Sicurezza
RIFLETTORI SUL MARMO
Sorpresa, le cave «tirano»cresce l'estrazione di blocchi e scaglie
Claudio Figaia
Produzione di nicchia, niente di comparabile ai bacini di Carrara, d'accordo. Ma l'escavazione del marmo nelle cave massesi è pur sempre una realtà significativa dell'economia locale. E in crescita. Sì, nonostante i venti di crisi, la produzione di blocchi delle cave targate Massa ha chiuso il 2009 con un incremento di oltre 24mila tonnellate di escavato rispetto al 2008
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MASSA. Produzione di nicchia, niente di comparabile ai bacini di Carrara, d'accordo. Ma l'escavazione del marmo nelle cave massesi è pur sempre una realtà significativa dell'economia locale. E in crescita. Sì, nonostante i venti di crisi, la produzione di blocchi delle cave targate Massa ha chiuso il 2009 con un incremento di oltre 24mila tonnellate di escavato rispetto al 2008. Confermando un trend di crescita che va avanti almeno dal 2005.
Lo scorso anno sono state estratte dalle cave massesi 134mila tonnellate di marmo; l'anno precedente furono 109mila, nel 2007 furono 95mila circa. A fare la parte del leone è il bacino di Casette, dove ci sono 5 cave attive, con 60.552 tonnellate estratte (52.500 nel 2008). Dalle cave delle Madielle (3 quelle attive) sono scesi blocchi per 34.636 tonnellate (27.650 nel 2008); dal bacino della Rocchetta (3 cave) 22.361 tonnellate (16.150 l'anno precedente). Rimane invece stabile (e modesta) la produzione del bacino di Forno (5 cave attive) che pure è il più esteso delle Apuane massesi: 6.639 tonnellate estratte. Da Piastramarina e Sella, infine, scendono poco più di 7mila tonnellate di blocchi.
In aumento anche la produzione di scaglie (sassi e detriti): 296mila tonnellate prelevate nel 2009, contro le 219.600 dell'anno precedente. Il rapporto è meno di uno a tre (tre tonnellate di scaglie per ogni tonnellata di marmo in blocchi), senz'altro migliore di quello dei bacini di Carrara dove, a fronte di una produzione di blocchi di 908mila tonnellate circa, vengono prelevate circa 4,4 milioni di tonnellate di scaglie (4 volte di più). Segno questo, anche, di una migliore gestione dei ravaneti.
Ma il marmo è anche fonte di introiti per le casse comunali. Dalla fiscalità sul settore lapideo palazzo civico ha incassato - secondo i dati dell'assessorato - 1,43 milioni di euro nel 2009. Non pochi.
«La nostra realtà marmifera è piccola ma dinamica - commenta l'assessore - in cava operano imprenditori seri, che investono in risorse umane e tecnologie e rispettano le norme. E quanto a qualità, beh, vantiamo tipologie di marmo che pochi possono offrire».
Lo scorso anno sono state estratte dalle cave massesi 134mila tonnellate di marmo; l'anno precedente furono 109mila, nel 2007 furono 95mila circa. A fare la parte del leone è il bacino di Casette, dove ci sono 5 cave attive, con 60.552 tonnellate estratte (52.500 nel 2008). Dalle cave delle Madielle (3 quelle attive) sono scesi blocchi per 34.636 tonnellate (27.650 nel 2008); dal bacino della Rocchetta (3 cave) 22.361 tonnellate (16.150 l'anno precedente). Rimane invece stabile (e modesta) la produzione del bacino di Forno (5 cave attive) che pure è il più esteso delle Apuane massesi: 6.639 tonnellate estratte. Da Piastramarina e Sella, infine, scendono poco più di 7mila tonnellate di blocchi.
In aumento anche la produzione di scaglie (sassi e detriti): 296mila tonnellate prelevate nel 2009, contro le 219.600 dell'anno precedente. Il rapporto è meno di uno a tre (tre tonnellate di scaglie per ogni tonnellata di marmo in blocchi), senz'altro migliore di quello dei bacini di Carrara dove, a fronte di una produzione di blocchi di 908mila tonnellate circa, vengono prelevate circa 4,4 milioni di tonnellate di scaglie (4 volte di più). Segno questo, anche, di una migliore gestione dei ravaneti.
Ma il marmo è anche fonte di introiti per le casse comunali. Dalla fiscalità sul settore lapideo palazzo civico ha incassato - secondo i dati dell'assessorato - 1,43 milioni di euro nel 2009. Non pochi.
«La nostra realtà marmifera è piccola ma dinamica - commenta l'assessore - in cava operano imprenditori seri, che investono in risorse umane e tecnologie e rispettano le norme. E quanto a qualità, beh, vantiamo tipologie di marmo che pochi possono offrire».
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