Gioco
Massesi risparmiatori
I massesi popolodi formichine:tutti i soldi in banca
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LA SEDE. La Banca Apuana di viale ChiesaGli apuani sono formichine, contengono le spese e mettono soldi da parte. Nonostante la grave crisi internazionale, le difficoltà delle famiglie ad arrivare alla fine del mese, e le condizioni sfavorevoli del tessuto economico locale
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MASSA. Gli apuani sono formichine, contengono le spese e mettono soldi da parte. Nonostante la grave crisi internazionale, le difficoltà delle famiglie ad arrivare alla fine del mese, e le condizioni sfavorevoli del tessuto economico locale. Il dato rivelato dal "Il Sole 24 Ore" nelle scorse settimane che ci proiettava intorno al ventesimo posto in Italia per raccolta (+9%), trova conferma nello screening di fine anno della Banca Apuana. I massesi preferiscono rimandare le spese e quel poco che riescono a risparmiare a fine mese, dopo aver fatto i conti con acquisti e bollette, finisce in banca.
Un dato positivo soltanto a metà perché indice dei timori e della scarsa fiducia nel futuro. «La crisi fa ancora paura - conferma Ezio Bertazzoni, Presidente di Banca Apuana - e questo induce a frenare l'investimento, piccolo o grande, a rimandare la spesa e a risparmiare. C'è poi l'effetto dell'abbassamento dei tassi dei mutui - continua - l'inflazione vicina allo zero e la stabilità dei prezzi dei beni di consumo. Mille euro rispetto al 2008 oggi valgono di più». Per ripartire - Bertazzoni non ha dubbi - «devono rimettersi in moto i consumi, altrimenti l'economia è destinata a soffrire». Insomma, serve una bella iniezione di fiducia. Facile a dirsi, meno a farsi. Il presidente Bertazzoni fa poi un'analisi sulla natura della banca che rappresenta e che vede aumentare i risparmi dei massesi. «Il nostro sistema ha radici profonde sul territorio. È formato da imprese, liberi professionisti, commercianti, artigiani, agricoltori e privati che hanno bisogno di un rapporto più diretto con l'istituto e della sua fiducia. La Banca Apuana è nata con l'obiettivo di essere il riferimento per gli apuani. E i dati, ad oggi, ci danno ragione». Nel 2009 (dato relativo a novembre) l'istituto di credito ha raccolto il 30% in più di denaro. La Banca grida al successo anche per l'aumento degli impieghi (erogazione di denaro attraverso finanziamenti e prestiti), l'altra voce sensibile nell'economia bancaria, che si attestano intorno al 30% contro il 9-9,5% del sistema di credito cooperativo nazionale e dello 0,5-1% delle altre banche in Italia. Il 15% dei prestiti è stato erogato alle imprese, il restante, una buona percentuale quindi, ai privati. «Questo significa che noi abbiamo erogato e abbiamo favorito la liquidità delle imprese - commenta Bertazzoni - in un momento in cui le altre realtà hanno stretto le maglie. Non vogliamo usare toni trionfalistici - continua Bertazzoni - ma il bilancio è positivo. In questo siamo senza dubbio facilitati dalla novità e dall'essere una banca nuova sul territorio e anche dal fatto che manteniamo un rapporto diretto con il cliente e con i nostri soci che oggi sono 1850. Molto positiva anche l'esperienza di Carrara. La nuova filiale sta rispettando il percorso fissato dai vertici della Banca». Insomma, i massesi, almeno quelli che si affidano al credito cooperativo, risparmiano. C'è da sperare però che presto tornino anche a spendere per ridare ossigeno al commercio e a tutta l'economia.
Un dato positivo soltanto a metà perché indice dei timori e della scarsa fiducia nel futuro. «La crisi fa ancora paura - conferma Ezio Bertazzoni, Presidente di Banca Apuana - e questo induce a frenare l'investimento, piccolo o grande, a rimandare la spesa e a risparmiare. C'è poi l'effetto dell'abbassamento dei tassi dei mutui - continua - l'inflazione vicina allo zero e la stabilità dei prezzi dei beni di consumo. Mille euro rispetto al 2008 oggi valgono di più». Per ripartire - Bertazzoni non ha dubbi - «devono rimettersi in moto i consumi, altrimenti l'economia è destinata a soffrire». Insomma, serve una bella iniezione di fiducia. Facile a dirsi, meno a farsi. Il presidente Bertazzoni fa poi un'analisi sulla natura della banca che rappresenta e che vede aumentare i risparmi dei massesi. «Il nostro sistema ha radici profonde sul territorio. È formato da imprese, liberi professionisti, commercianti, artigiani, agricoltori e privati che hanno bisogno di un rapporto più diretto con l'istituto e della sua fiducia. La Banca Apuana è nata con l'obiettivo di essere il riferimento per gli apuani. E i dati, ad oggi, ci danno ragione». Nel 2009 (dato relativo a novembre) l'istituto di credito ha raccolto il 30% in più di denaro. La Banca grida al successo anche per l'aumento degli impieghi (erogazione di denaro attraverso finanziamenti e prestiti), l'altra voce sensibile nell'economia bancaria, che si attestano intorno al 30% contro il 9-9,5% del sistema di credito cooperativo nazionale e dello 0,5-1% delle altre banche in Italia. Il 15% dei prestiti è stato erogato alle imprese, il restante, una buona percentuale quindi, ai privati. «Questo significa che noi abbiamo erogato e abbiamo favorito la liquidità delle imprese - commenta Bertazzoni - in un momento in cui le altre realtà hanno stretto le maglie. Non vogliamo usare toni trionfalistici - continua Bertazzoni - ma il bilancio è positivo. In questo siamo senza dubbio facilitati dalla novità e dall'essere una banca nuova sul territorio e anche dal fatto che manteniamo un rapporto diretto con il cliente e con i nostri soci che oggi sono 1850. Molto positiva anche l'esperienza di Carrara. La nuova filiale sta rispettando il percorso fissato dai vertici della Banca». Insomma, i massesi, almeno quelli che si affidano al credito cooperativo, risparmiano. C'è da sperare però che presto tornino anche a spendere per ridare ossigeno al commercio e a tutta l'economia.
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