Attenzione
LA CRISI DI NATALE
Il commercio soffrema le nostre banche non danno sostegno
Corrado Benzio
Il commercio continua a soffrire. Il fatturato è calato del 4,2%. Meno del 2008, ma ancora consistente. Il settore alimentare perde il 3,5 per cento, mentre il non alimentare scende del 5,1. Non sorprende, immaginando cosa significa la crisi per un settore come l'abbigliamento
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MASSA. Il commercio continua a soffrire. Il fatturato è calato del 4,2%. Meno del 2008, ma ancora consistente.
Il settore alimentare perde il 3,5 per cento, mentre il non alimentare scende del 5,1. Non sorprende, immaginando cosa significa la crisi per un settore come l'abbigliamento.
Le famiglie non spendono e così crescono i depositi in banca. Nella provincia si viaggia sull'8,6% per le famiglie, mentre le aziende vedono erodere i loro fondi di riserva che scendono del 8.4%.
Le imprese hanno bisogno di soldi, ma le banche (che fanno utili record, questa la voce che arriva dalla Cassa di Carrara) tagliano i fidi, chiedono di rientrare, ma soprattutto applicano interessi sulle aperture di credito che sono 2 e mezzo percentuali sopra la media regionale.
Uno scandalo (crescono i guadagni delle banche, non ci sono soldi per le aziende) che scandalizza anche Norberto Ricci, presidente dell'Ascom provinciale, che ha chiamato la stampa per ricordare che la crisi è di là da essere superata.
«La situazione per il commercio ed i servizi è grave - esordisce Ricci - anche gli acquisti di Natale non tirano. Ad una settimana dal 25 dicembre i nostri associati ci segnalano che non si è mosso niente. Speriamo che questi ultimi giorni spostino qualcosa».
Per Ricci il commercio è un'attività che risente del clima generale. «E la nostra provincia non sta bene, vive di troppe conflittualità e con tempi di decisioni troppo lenti, non solo rispetto all'economia ma anche nei riguardi di una efficienza amministrativa minima».
Ricci fa l'esempio del travel lift, la gru che le aziende della nautica invocano per poter usare il porto di Carrara per varare le navi.
«Ora minacciano di lasciare la zona apuana - ricorda Ricci - ma hanno ragione. E' un anno che aspettano una risposta al porto e pensiamo che il travel lift se lo pagherebbero da solo. Ma lo stesso ragionamento vale per Massa. Manca un piano degli hotel, manca un piano degli arenili. Il turismo incredibilmente regge, ma come possiamo immaginare una campagna di rilancio quando continiuamo ad avere i divieti di balneazione. Legati anche ad un depuratore che, alla luce dei rimpalli fra Comune e Gaia, non sarà pronto neppure la prossima estate?».
Ricci ricorda anche il Sin. «Da due anni il tavolo istituzionale di cui io faccio parte ne discute senza trovare una soluzione. A questo punto temo anche per la zona franca urbana. A parte che fa un certo effetto vedere la notizia sul Tg5 e scoprire che insieme a Ventimiglia siamo l'unica zona ad usufruirne a nord dell'Ombrone, temo che chi verrà pensi a lucrare i vantaggi e andarsene quanto prima».
L'ultimo sguardo di Ricci è sul marmo. «Un tempo era il volano della nostra economia o almeno di buona parte. Oggi la lavorazione è praticamente finita, resta solo l'estrazione. Temo che dovremo cambiare nome anche al distretto».
Il settore alimentare perde il 3,5 per cento, mentre il non alimentare scende del 5,1. Non sorprende, immaginando cosa significa la crisi per un settore come l'abbigliamento.
Le famiglie non spendono e così crescono i depositi in banca. Nella provincia si viaggia sull'8,6% per le famiglie, mentre le aziende vedono erodere i loro fondi di riserva che scendono del 8.4%.
Le imprese hanno bisogno di soldi, ma le banche (che fanno utili record, questa la voce che arriva dalla Cassa di Carrara) tagliano i fidi, chiedono di rientrare, ma soprattutto applicano interessi sulle aperture di credito che sono 2 e mezzo percentuali sopra la media regionale.
Uno scandalo (crescono i guadagni delle banche, non ci sono soldi per le aziende) che scandalizza anche Norberto Ricci, presidente dell'Ascom provinciale, che ha chiamato la stampa per ricordare che la crisi è di là da essere superata.
«La situazione per il commercio ed i servizi è grave - esordisce Ricci - anche gli acquisti di Natale non tirano. Ad una settimana dal 25 dicembre i nostri associati ci segnalano che non si è mosso niente. Speriamo che questi ultimi giorni spostino qualcosa».
Per Ricci il commercio è un'attività che risente del clima generale. «E la nostra provincia non sta bene, vive di troppe conflittualità e con tempi di decisioni troppo lenti, non solo rispetto all'economia ma anche nei riguardi di una efficienza amministrativa minima».
Ricci fa l'esempio del travel lift, la gru che le aziende della nautica invocano per poter usare il porto di Carrara per varare le navi.
«Ora minacciano di lasciare la zona apuana - ricorda Ricci - ma hanno ragione. E' un anno che aspettano una risposta al porto e pensiamo che il travel lift se lo pagherebbero da solo. Ma lo stesso ragionamento vale per Massa. Manca un piano degli hotel, manca un piano degli arenili. Il turismo incredibilmente regge, ma come possiamo immaginare una campagna di rilancio quando continiuamo ad avere i divieti di balneazione. Legati anche ad un depuratore che, alla luce dei rimpalli fra Comune e Gaia, non sarà pronto neppure la prossima estate?».
Ricci ricorda anche il Sin. «Da due anni il tavolo istituzionale di cui io faccio parte ne discute senza trovare una soluzione. A questo punto temo anche per la zona franca urbana. A parte che fa un certo effetto vedere la notizia sul Tg5 e scoprire che insieme a Ventimiglia siamo l'unica zona ad usufruirne a nord dell'Ombrone, temo che chi verrà pensi a lucrare i vantaggi e andarsene quanto prima».
L'ultimo sguardo di Ricci è sul marmo. «Un tempo era il volano della nostra economia o almeno di buona parte. Oggi la lavorazione è praticamente finita, resta solo l'estrazione. Temo che dovremo cambiare nome anche al distretto».
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