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fermato in tempo da un agente

Carcere, ancora un tentato suicidio

Carcere, ancora un tentato suicidio

Suicidio sventato l'altra notte all'interno del carcere di Massa. Un giovane magrebino, clandestino, tossicodipendente e con diverse problematiche, ha tentato di uccidersi ingerendo alcuni oggetti raccolti in cella. È stato un agente di polizia penitenziaria a notare lo strano atteggiamento del detenuto

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MASSA. Suicidio sventato l'altra notte all'interno del carcere di Massa. Un giovane magrebino, clandestino, tossicodipendente e con diverse problematiche, ha tentato di uccidersi ingerendo alcuni oggetti raccolti in cella. È stato un agente di polizia penitenziaria a notare lo strano atteggiamento del detenuto, in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti e violazione delle norme sull'immigrazione.

Il giovane era controllato a vista a causa di numerosi altri tentativi autolesionistici, sembra che in passato avesse tentato di impiccarsi. Non si esclude che abbia trovato il coraggio per provare a togliersi la vita per un effetto emulativo, a seguito del suicidio di Abdellatif Eddine Sirage, 27 anni, avvenuto nel carcere di Massa. Ma non è l'unico episodio avvenuto nelle ultime settimane nella casa circondariale di via Pellegrini. La sera di San Silvestro una guardia aveva sventato il suicidio di un altro carcerato, che voleva togliersi la vita perché messo al corrente di un grave problema familiare.

Ma siccome non poteva uscire per dare una mano ai suoi cari, preso dallo sconforto aveva deciso di mettersi un sacchetto di plastica in testa e asfissiarsi con il gas di una bomboletta da campeggio che gli serviva per cucinare. Era stato salvato in extremis, come il marocchino l'altra notte, ma l'episodio conferma la difficoltà che esiste anche per le forze dell'ordine nel carcere di Massa.

Ma sono tutti elementi che fanno capire quale sia la tensione che si respira in carcere. Gli agenti devono fare i salti mortali per garantire la sorveglianza e in questo momento i gesti autolesionistici si stanno moltiplicando per le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti (tempo fa si erano lamentati perché qualcuno aveva dovuto dormire in terra per mancanza di letti). Le guardie non ci stanno, anche perché per la morte di Sirage è stato messo in dubbio il loro lavoro. Il pm Rossella Soffio sta indagando per capire se sono state commesse delle inadempienze da parte di chi doveva controllare. E per questo il medico legale, Maurizio Ratti, sta lavorando per stabilire con esattezza l'ora del decesso.

I sindacati. I sindacati delle guardie carcerarie non ci stanno: «Non si può tacere in ordine alle molteplici segnalazione effettuate da parte del personale di polizia che svolge servizio assiduo nelle sezioni detentive, parecchie celle hanno luci non funzionanti, la risposta, non è possibile acquistare le lampade, perché mancano i fondi sul capitolo», scrive il Sinappe. Il sindacato svela pure quali sono le condizioni dei detenuti: «Le celle più piccole con capienza di due detenuti, ne ospitano almeno quattro con castelli fino a tre brande. Nelle celle più grandi, chiamete cameroni, sono stipati dagli otto ai dieci detenuti con castelli fino a quattro brande. Basti pensare che nel reparto infermeria, dove dovrebbero essere allocati, solo detenuti convalescenti e alla prima esperienza detentiva, per mancanza di posti sono stipati circa 27 detenuti. E molti di questi senza alcuna patologia medica», racconta il vice segretario regionale Antonio Cofrancesco. Ma gli fa eco pure la Cgil, attraverso il responsabile Salvatore Cantone: «Il carcere di Massa per ragioni strutturali e per l'elevata potenzialità di assicurare un posto di lavoro potrebbe senz'altro assicurare le condizioni volute dalla costituzione. Ma negli ultimi anni, invece, da casa reclusione, dove si accolgono detenuti con pena definitiva, l'istituto va sempre più trasformandosi in Casa circondariale per ospitare imputati in attesa di giudizio, per lo più stranieri e tossicodipendenti, che ha portato all'attuale situazione di sovraffollamento».

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