Il Tirreno

Operazione Casablanca

Cocaina e droga-party

Il circolo Casadi e, sopra la Padula uno dei luoghi dello spaccio
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Il circolo Casadi e, sopra la Padula uno dei luoghi dello spaccio

È un quadro per molti versi sconfortante quello portato alla luce dall'inchiesta "Casablanca" della Procura: tutto un mondo di spaccio di cocaina e hashish purtroppo diffuso, soprattutto fra i giovani ma non solo. Nella rete di intercettazioni telefoniche e appostamenti finisce - ma non è indagato - anche un noto politico di Massa

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MASSA-CARRARA. È un quadro per molti versi sconfortante quello portato alla luce dall'inchiesta "Casablanca" della Procura: tutto un mondo di spaccio di cocaina e hashish purtroppo diffuso, soprattutto fra i giovani ma non solo. Nella rete di intercettazioni telefoniche e appostamenti finisce - ma non è indagato - anche un noto politico di Massa, in contatto con Kadija Lahda e da cui si riforniva.

Un mercato florido e diffuso. Le indagini condotte dai carabinieri (i primi passi dell'inchiesta risalgono al 2007) hanno già portato ad altri risultati, come i precedenti arresti di Kadija Lahna, del suo ex convivente Gianluca Papineschi e del carrarese Andrea Bibolotti (tutti nel giugno 2007), ma è con il blitz dell'altra sera, e l'esecuzione dell'ordinanza di cautelare firmata dal gip Giuseppe Laghezza (il pm titolare è Federico Manotti), che viene stroncato un gruppo di spacciatori attivi su tutta la costa, fino a Marinella e Sarzana. E in un certo senso, spalanca una finestra su una realtà di cui già si sospettava - viste le continue denunce e segnalazioni alla prefettura per uso di droghe - ma che ora è spiattellata nelle 74 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare: e cioé la normalità del "farsi", con singoli o gruppi di giovani (e ci sono anche personaggi noti) che prima di uscire, chiamano lo spacciatore di fiducia e si danno appuntamento.

L'appuntamento con il politico. È il 1º marzo 2007, telefonicamente Kadija Lahna dà appuntamento a un noto politico di Massa, per trovarsi in via Catagnina nel parcheggio di un esercizio pubblico: sono le 18,30, Kadija scende dalla sua auto, entra in quella del politico e poi se ne va. I carabinieri seguono l'auto del personaggio pubblico, dopo un pedinamento lo fermano, e questi consegna tre dosi di cocaina ai militari. La coca viene sequestrata. Il politico non risulta indagato né denunciato.

I luoghi dello spaccio.
Non solo, come abbiamo scritto ieri, l'interno del Casadi (con consumazione nel bagno privato) poteva essere adatto allo spaccio; ma anche bar, parcheggi pubblici. La droga, secondo gli inquirenti, arrivava da Milano, dove El Mazaz "Otmane", Fouhamy, Meftah e El Haili andavano ad approvvigionarsi, e poi - per quanto riguarda Carrara - attraverso Andrea Bibolotti (ritenuto il catalizzatore), Alessandra Drago e Federico Luciani, veniva smerciata: alla Padula, ma anche nei pressi di Grazzano, a Pulcinacchia, e nei pressi di vari bar della periferia cittadina, ma anche a Marina e lungo il viale.
Tutte "location" scelte non a caso: facilmente raggiungibili e con più vie di fuga. Dall'esterno del bar, dov'era l'appuntamento, in auto lo spacciatore e il consumatoree raggiungevano un luogo appartato. Non sapendo che da tempo i carabinieri seguivano le loro tracce, ascoltavano le loro telefonate, leggevano i loro sms.

Scambio di sms. Un esempio per tutti, il 21 maggio del 2007. È sera, poco prima delle 23. Andrea Bibolotti chiama la fidanzata Alessandra Drago, le dice che si è appena rifornito da "Otmane" ed è sull'Aurelia, ma deve ancora andare nei pressi di Grazzano a rifornire un cliente; lei gli chiede di andare a prenderlo, e così Bibolotti fa con la sua Scenic. Dalla macchina Bibolotti chiama il cliente, gli dice di scendere; con un sms, questi scrive a Bibolottii, dopo l'incontro: "Andre ti sei sbagliato a darmi il resto, ci vediamo domani".
Bibolotti gli ritelefona e si scusa della fretta: nei paraggi c'era una pattuglia di carabinieri ed erano scappati, lui e la fidanzata.

Kadija Lahna personaggio chiave. Come scritto ieri, è lei ritenuta l'elemento chiave. E grazie alla telecamera inserita nel bagno di servizio (in uso solo ai dipendenti del "Casadi", anche se gli altri sono risultati estranei all'inchiesta), i carabinieri scoprono che spesso la Kadija e Roberto Catola, ma anche altri complici e consumatori si appartavano per assaggiare la coca. Significativa la sequenza del 6 aprile 2007, quando Francesco Fruzzetti tira fuori dai pantaloni un involucro di coca, tre minuti dopo entrano Kadija e un consumatore per sniffare. Varie volte sono monitorati degli sconosciuti che entrano nel ripostiglio e sniffano, quasi sempre sul pianale del lavandino.

La sera del "droga party". Secondo gli inquirenti, il 10 maggio 2007 ci fu un vero e proprio droga-party. Prima Roberto Catola, poi Gianluca Papineschi preparano delle piste; entrano due donne non identificate alle 21,48, entrambe sniffano; alle 22 entrano altre quattro persone, due uomini (fra cui Catola) e due donne, con una cannuccia tutti sniffano. A un certo punto una donna dice: "Ma è forte... meno male"; Catola replica: "Le porte sono chiuse, che non si vede", e la donna: "Ganze, no".
La serata continua, il via vai anche: a un certo punto dialogo fra Catola e Kadija, captato dalla microspia. Kadija: "Te ce l'hai da vendere?", Catola: "No amore, io ce l'ho per me e per...". Dopo mezz'oretta si ritrovano: la donna manipola un involucro con droga, divide il contenuto in due. Catola: "Me la porti via tutta...", Kadija: "No, quella è mia, me l'ha mandata la D.". Poi, entrano altri, la ricezione è disturbata: il droga party va avanti.

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