Il Tirreno

L’ALLARME ’NDRANGHETA

Il boss sfugge all'arresto

Una pattuglia dei carabinieri
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Una pattuglia dei carabinieri

L'operazione contro la ndrangheta che ieri mattina ha fatto scattaee le manette ai polsi di 27 persone a Reggio Calabria è arrivata anche a Massa. I carabinieri volevano arrestare un calabrese che si è trasfertito da tempo ai piedi delle Apuane: Giuseppe Ceravolo, 55 anni. L'uomo però è sfuggito alla cattura ed è latitante

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MASSA. L'operazione contro la ndrangheta che ieri mattina ha fatto scattaee le manette ai polsi di 27 persone a Reggio Calabria è arrivata anche a Massa. I carabinieri volevano arrestare un calabrese che si è trasfertito da tempo ai piedi delle Apuane: Giuseppe Ceravolo, 55 anni. L'uomo però è sfuggito alla cattura ed è latitante.

I militari dell'Arma hanno suonato alla porta dell'appartamento di Ceravolo, in via Tinelli, ma non hanno trovato l'uomo. E quindi è partita la caccia al latitante. Tutte le auto delle forze dell'ordine sono allertate con la foto di Ceravolo. Ma l'impressione è che ormai abbia lasciato la provincia apuana.

Secondo l'accusa anche Ceravolo è coinvolto nel giro di affari della ndrangheta reggina che la Dda ha ribattezzato Nuovo potere, che sfocia anche in Svizzera. Le accuse sono di associazione a delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione e traffico di armi e stupefacenti. Le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi secondo gli inquirenti appartengono alle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli che hanno la loro zona d'influenza nei territori di Roccaforte del Greco e Roghudi. Le indagini hanno preso spunto dal tentato omicidio, avvenuto l'8 aprile del 2004, di Teodoro Spanò, di 52 anni, legato alla cosca Pangallo-Maesano-Favasuli. Spanò si salvò grazie all'intervento di una pattuglia dei carabinieri. Il 28 settembre dello stesso anno fu ucciso Antonino Pangallo, personaggio di spicco dell'omonima cosca criminale.

Dai due episodi hanno preso avvio le indagini, che hanno portato all'accertamento delle responsabilità delle due cosche e della loro vasta attività criminale. Tra i due gruppi, in precedenza c'era stata una guerra, conclusa nel 1998, che aveva provocato 50 morti (la cosiddetta faida di Roghudi) e conclusasi grazie all'intervento del boss Giuseppe Morabito, capo dell'omonima cosca di Africo Nuovo. Conclusa proprio per dividersi fraternamente il giro di affari nella provincia reggina e non solo. Oltre a Massa al Nord era coinvolta la provincia di Verbano-Cusio-Ossola. E anche la Svizzera.

I fatti di sangue del 2004 non determinarono la riapertura tra i due gruppi criminali della faida. Nel 1998 la mediazione del potente boss Giuseppe Morabito di Africo detto Tiradritto era stata più che sufficiente.

Ambiti d'operatività della nuova consorteria Zavettieri e dei Pangallo-Maesano-Favasuli (questi i nomi dei capo cosca) sono, tra gli altri, secondo quanto emerso, il traffico di sostanze stupefacenti nel territorio della provincia di Reggio Calabria, con terminali anche nella zona dell'Ossola (provincia di Verbano Cusio Ossola, nel cui territorio è stata eseguita una delle 25 ordinanze) la gestione illecita degli appalti pubblici nel Comune di Roccaforte del Greco mediante intimidazione le estorsioni ed il traffico di armi. L'attività investigativa ha inoltre consentito di accertare l'identità di uno degli autori dell'agguato a Spanò, che peraltro è tra i destinatari dei provvedimenti di custodia con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.

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