Il Tirreno

Ex Rumianca

«Se esplode è una strage»

Giorgio Mori e, sopra il misterioso bunker antiaereo
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Giorgio Mori e, sopra il misterioso bunker antiaereo

Il terrore negli occhi: fu quello che Giorgio Mori, presidente provinciale dell'Anpi, 64 anni fa lesse negli occhi di un custode della Rumianca. Se non gli avesse aperto la porta di un deposito, Mori - giovane partigiano all'epoca 22enne - minacciò di farla saltare con una bomba; al che, l'interlocutore lo supplicò

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CARRARA. «No, non fatelo: altrimenti il veleno che è lì dentro ci ammazzerà tutti».

Dopo aver letto sul "Tirreno" i nostri articoli in merito alle rivelazioni choc contenute nel libro di Gianluca Di Feo "Veleni di Stato", e cioé che alla ex Rumianca vi fosse in tempo di guerra un deposito di devastanti armi chimiche, Giorgio Mori - oggi 86enne, dinamico presidente provinciale Anpi - è venuto a trovarci per raccontare quell'episodio della sua memoria, risalente ai mesi di febbraio - marzo 1945.

«In quel periodo la città aveva più di centomila abitanti tra residenti, profughi e transfughi dal Nord Italia - racconta - ed era governata dal C.l.n. (Comitato di liberazione nazionale); la formazione partigiana "G. Ulivi", comandata dal "Memo" aveva tra l'altro anche compiti di polizia, in caso di bisogno, contro eventuali furti, rapine e quant'altro. Dietro un ordine del CLN, cinque o sei di noi, diretti dal Memo fummo incaricati di effettuare un'indagine e anche degli arresti nella zona sotto la giurisdizione tedesca, e precisamente la zona industriale di Avenza negli stabilimenti Rumianca e Montecatini e tutto in una sola notte, usando come mezzo di trasporto il tram, che funzionava solo di sera dalle 22 alle 24 e al mattino dalle 6 alle 8; questo perché durante il giorno - aggiunge - veniva spesso e volentieri mitragliato dall'aviazione alleata».

Spiega ancora Mori: «Salimmo sul tram delle 22 in abiti civili, con documenti falsi; sotto i trench e i cappotti, ognuno di noi teneva nascosto il proprio Sten o mitra; il Memo si incaricò di tenere a bada il tramviere, tremebondo, che avendoci riconosciuti tentò di abbandonare la vettura. All'altezza dello Stadio salì sul tram un giovane soldato tedesco e vedendo dei giovani come lui si avvicinò a noi cercando un contatto; uno di noi gli fece capire che il suo Mauser, che teneva in spalla, era inutile a fronte degli Sten e dei mitra che tenevamo sotto i cappotti e che gli mostrammo. Il giovane soldato restò esterrefatto, poi prima che il tram fermasse si gettò fuori della vettura, restando inebetito in mezzo alla strada a guardare il tram che si allontanava».

Ed eccoci al punto.
La squadra di partigiani arriva alla Rumianca: «Arrivati allo stabilimento, un dirigente che stava aspettandoci ci mostrò il deposito nascosto e camuffato perché i tedeschi non lo trovassero, nel sottosuolo di un capannone, al quale si accedeva da una scala; deposito confiscato dal Cln, la cui porta aveva subito una effrazione. Alcuni sacchi erano stati asportati: noi sapevamo già il nome degli autori e in un secondo tempo saremmo andati a prelevare». Ma, sottolinea Mori, vicino al deposito una porta in ferro blindata e massiccia «attirò la nostra attenzione, perché vi erano affissi degli avvisi di pericolo di morte, scritti in italiano e tedesco: alla nostra domanda su cosa ci fosse dietro la porta, il dirigente che ci accompagnava ci disse che vi era un veleno potentissimo e pericoloso. Non vi era la chiave, uno di noi minacciò di farla saltare con una bomba, l'uomo si disperò e con le lacrime agli occhi ci spiegò che se lo avessimo fatto avremmo provocato un immane disastro perché quel veleno avrebbe ucciso in pochi istanti chi lo respirava». Insomma, il rischio era una strage di civili chissà in quale raggio.

Conclude Mori: «Lasciammo la Rumianca e andammo a catturare i due ladruncoli, trascinandoceli dietro e consegnandoli poi al Cln. Ho voluto raccontare questo episodio, che avvenne due mesi prima della liberazione del 25 Aprile 1945 e non so se può servire a chiarire l'enigma dei veleni. Comunque una cosa è certa: se i servizi segreti militari inglesi e americani si interessarono subito dopo la Liberazione dello stabilimento Rumianca, vuol dire che qualcosa di serio e pericoloso esisteva davvero».

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