lunedì prossimo - conclude la sorella - con in mano un certificato medico dove è dichiarato idoneo al lavoro non può rientrare al suo posto perché il datore lo ha licenziato».
«Non possiamo mandare in gita nostra figlia». «Come vuole che ci sentiamo? Come crede che abbiamo passato tutti questi mesi? Ormai la nostra è un'angoscia continua. Prima per la malattia, per la paura. E adesso, nei mesi più belli, quella della guarigione, abbiamo dovuto affrontare un nuovo dramma: quello della perdita del lavoro». A parlare ora è la moglie dell'operaio licenziato. Ha poco più di quarant0anni e fa la casalinga. Fino ad ora bastava con lo stipendio fisso del marito che, in quanto a straordinari - dice - non si è mai tirato indietro. «E adesso dobbiamo pensare anche ai soldi - continua con grande dignità la donna - Non possiamo nemmeno mandare in gita con la scuola nostra figlia». La ragazzina si volta, le si riempiono gli occhi di lacrime e dice: «No mamma, io non ci volevo andare lo stesso».
Un'altra storia della crisi. Una crisi che, in città, sembra davvero senza precedenti. Tanto da spingere la sorella, la moglie e la figlia quindicenne di un operaio che sta per perdere il posto di lavoro, a salire le scale della nostra redazione. E a raccontare, con tanta dignità e gli occhi pieni di lacrime, cosa significa restare a casa dopo una lunga malattia che già ti ha stremato.
«Ora che mio fratello sta bene si troverà senza stipendio e senza prospettive - comincia a raccontare la sorella dell'operaio - Per questo quando ho letto sul vostro giornale la storia dell'imprenditore che non dorme quando deve licenziare i suoi dipendenti, mi sono commossa. Ma anche arrabbiata: perché non tutti sono come lui».
«C'è la fiera di Verona, se vai in malattia ti licenzio».
A raccontare un'altra pagina della crisi, quella fuori da tabelle, tavoli istituzionali e bei discorsi, ma vissuta sulla pelle della gente, sono tre donne coraggiose. Moglie, figlia e sorella di un tornitore di 48 anni. Che dopo una lunga malattia lunedì sarà licenziato. Il suo datore di lavoro lo ha già annunciato anche al sindacato.
«Voglio raccontare la vicenda che ha coinvolto mio fratello. Nel settembre 2009, dopo diversi mesi di stanchezza, perdita momentanea della vista, difficoltà a muoversi, mio fratello arrivato allo stremo delle forze decide di andare in malattia. Ma per il datore di lavoro, titolare di un'officina matalmeccanica ad Avenza, non è il momento giusto perché con l'avvicinarsi della fiera del marmo di Verona mio fratello deve finire il suo lavoro. Ma il medico è irremovibile: in quelle condizioni non può stare in officina un giorno di più. E così lo mette in malattia. Ma da qui nascono i veri problemi».
L'odissea dell'operaio. Quella del tornitore 48enne è una lunga odissea. Anche a livello medico.
«Dopo una prima visita - continua la sorella - gli viene diagnosticata una sindrome depressiva esistenziale. Insomma per i medici mio fratello ha una depressione acuta e viene curato per quella. Ma con la terapia non ci sono miglioramenti, anzi quasi non ce la fa più ad alzarsi da letto».
La famiglia è sempre più preoccupata. Vengono effettuati altri esami, ed ecco che da una risonanza magnetica all'operaio viene diagnosticato «un idrocefalo normo teso».
«Mio fratello ad ottobre dello scorso anno è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla testa nella clinica neurologica dell'ospedale Santa Chiara di Pisa - racconta la sorella - sono stati momenti terribili. Abbiamo temuto per la sua vita: nell'ultimo periodo, prima dell'operazione, non ci vedeva quasi più e dovevamo accompagnarlo anche in bagno».
«L'intervento va bene - continua - e subito dopo l'intervento inizia la convalescenza. E un nuovo calvario. Ogni volta che si presenta a portare il certificato medico, il datore di lavoro gli dice che ha perso il posto di lavoro, che era a tempo indeterminato».
«Nemmeno la gioia per la guarigione gli hanno fatto vivere a mio fratello. Umiliato e offeso ha continuato per 135 giorni la malattia, ma lunedì prossimo - conclude la sorella - con in mano un certificato medico dove è dichiarato idoneo al lavoro non può rientrare al suo posto perché il datore lo ha licenziato».
«Non possiamo mandare in gita nostra figlia». «Come vuole che ci sentiamo? Come crede che abbiamo passato tutti questi mesi? Ormai la nostra è un'angoscia continua. Prima per la malattia, per la paura. E adesso, nei mesi più belli, quella della guarigione, abbiamo dovuto affrontare un nuovo dramma: quello della perdita del lavoro». A parlare ora è la moglie dell'operaio licenziato. Ha poco più di quarant0anni e fa la casalinga. Fino ad ora bastava con lo stipendio fisso del marito che, in quanto a straordinari - dice - non si è mai tirato indietro. «E adesso dobbiamo pensare anche ai soldi - continua con grande dignità la donna - Non possiamo nemmeno mandare in gita con la scuola nostra figlia». La ragazzina si volta, le si riempiono gli occhi di lacrime e dice: «No mamma, io non ci volevo andare lo stesso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
