Il dolore
ASSUNZIONI
Nella moda 30 nuovi posti di lavoro
Alessandra Vivoli
Un'azienda modello, dove l'età media sfiora i quarant'anni. E dove, quattro anni fa è partita una grande scommessa: sono stati assunti 15 giovani, senza alcuna esperienza nel settore. Non con una selezione pubblica, ma attraverso il passa-parola. I nuovi dipendenti si sono formati direttamente in fabbrica: e hanno imparato tutto sulle finiture a mano, gli occhielli per il fiore sui revers della giacca e gli orli perfetti
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MASSA. Un'azienda modello, dove l'età media sfiora i quarant'anni. E dove, quattro anni fa è partita una grande scommessa: sono stati assunti 15 giovani, senza alcuna esperienza nel settore. Non con una selezione pubblica, ma attraverso il passa-parola. I nuovi dipendenti si sono formati direttamente in fabbrica: e hanno imparato tutto sulle finiture a mano, gli occhielli per il fiore sui revers della giacca e gli orli perfetti.
Oggi, con 50 dipendenti (fra diretti e indiretti) e un fatturato di 2 milioni di euro quello della Sartoria Toscana è una scommessa vinta. E la sfida continua: nel giro dei prossimi 4 anni l'obiettivo è fare 35 assunzioni, e portare il fatturato a 7 milioni di euro. Intanto un traguardo importante, in termini di formazione è già stato raggiunto: anche la Provincia ha realizzato un corso dedicato al settore, e a un mestiere che sta scomparendo. A cui partecipano anche i dipendenti della Sartoria Toscana.
Insomma grandi numeri e, soprattutto, tanta voglia di investire su massa e dare un bel contributo all'economia: una riscossa della moda apuana e il ritorno di una tradizione di grande sartorialità cominciata, tanti anni fa, con la D'Avenza. «Perché siamo tutti figli della D'Avenza - spiega l'amministratore delegato dell'azienda di via Oliveti, l'ingegner Sergio Greco - ma di quella di una volta».
Ma quali sono i segreti del successo di questa piccola fabbrica con show room annesso che ha rifatto le giacche a Nicola Sarkozy e che è divenuta la fornitrice ufficiale, in quel di Vienna, dei frac per i direttori d'orchestra più famosi? «Nessun segreto - spiega Greco, 43 anni una laurea di ingegneria in tasca e un'esperienza a Milano nel canale satellitare Class - solo l'amore per le cose belle e per la manualità. Tutta la nostra produzione è fatta a Massa, e ogni particolare, anche il più piccolo, dei nostri abiti è fatto a mano».
E dopo aver lavorato come «private label», fornendo cioè le loro creazioni (senza griffe) direttamente a sarti del calibro di Gianni Campagna, quello per intenderci che veste Silvio Berlusconi e famiglia, l'austriaco Knize e il mitico Bijan a Los Angeles; adesso una nuova avventura quella di conquistare il mondo della moda con il proprio marchio. O meglio con due marchi diversi: «Sergio Greco Toscana» e «Marco Bignù». Sì perché da quest'anno l'azienda massese entra dalla porta principale anche nella moda donna. Grazie a uno stilista, Marco Bignù anche lui appena over quaranta (45 anni) con un negozio a Pietrasanta divenuto tappa obbligata per le amanti del ben vestire, che ha mosso i primi passi nella Milano «da bere» come disegnatore del marchio Erreuno prima, e braccio destro di Enrica Massei dopo. Uno insomma che ha lavorato con la triade delle top: Naomi Campbell, Linda Evangelista e Carla Bruni. «E visto che il presidente francese ci ha portato fortuna facendoci conoscere in tutto il mondo - scherza Bignù - speriamo che anche la premiere dame scelga i nostri abiti fatti su misura».
Oggi, con 50 dipendenti (fra diretti e indiretti) e un fatturato di 2 milioni di euro quello della Sartoria Toscana è una scommessa vinta. E la sfida continua: nel giro dei prossimi 4 anni l'obiettivo è fare 35 assunzioni, e portare il fatturato a 7 milioni di euro. Intanto un traguardo importante, in termini di formazione è già stato raggiunto: anche la Provincia ha realizzato un corso dedicato al settore, e a un mestiere che sta scomparendo. A cui partecipano anche i dipendenti della Sartoria Toscana.
Insomma grandi numeri e, soprattutto, tanta voglia di investire su massa e dare un bel contributo all'economia: una riscossa della moda apuana e il ritorno di una tradizione di grande sartorialità cominciata, tanti anni fa, con la D'Avenza. «Perché siamo tutti figli della D'Avenza - spiega l'amministratore delegato dell'azienda di via Oliveti, l'ingegner Sergio Greco - ma di quella di una volta».
Ma quali sono i segreti del successo di questa piccola fabbrica con show room annesso che ha rifatto le giacche a Nicola Sarkozy e che è divenuta la fornitrice ufficiale, in quel di Vienna, dei frac per i direttori d'orchestra più famosi? «Nessun segreto - spiega Greco, 43 anni una laurea di ingegneria in tasca e un'esperienza a Milano nel canale satellitare Class - solo l'amore per le cose belle e per la manualità. Tutta la nostra produzione è fatta a Massa, e ogni particolare, anche il più piccolo, dei nostri abiti è fatto a mano».
E dopo aver lavorato come «private label», fornendo cioè le loro creazioni (senza griffe) direttamente a sarti del calibro di Gianni Campagna, quello per intenderci che veste Silvio Berlusconi e famiglia, l'austriaco Knize e il mitico Bijan a Los Angeles; adesso una nuova avventura quella di conquistare il mondo della moda con il proprio marchio. O meglio con due marchi diversi: «Sergio Greco Toscana» e «Marco Bignù». Sì perché da quest'anno l'azienda massese entra dalla porta principale anche nella moda donna. Grazie a uno stilista, Marco Bignù anche lui appena over quaranta (45 anni) con un negozio a Pietrasanta divenuto tappa obbligata per le amanti del ben vestire, che ha mosso i primi passi nella Milano «da bere» come disegnatore del marchio Erreuno prima, e braccio destro di Enrica Massei dopo. Uno insomma che ha lavorato con la triade delle top: Naomi Campbell, Linda Evangelista e Carla Bruni. «E visto che il presidente francese ci ha portato fortuna facendoci conoscere in tutto il mondo - scherza Bignù - speriamo che anche la premiere dame scelga i nostri abiti fatti su misura».
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