Il Tirreno

indagine della Digos

False buste-paga agli immigrati

Paolo Lombardi
Una volante della polizia davanti ad un cantiere durante un controllo per la scoperta di eventuali lavoratori clandestini
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Una volante della polizia davanti ad un cantiere durante un controllo per la scoperta di eventuali lavoratori clandestini

Chiedevano soldi agli immigrati che lavorano a Massa ma non avevano la possibilità di essere regolarizzati. Chiedevano soldi in cambio di finte buste paga che potessero attestare il fatto di essere in Italia a lavorare.Un'attività che era finita nel mirino della Digos della questura. L'ufficio aveva notato delle anomalie nei documenti

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MASSA. Chiedevano soldi agli immigrati che lavorano a Massa ma non avevano la possibilità di essere regolarizzati. Chiedevano soldi in cambio di finte buste paga che potessero attestare il fatto di essere in Italia a lavorare.
Un'attività che era finita nel mirino della Digos della questura. L'ufficio aveva notato delle anomalie nei documenti che venivano preparati per i permessi.

Al termine di una lunga indagine un terzetto di massesi il 18 dicembre scorso si è visto condannare dal Tribunale di Massa.

Il giudice - come spiega la questura in un comunicato emesso ieri - «confermando l'ipotesi investigativa sviluppata dalla Digos massese, e supportata da una complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica, anche attraverso perquisizioni e sequestro di copioso materiale documentale, ha promunciato una sentenza di condanna nei confronti di tre persone, tutte residenti in questa provincia.

C. B. libero profesionista in pensione, factotum di una serie di società operanti nel settore della carpenteria, ha preso anni 2 e 6 mesi di reclusioni e 12.000 euro di multa.

M.B.M. (la polizia ha fornito solo le iniziali) alla pena di 2 annidi reclusione ed euro 10.000 di multa,. Infine M.B è stato condannato a 3 mesi e 300 euro di multa. Oltre al pagamento in solido delle spese precessuali.

In particolare, i primi due dal luglio 2002 al 2007, mentre il terzo limitatamente ad un episodio avvenuto nel 2007, sono stati condonnati «per aver, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità di numerosi stranieri, interessati ad ottenere il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno nel nostro Paese, dietro compenso in denaro, attraverso un meccanismo consolidato che prevedeva la produzione di buste paga false attestanti posizioni lavorative fittizie, favorito la permanenza illegale nel territorio dello Stato di numerosi cittadini extracomunitari».

Insomma grazie alle false buste paga, gli immigrati si presentano in Questura per ottenere il permesso di soggiorno dimostrando che effettivamente stavano lavorando nel nostro Paese.

Ora le posizioni dei numerosi stranieri (per lo più di nazionalità marocchina e algerina) in parte residenti in questa provincia o comunque domiciliati della nostra zona, che hanno ottenuto «il rilascio dei titoli di soggiorno attraverso documentazione lavorativa fittizia o falsa, riferibile a ditte e società utilizzate dagli indagati o facenti capo a prestanome», sono al vaglio del locale Ufficio Immigrazione.

Ovvero si vuole capire se le persone che si presentavano a questo terzetto avevano un lavoro ma non potevano dimostrarlo, oppure se era qui in condizione di assoluta precarietà.

Naturalmente al termine dei controlli chi lavorava, magari al nero, resterà in Italia perdendo la brutta condizione di clandestino. Per chi invece non ha un lavoro dovrebbe scattare il provvedimento di espulsione dall'Italia.

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