Proteste
Carrara
«Mio nipote vive per Leo»
«Ora mio nipote Marco vive per Leo, per suo figlio di otto anni: vuole crescerlo nella stessa fede granitica che ci hanno inculcato le nostre mamme, vuole vedere crescere sereno questo bambino vivo per miracolo»: don Raffaello, parroco del Duomo, indaffarato come non mai l’antivigilia di Natale, trova un attimo di tempo per parlare del ritorno a casa del nipote Marco, 41 anni, dopo sei mesi di ospedale
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CARRARA. «Ora mio nipote Marco vive per Leo, per suo figlio di otto anni: vuole crescerlo nella stessa fede granitica che ci hanno inculcato le nostre mamme, vuole vedere crescere sereno questo bambino vivo per miracolo»: don Raffaello, parroco del Duomo, indaffarato come non mai l’antivigilia di Natale, trova un attimo di tempo per parlare del ritorno a casa del nipote Marco, 41 anni, dopo sei mesi di ospedale. «Come me e mio fratello Roberto, cioé il papà di Marco, siamo persone di fede profonda, veniamo dalla montagna, dalla Garfagnana, siamo abituati al sacrificio, le nostre mamme ci hanno inculcato questa fede granitica che ora Marco cercherà di trasmettere a Leonardo, anzi, a Leo come lo chiamiamo noi», ribadisce il parroco. Per queste feste sarà anche lei a Viareggio da suo fratello Roberto e dai nipoti Marco e Leo? «Sicuramente andrò a trovarli, non so quanto mi fermerò da loro perché non posso certo abbandonare la parrocchia.
Tenga conto che da Marco andavo una settimana sì e una no, a Padova, dopo due mesi e mezzo si è risvegliato dal coma e quasi subito ha capito cos’era successo a Luca e Lorenzo e alla moglie Stefania; ne ha chiesto un paio di volte, poi, dopo qualche tempo, quando lo psicologo ci ha dato il via libera, abbiamo spiegato tutto ma già sapeva. E con il figlio, si telefonavano due volte al giorno, c’è un rapporto bellissimo. Anche quando è rientrato a casa, e si sono abbracciati è stato un momento di grande tenerezza: è bene che siano stati un po’ soli, nella stanza dei giochi di Leo, nella casa di mio fratello Roberto e di mia cognata dove ora si sono trasferiti». Fisicamente, come sta Marco? «Abbastanza bene, mangia regolarmente, cammina; per istinto, nel momento dell’esplosione, ha messo le mani alla faccia e quindi il volto è quasi illeso, ha solo delle bruciature alle sopracciglia. E poi lo aiuta il carattere: ha un carattere positivo e ottimista, in questo ha preso più dalla mamma che non da noi Piagentini, che siamo invece apprensivi di natura. E poi, però, mi faccia dire una cosa: ha visto, proprio in questi giorni c’è stata la 32ª vittima. Le sembra normale che ci siano 32 morti e zero indagati?». In questi mesi di ospedale, vi siete affidati a qualche santo in particolare di cui siete devoti? «Certamente abbiamo pregato per lui, ma ripeto, in nome della nostra fede profonda in Dio e nella Provvidenza.
Più che un miracolo la sopravvivenza di Marco, è stata miracolosa la salvezza di Leo. Guardi (e sull’agenda disegna uno schizzo della cameretta del bambino, ndr), faccia conto che la casa di mio nipote, a causa dell’onda d’urto, si è sgretolata come un biscotto, e quell’onda ha scaraventato Leo nell’unico angolino rimasto in piedi della cameretta; qui il bambino è rimasto 5-6 ore, non aveva la forza di urlare né di dire niente, poi un cane ha abbaiato e l’ha trovato. Ecco il nostro miracolo: un bambino sopravvissuto, un padre e un figlio che tornano a essere una famiglia». Che regalo porterà a Leo? «Non credo che porterò qualcosa di materiale, come tutti i bambini di otto anni ha tanti giocattoli, e poi è un bambino maturo: ricordate il disegno che ha consegnato al presidente Napolitano, con i due fratellini diventati angioletti, aveva capito subito che erano in Paradiso.
