Il Tirreno

Santa Lucia

«No alla moschea»Ma il parroco dice:meglio di certe feste

Claudio Figaia
<strong>LA SALA </strong>L’esterno dello spazio parrocchiale a fianco della chiesa di S. Lucia
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LA SALA L’esterno dello spazio parrocchiale a fianco della chiesa di S. Lucia

Come è possibile che da un giorno all'altro la tranquillità di un paesino come Santa Lucia si trasformi in un raduno di preghiera per mussulmani, lì proprio nel salone in cui, fino a qualche giorno fa, si facevano feste di compleanno per far divertire i nostri ragazzi?»

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MASSA. «Come è possibile che da un giorno all'altro la tranquillità di un paesino come Santa Lucia si trasformi in un raduno di preghiera per mussulmani, lì proprio nel salone in cui, fino a qualche giorno fa, si facevano feste di compleanno per far divertire i nostri ragazzi?»
La denuncia arriva da alcuni abitanti di Santa Lucia. E sembra proprio una polemicaccia di quelle che piacciono alla Lega Nord, destinata, magari, ad aprire un piccolo "scontro di civiltà" in salsa massese. Con un'"aggravante": quel salone fa parte della parrocchia, ed è proprio a fianco della chiesetta del quartiere.
Portavoce della protesta sono due giovani donne che dicono però di rappresentare "tutti" i parrocchiani di Santa Lucia. Ci portano una lettera infuocata. Ne riportiamo alcuni passaggi: «Poi ci si lamenta se i nostri ragazzi finiscono in brutti giri... e parlano di discriminazioni quando i più agevolati della società sono proprio loro, i clandestini... È una vergogna che il vescovo permetta al nostro parroco di decidere sul da farsi nel nostro paesino, senza informarci... A meno che non sia un discorso di interesse dato che il salone in cui oggi ci sono i tappetini per le preghiere ad Allah si trasformerà di nuovo per ospitare la annuale sagra di Santa Lucia con "bollenti" e pesca di beneficenza... E senza riguardo per il rispetto delle norme igieniche».
Insomma: "Vengono prima gli stranieri di noi parrocchiani".
Ma il parroco don Lorenzo Corradini, che cura le anime di Borgo del Ponte e di Santa Lucia, non ci sta. E replica con fermezza. Con argomentazioni improntate alla tolleranza e al dialogo.
Tipo con le idee chiare, don Lorenzo, che di fronte a queste dure critiche non porge certo l'altra guancia. Ma chiarisce punto per punto, dice di credere poco che «tutto il paese» lo contesti, e contrattacca.
Sulla "mecca", come la chiamano le signore accusatrici, innanzitutto. «Non è vero che ho trasformato la sala della parrocchia in un luogo di preghiera per islamici. Ho concesso, questo sì, gli spazi, per una sera soltanto, alla comunità mussulmana, di cui fanno parte diverse persone residenti nella nostra parrocchia, per un incontro di preghiera».
Una volta sola, specifica don Lorenzo. Che la sua scelta, però, la rivendica fino in fondo. «Sia chiaro: preferisco concedere la sala per un'occasione di preghiera piuttosto che per quelle feste di compleanno che sono una sagra dello spreco, del consumismo, dello sperpero di denaro». Anche se il Dio è un altro? «Perché no? Guardi, da quando sono qui, da quattro anni, il dialogo interreligioso ha fatto passi avanti significativi. Ogni anno ricordiamo i caduti di Nassyria coinvolgendo i mussulmani, con le altre religioni abbiamo un rapporto ottimo... Comunque, le feste di compleanno si continueranno a fare nel salone di Santa Lucia».
Ma don Corradini replica anche sui "fini di lucro". «La stanza non è mai stata affittata a gruppi religiosi islamici, né ad altri. Per farlo occorrerebbe il permesso della Curia. Il salone viene concesso gratis agli abitanti per organizzare festicciole; poi i parrocchiani, se vogliono, fanno un'offerta. Per il resto viene utilizzata per iniziative di catechesi promosse dalla stessa parrocchia».
Infine, la questione sagra: «Siamo perfettamente in regola, abbiamo tutte le autorizzazioni, a cominciare da quelle igienico sanitarie».
Mi creda, conclude don Lorenzo, «sono scandalizzato da queste accuse. Perché queste persone non sono venute da me a esporre i loro problemi, perché si rivolgono al giornale?»

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