Il Tirreno

LA NUOVA LOTTA ALLA CRIMINALITÀ

Rapinatore preso grazie al Dna

Fabrizio Palagi
Il volto di Dario Canali durante la rapina
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Il volto di Dario Canali durante la rapina

Arrestato il rapinatore di banche che, nell'agosto 2008, assaltò l'agenzia di Banca Intesa in via Muccini. I carabinieri di Brescia, a seguito della irruzione effettuata in una casa di Chiari, sono risaliti al Dna del bandito che, il 6 agosto di due anni fa, portò via un misero bottino (184 euro) dalla filiale sarzanese, il tutto grazie a un cerotto perduto dal rapinatore

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SARZANA. Arrestato il rapinatore di banche che, nell'agosto 2008, assaltò l'agenzia di Banca Intesa in via Muccini. I carabinieri di Brescia, a seguito della irruzione effettuata in una casa di Chiari, sono risaliti al Dna del bandito che, il 6 agosto di due anni fa, portò via un misero bottino (184 euro) dalla filiale sarzanese, il tutto grazie a un cerotto perduto dal rapinatore.

È stato infatti il piccolo reperto rinvenuto all'interno della bussola di sicurezza della Banca Intesa a permettere di risalire a Dario Casali, 33 anni, originario di Bergamo ma da qualche tempo residente nel Bresciano.

Casali è stato fermato dai militari di Brescia durante la perquisizione della casa dove abitava con una donna del luogo, effettuata lo scorso ottobre.

All'interno dell'abitazione, i carabinieri hanno trovato ben 6 pistole, numerosi copricapi, passamontagna e occhiali da sole: materiale che, secondo gli investigatori, potrebbe essere stato usato per rapine.

I carabinieri di Brescia hanno inviato il tutto al Ris di Parma alla ricerca di collegamenti tra il Dna di Casali e i vari reperti trovati, tra cui il famoso cerotto rinvenuto nella bussola d'ingresso della banca sarzanese.

Come spiegato dal capitano Alessandro Coassin durante la conferenza stampa svoltasi ieri mattina al comando compagnia, gli esami del Ris di Parma hanno inchiodato Dario Canali: sia il cerotto che il materiale rinvenuto nel blitz di Brescia, recavano tracce del suo Dna.

Così al 33enne, già arrestato dai militari di Chiari che da tempo lo tenevano sotto controllo, è stata anche addossata la responsabilità della rapina dell'agosto 2008 quando, con il volto parzialmente coperto da un cappello sotto il quale spuntava una parrucca, terrorizzò una cassiera e cercò di costringere il direttore dell'agenzia ad aprire la cassaforte, poi "accontentandosi" di arraffare 184 euro dai cassetti prima di darsi alla fuga.

Tutta la scena della rapina venne ripresa dall'impianto di videosicurezza di cui era dotata la banca. Nei fotogrammmi si intravvede il volto semicamuffato di un uomo poi risultato essere Canali, ciò grazie ai riscontri incrociati del Dna effettuati dal Ris di Parma.

Da rilevare che, appena otto giorni prima, la filiale di via Muccini subì un'altra rapina, stavolta a opera di due banditi armati di taglierino con il quale spaventarono clienti e impiegati.

Anche in quella occasione il bottino fu magro: appena 115 euro. Infatti non sortì l'effetto desiderato la richiesta rivolta a un dipendente di aprire la cassaforte. Al rifiuto dell'impiegato, i rapinatori lo afferrarono per i capelli, poi puntando il taglierino alla gola di un altro cassiere.

Al vaglio degli inquirenti, dunque, le modalità con cui sono state effettuate le due vicine rapine e quindi di scovare eventuali indizi utili a risalire agli autori del primo raid.

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