Finanza
EDILIZIA: I CONTROLLI
Scoperti migliaia di edifici fantasma
Una città «sommersa» fatta da poco meno di 4mila fra box, rimesse, pertinenze e - in qualche caso - abitazioni. Tutti con una caratteristica: non sono mai stati dichiarati al catasto. Sono i numeri, per la Massa, Carrara, Montignoso e Pontremoli, resi noti dall'Agenzia del territorio che sta conducendo la ricognizione dei fabbricati non in regola
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MASSA CARRARA. Una città «sommersa» fatta da poco meno di 4mila fra box, rimesse, pertinenze e - in qualche caso - abitazioni. Tutti con una caratteristica: non sono mai stati dichiarati al catasto.
La ricognizione. Sono i numeri, per la Massa, Carrara, Montignoso e Pontremoli, resi noti dall'Agenzia del territorio che sta conducendo la ricognizione dei fabbricati non in regola. Un'iniziativa cominciata nel 2007, che l'ex Catasto ha portato avanti incrociando le proprie banche dati con quelli di altri enti e con le foto aeree ad alta risoluzione.
La classifica. Massa è in testa nella graduatoria degli immobili «fantasma»: 1.394 quelli scovati dall'Agenzia. A poca distanza si piazza Carrara: 1.132 casi individuati. Logico, sono questi i centri più grandi e più abitati. Ma la densità degli edifici non accatastati appare maggiore a Montignoso e Pontremoli, rispettivamente con 717 e 606 irregolarità individuate. Se si tien conto che i due Comuni hanon meno di 10mila abitanti (mentre Carrara e Massa sono oltre i 65mila), è facile dedurre che è in quelle zone che vi è una minore attenzione a regolarizzare gli immobili.
Per quanto riguarda il tipo di immobile "contestato", per la maggiora parte si tratta di edifici accessori al corpo principale dell'abitazione.
Mettersi in regola. Il primo passo da fare è sapere se la propria costruzione è fra quelle non in regola. Per farlo si può contattare il proprio comune, rivolgersi all'ufficio più vicino dell'Agenzia del territorio o consultare il sito www.agenziaterritorio.it. Con l'accortezza di informarsi sulla particella catastale occupata dal proprio immobile.
Fatta salva la possibilità di errori durante la ricognizione, il cittadino deve dichiarare i fabbricati al catasto edilizio urbano, entro 7 mesi (cioè entro luglio). La dichiarazione deve essere preparata da un tecnico. È possibile il "ravvedimento" anche una volta trascorso il termine dei sette mesi, ma in quel caso si pagherà l'intera sanzione.
Le "punizioni". Per chi non si metterà in regola, scatterà l'accatastamento forzato da parte dell'Agenzia del territorio. In questo caso gli interi oneri saranno a carico del cittadino, secondo tabelle prefissate che prevedono costi che possono arrivare fino a 1.300 euro. C'è poi il - complesso - capitolo delle sanzioni, che variano da un minimo di 258 a un massimo di 2.066 euro. In realtà da ufficio a ufficio dell'Agenzia delle entrate non c'è uniformità nell'applicazione: questo significa che, in alcuni casi, non si pagherà niente se si dichiara entro i "famosi" sette mesi, mentre in altri ci sarà da pagare una sanzione ridotta. Giova - infine - ricordare che un fabbricato non in regola con il catasto non può essere venduto.
La ricognizione. Sono i numeri, per la Massa, Carrara, Montignoso e Pontremoli, resi noti dall'Agenzia del territorio che sta conducendo la ricognizione dei fabbricati non in regola. Un'iniziativa cominciata nel 2007, che l'ex Catasto ha portato avanti incrociando le proprie banche dati con quelli di altri enti e con le foto aeree ad alta risoluzione.
La classifica. Massa è in testa nella graduatoria degli immobili «fantasma»: 1.394 quelli scovati dall'Agenzia. A poca distanza si piazza Carrara: 1.132 casi individuati. Logico, sono questi i centri più grandi e più abitati. Ma la densità degli edifici non accatastati appare maggiore a Montignoso e Pontremoli, rispettivamente con 717 e 606 irregolarità individuate. Se si tien conto che i due Comuni hanon meno di 10mila abitanti (mentre Carrara e Massa sono oltre i 65mila), è facile dedurre che è in quelle zone che vi è una minore attenzione a regolarizzare gli immobili.
Per quanto riguarda il tipo di immobile "contestato", per la maggiora parte si tratta di edifici accessori al corpo principale dell'abitazione.
Mettersi in regola. Il primo passo da fare è sapere se la propria costruzione è fra quelle non in regola. Per farlo si può contattare il proprio comune, rivolgersi all'ufficio più vicino dell'Agenzia del territorio o consultare il sito www.agenziaterritorio.it. Con l'accortezza di informarsi sulla particella catastale occupata dal proprio immobile.
Fatta salva la possibilità di errori durante la ricognizione, il cittadino deve dichiarare i fabbricati al catasto edilizio urbano, entro 7 mesi (cioè entro luglio). La dichiarazione deve essere preparata da un tecnico. È possibile il "ravvedimento" anche una volta trascorso il termine dei sette mesi, ma in quel caso si pagherà l'intera sanzione.
Le "punizioni". Per chi non si metterà in regola, scatterà l'accatastamento forzato da parte dell'Agenzia del territorio. In questo caso gli interi oneri saranno a carico del cittadino, secondo tabelle prefissate che prevedono costi che possono arrivare fino a 1.300 euro. C'è poi il - complesso - capitolo delle sanzioni, che variano da un minimo di 258 a un massimo di 2.066 euro. In realtà da ufficio a ufficio dell'Agenzia delle entrate non c'è uniformità nell'applicazione: questo significa che, in alcuni casi, non si pagherà niente se si dichiara entro i "famosi" sette mesi, mentre in altri ci sarà da pagare una sanzione ridotta. Giova - infine - ricordare che un fabbricato non in regola con il catasto non può essere venduto.
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