Il Tirreno

247 cause all’Asl

Class action da 11 milioni

Alessandra Vivoli
L’ospedale e l’avvocato Claudio Lalli
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L’ospedale e l’avvocato Claudio Lalli

Maxi causa all'Asl: oggi cominciano le udienze. E davanti al giudice del lavoro Lama saranno sentiti i primi 15, fra medici, infermieri e tecnici che hanno presentato il conto - da 11 milioni di euro - all'azienda per i giorni di riposo saltati, o meglio non pagati, e gli straordinari non corrisposti. In tutto 247 cause

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CARRARA. Maxi causa all'Asl: oggi cominciano le udienze. E davanti al giudice del lavoro Lama saranno sentiti i primi 15, fra medici, infermieri e tecnici che hanno presentato il conto - da 11 milioni di euro - all'azienda per i giorni di riposo saltati, o meglio non pagati, e gli straordinari non corrisposti. In tutto 247 cause: le udienze andranno avanti fino al 7 maggio prossimo.

Al via le cause milionarie all'Asl.
Duecentoquarantasette dipendenti (1 dipendente su 10 visto che l'Asl numero 1 di Massa Carrara ne conta circa 2600) si sono rivolti all'avvocato. O meglio a uno dei legali più esperti del settore, Claudio Lalli.
E chiedono di essere risarciti, in termini economici, dei riposi saltati e della continuità di straordinario legate alla reperibilità trascorsa totalmente in ospedale.
La causa intentata all'Asl (per la sua complessità) è una delle prime in Italia.
Ed è destinata a segnare uno spartiacque, a livello legale, in un ambito delicato: non solo sulle reperibilità ma, soprattutto riguardo alle giornate festive in cui medici, ma anche tecnici ed infermieri devono tenersi a disposizione dell'azienda.
Tutte queste persone, 247 per la precisione, hanno deciso di riavere indietro i soldi non corrisposti in busta paga. Sia quelli della reperibilità che quelli degli straordinari non percepiti: il conto è lievitato fino a 11 milioni di euro. Questa la richiesta a cui dovrà far fronte l'azienda Asl qualora venissero accolti i ricorsi.
Le prime 15 cause saranno discusse oggi, presso il tribunale di Massa, davanti al giudice Lama. Si entrerà quindi nel vivo - cominciando a sentire i primi medici ed infermieri, di una vicenda destinata ad andare avanti, in tribunale, fino al mese di maggio.

I riposi saltati.
La causa da 11 milioni di euro all'Asl prende le mosse dai riposi saltati. Ma procediamo con ordine. Le reperibilità (giorni di festa in cui bisogna essere a disposizione dell'ospedale per le urgenze) sono in media due al mese. L'indennità prevista è di 10 euro e 75 centesimi.
Ma dopo la giornata di reperibilità la giurisprudenza in materia di lavoro prevede per il diritto a un riposo compensativo. All'Asl (per la precisione nei nostri ospedali visto che la causa non riguarda i dipendenti amministrativi ma quelli che stanno in prima linea in corsia) questi giorni di riposo non sarebbero stati concessi. Non solo, i 240 medici, tecnici e infermieri che hanno fatto ricorso all'azienda, lamentano che quella giornata di riposo non è neppure stata tradotta in euro e messa in busta paga. E adesso presentano il conto. La continuità di straordinario. All'interno dei 247 ricorsi presentati all'Asl c'è anche una situazione particolare che riguarda più da vicino i medici e i tecnici. Quelli delle emergenze che, di fatto, quando sono reperibili sono sempre al lavoro. Neppure a loro - secondo quanto sostenuto nei ricorsi - l'azienda concedeva il turno di riposo compensativo. E così medici e tecnici si sarebbero ritrovati a lavorare sette giorni su sette. Ma qui interviene la giurisprudenza: sì, perché l'ottavo giorno (ad esempio il lunedì dopo una domenica di reperibilità trascorsa in corsia) non è più lavoro ordinario ma rimane straordinario con il 30% di retribuzione in più che aumenta di un punto nelle giornate successive. Insomma se lavoro a pieno ritmo durante il giorno festivo in cui sono reperibile e non osservo il turno di riposo, tutta la nuova settimana diventa di straordinario: con conseguente salasso per l'Asl che adesso vedrà presentarsi anche questi conteggi. Senza considerare che infermieri, tecnici e medici, avrebbero lavorato senza il riposo previsto.

La regola vale anche per i dipendenti stagionali.
Non solo i medici. Ma anche tutti quei dipendenti stagionali che non usufruiscono della settima giornata di riposo. «In tutti questi casi - spiega l'avvocato Lalli - quando non viene osservato alcun turno di riposo, dopo la settima giornata, passa direttamente in straordinario. A cui vanno aggiunti un punto di percentuale, ogni giorno, calcolato come risarcimento da usura psico fisica».
I conti sono presto fatti: «Se si parla di uno stipendio stagionale medio, per esempio di qualcuno che lavora presso un bar o un ristorante per la stagione estiva, anziché 2mila euro lo stipendio, calcolando gli straordinari non percepiti e la percentuale di usura psico-fisica, salirebbe come minimo a 3500 euro».

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