Cercherò di dare e quindi di trasmettere un pensiero, un ricordo di carattere spirituale e di fede. Anch’io così voglio contribuire a fare in modo che abbia una fede forte e e integerrima come quella di papà e del nonno, una fede nella Provvidenza e in Dio. Chi mi ascolta la domenica, sa che io spesso faccio riferimento a un’immagine stupenda di Romano Battaglia, e cioé che la vita dell’uomo è un attimo fra due eternità. Ecco, noi sappiamo che Luca, Lorenzo e la mamma Stefania li ritroveremo nella gioia senza fine, nel giorno senza tramonto».
Don Raffaello torna ai suoi molti compiti di parroco. E dà appuntamento alla messa solenne di stasera alle 23,45, in Duomo, con il vescovo e la schola cantorum Dominum Laudantes; domani, appuntamento alle 10,30 e alle 18: «Come dirò in chiesa, anticipo a tutti i parrocchiani i migliori auguri». M.B.
Tenga conto che da Marco andavo una settimana sì e una no, a Padova, dopo due mesi e mezzo si è risvegliato dal coma e quasi subito ha capito cos’era successo a Luca e Lorenzo e alla moglie Stefania; ne ha chiesto un paio di volte, poi, dopo qualche tempo, quando lo psicologo ci ha dato il via libera, abbiamo spiegato tutto ma già sapeva. E con il figlio, si telefonavano due volte al giorno, c’è un rapporto bellissimo. Anche quando è rientrato a casa, e si sono abbracciati è stato un momento di grande tenerezza: è bene che siano stati un po’ soli, nella stanza dei giochi di Leo, nella casa di mio fratello Roberto e di mia cognata dove ora si sono trasferiti». Fisicamente, come sta Marco? «Abbastanza bene, mangia regolarmente, cammina; per istinto, nel momento dell’esplosione, ha messo le mani alla faccia e quindi il volto è quasi illeso, ha solo delle bruciature alle sopracciglia. E poi lo aiuta il carattere: ha un carattere positivo e ottimista, in questo ha preso più dalla mamma che non da noi Piagentini, che siamo invece apprensivi di natura. E poi, però, mi faccia dire una cosa: ha visto, proprio in questi giorni c’è stata la 32ª vittima. Le sembra normale che ci siano 32 morti e zero indagati?». In questi mesi di ospedale, vi siete affidati a qualche santo in particolare di cui siete devoti? «Certamente abbiamo pregato per lui, ma ripeto, in nome della nostra fede profonda in Dio e nella Provvidenza.
Più che un miracolo la sopravvivenza di Marco, è stata miracolosa la salvezza di Leo. Guardi (e sull’agenda disegna uno schizzo della cameretta del bambino, ndr), faccia conto che la casa di mio nipote, a causa dell’onda d’urto, si è sgretolata come un biscotto, e quell’onda ha scaraventato Leo nell’unico angolino rimasto in piedi della cameretta; qui il bambino è rimasto 5-6 ore, non aveva la forza di urlare né di dire niente, poi un cane ha abbaiato e l’ha trovato. Ecco il nostro miracolo: un bambino sopravvissuto, un padre e un figlio che tornano a essere una famiglia». Che regalo porterà a Leo? «Non credo che porterò qualcosa di materiale, come tutti i bambini di otto anni ha tanti giocattoli, e poi è un bambino maturo: ricordate il disegno che ha consegnato al presidente Napolitano, con i due fratellini diventati angioletti, aveva capito subito che erano in Paradiso.
Cercherò di dare e quindi di trasmettere un pensiero, un ricordo di carattere spirituale e di fede. Anch’io così voglio contribuire a fare in modo che abbia una fede forte e e integerrima come quella di papà e del nonno, una fede nella Provvidenza e in Dio. Chi mi ascolta la domenica, sa che io spesso faccio riferimento a un’immagine stupenda di Romano Battaglia, e cioé che la vita dell’uomo è un attimo fra due eternità. Ecco, noi sappiamo che Luca, Lorenzo e la mamma Stefania li ritroveremo nella gioia senza fine, nel giorno senza tramonto».
Don Raffaello torna ai suoi molti compiti di parroco. E dà appuntamento alla messa solenne di stasera alle 23,45, in Duomo, con il vescovo e la schola cantorum Dominum Laudantes; domani, appuntamento alle 10,30 e alle 18: «Come dirò in chiesa, anticipo a tutti i parrocchiani i migliori auguri». M.B.
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