Il Tirreno

SOLIDARIETÀ

Alla mensa in aumento i poveri carraresi

Sonia Caleo
La cucina della mensa dei poveri
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La cucina della mensa dei poveri

Donare un sorriso a chi vive nella miseria e nella disperazione. Questo è quello che riescono a fare centinaia di volontari alla mensa dei poveri, gestita dalla Parrocchia Santissima Annunziata, di Marina. Il parroco Don Cesare Benedetti continua ad aiutare persone disagiate, e a differenza di quanto si possa pensare non si tratta solo di extracomunitari

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MARINA DI CARRARA. Donare un sorriso a chi vive nella miseria e nella disperazione. Questo è quello che riescono a fare centinaia di volontari alla mensa dei poveri, gestita dalla Parrocchia Santissima Annunziata, di Marina. Il parroco Don Cesare Benedetti continua ad aiutare persone disagiate, e a differenza di quanto si possa pensare non si tratta solo di extracomunitari ma anche di nostri concittadini.

Un'attività avviata nel giugno 2004, dopo molti sacrifici da parte di tutta la comunità parrocchiale, che ha subito riscontrato un grande successo. Sono più di 50 i pasti che tutti i giorni vengono serviti dai volontari e non esistono festività o ferie, la mensa è aperta sempre, ogni giorno dell'anno. Cinquanta persone che a mezzogiorno ottengono un pasto caldo, magari l'unico in tutta la giornata.

«Tutti i giorni forniamo dei pranzi completi - spiega la volontaria Fiammetta Coppini - primo, secondo, contorno, frutta e dolce. Un pasto quasi migliore di quelli che facciamo nelle nostre case».

E tutto questo è reso possibile anche dall'aiuto di molti negozi o fornitori della zona che donano parte dei loro prodotti alla mensa senza richiedere niente in cambio. E pur di aiutare il prossimo sono 150 i volontari che si alternano tutti i giorni per servire e cucinare il pranzo ai meno fortunati. I contributi dell'amministrazione comunale vengono utilizzati per coprire gli stipendi degli unici due assunti: «Il Comune - spiega la signora Coppini - ogni anno ci dà un contributo di circa 25.000 euro con cui noi riusciamo a coprire questi stipendi. I due dipendenti servono per garantire il servizio minimo nel caso ci siano dei problemi con i volontari». Senegalesi, romeni, nigeriani, qui, tutti i giorni a mezzogiorno trovano un posto dove pranzare. Ma a mangiare alla mensa di Don Cesare non sono solo extracomunitari. Nell'ultimo anno i volontari hanno registrato un'amara inversione di tendenza: se prima erano principalmente stranieri emigrati nel nostro paese e senza lavoro, oggi sono sempre più i nostri concittadini che cercano un pasto caldo. Molto spesso anziani che, con il minimo di pensione, non riescono ad arrivare alla fine del mese, ma delle volte anche persone più giovani sui cinquant'anni circa che hanno perso il lavoro, magari si arrangiano con qualche lavoretto, e da soli non ce la fanno. Molto spesso è la stessa amministrazione comunale ed i servizi sociali che li indirizzano verso la SS. Annunziata, altre volte ci vanno spontaneamente, altre ancora si vergognano e si accontentano di quel poco che hanno. «Capita spesso - racconta la signora Fiammetta - che veniamo a sapere di situazioni difficili: anziani che campano con 400 euro al mese, che non ce la fanno a pagare le spese, ma per vergogna o dignità preferiscono andare avanti con una tazza di tè che venire alla mensa e mostrare la loro situazione anche gli altri».

E pur di aiutare il prossimo questa parrocchia si è sforzata sempre di più costruendo oltre alla mensa anche due docce, una per gli uomini e una per le donne, e due camere da letto. Le due stanze vengono assegnate non dalla parrocchia stessa, ma dal Comune che le consegna per tre mesi, eventualmente rinnovabili di altri mesi. In più, per chi volesse dare una mano, tutti i giorni c'è la raccolta vestiti: abiti vecchi, in buone condizioni, possono essere lasciati qui e verranno dati a chi ne ha più bisogno.

Un piccolo sforzo che tutti possono fare per aiutare Don Cesare ed i suoi volontari è devolvere il 5 per mille a questa parrocchia: «Tutti possono aiutarci con le donazioni del cinque per mille - spiega Fiammetta Coppini - Con quel denaro potremmo acquistare cibo e materiale per la mensa».

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