Finanza
Due vigilantes sotto processo
La guardia faceva la cresta
Da guardia giurata infedele a muratore, dopo essere stato licenziato dall'istituto di polizia privata fiorentino dove l'uomo era stato assunto come vigilante, assieme ad altri due colleghi - uno dei quali è stato cacciato dal servizio - finiti sotto processo con l'accusa di peculato
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LUCCA. È la storia di Mauro Rossu, di 39 anni, originario di Carbonia e residente a Carrara, il quale davanti al gup (ossia il giudice per l'udienza preliminare) Simone Silvestri, ha patteggiato la pena a due anni e dieci mesi di reclusione.
Gli è stato revocato il decreto di guardia giurata e il porto d'armi e l'istituto di polizia privata lo ha licenziato per giusta causa. Stessa sorte è toccata al collega Andrea Menconi, 34 anni, di Avenza, che il giudice ha rinviato a giudizio mentre è ancora in servizio Fabio Sartini, 46 anni, di Carrara che, attraverso il suo legale, ha optato per il rito abbreviato.
LA STORIA La vicenda risale al 2007 e va avanti sino alla fine del 2008 quando due delle tre guardie giurate finiscono ai domiciliari. Il responsabile dell'istituto di vigilanza fiorentino invia una serie di esposti per misteriosi ammanchi legati all'attività di portavalori per conto di società autostradali, istituti di credito e supermarket. Cosa avviene? Sparisce di tanto in tanto del denaro. Somme di 3-4 mila euro sino a un massimo di 6-7 mila euro per un totale di 30mila euro. Che la società di polizia privata deve rimborsare ai committenti. Gli ammanchi risultano dagli introiti ai caselli di Chiesina Uzzanese, Altopascio e Lucca, dal bancomat all'agenzia del Bnl di Viareggio e di un altro istituto di credito a Capezzano Pianore e a quelli del Penny Market di Viareggio (tra i primi a presentare una denuncia), del Mercatone Uno di Altopascio e dell'Esselunga di Lunata. Il sostituto procuratore Sergio Garofalo per venire a capo dell'intricata vicenda decide di riunire i fascicoli dei singoli episodi in un unico faldone. Affidando le indagini alla sezione di pg della polstrada di Montecatini e ai carabinieri della pg in servizio in procura.
LA TECNOLOGIA SERVE Senza l'utilizzo di microspie e videocamere nascoste nei luoghi dove venivano commessi i reati e senza le tanto vituperate intercettazioni telefoniche e i conseguenti tabulati che consentono agli investigatori di capire dove si trova l'utente in un preciso istante i tre metronotte finiti nei guai non sarebbero mai stati scoperti. Perchè le guardie giurate - che quasi sempre venivano assegnate allo stesso servizio in veste di autista, scorta e prelevatore - utilizzavano industriosi stratagemmi. Erano riusciti a modificare il sistema di sganciamento del sacco di chiusura del casello. Le buste con all'interno i soldi del pedaggio vengono fatte cadere in un cestello al quale i metronotte agganciano il sacco. Soltanto in quell'istante si apre la fessura e le buste finiscono all'interno. Un modo per impedire a chiunque di impossessarsene. Ma per l'accusa le tre guardie giurate erano riuscite, limando un ingranaggio del meccanismo, a dilatare i tempi di chiusura quel tanto che basta per poter spingere fuori almeno una busta con il denaro. Erano anche riusciti ad eludere il sistema di fotocellule che stabilisce quante buste con il denaro vengono sistemate dentro al cestello. E usando l'attak avevano chiuso ermeticamente le buste prelevate dal Penny Market attraverso la rottura, con un taglierino, di un lembo della cucitura. Erano poi incaricati di ricaricare i bancomat. Ma, stando all'accusa, inserivano le banconote da 50 e 100 euro, ma toglievano quelle residue e falsificavano i verbali dichiarando che all'interno non c'erano più soldi o ce n'erano meno di quelli effettivi.
ERRORE FATALE Ogni volta la differenza era comunque non superiore ai mille-duemila euro. Ma in una circostanza - con gli inquirenti ormai alle calcagna - uno dei tre metronotte avrebbe effettuato al bancomat un prelievo più alto: oltre 3mila euro in un sol colpo. E avuta la percezione di essere stato scoperto li avrebbe rimessi qualche settimana dopo. Un errore fatale che fece scattare gli arresti.
Gli è stato revocato il decreto di guardia giurata e il porto d'armi e l'istituto di polizia privata lo ha licenziato per giusta causa. Stessa sorte è toccata al collega Andrea Menconi, 34 anni, di Avenza, che il giudice ha rinviato a giudizio mentre è ancora in servizio Fabio Sartini, 46 anni, di Carrara che, attraverso il suo legale, ha optato per il rito abbreviato.
LA STORIA La vicenda risale al 2007 e va avanti sino alla fine del 2008 quando due delle tre guardie giurate finiscono ai domiciliari. Il responsabile dell'istituto di vigilanza fiorentino invia una serie di esposti per misteriosi ammanchi legati all'attività di portavalori per conto di società autostradali, istituti di credito e supermarket. Cosa avviene? Sparisce di tanto in tanto del denaro. Somme di 3-4 mila euro sino a un massimo di 6-7 mila euro per un totale di 30mila euro. Che la società di polizia privata deve rimborsare ai committenti. Gli ammanchi risultano dagli introiti ai caselli di Chiesina Uzzanese, Altopascio e Lucca, dal bancomat all'agenzia del Bnl di Viareggio e di un altro istituto di credito a Capezzano Pianore e a quelli del Penny Market di Viareggio (tra i primi a presentare una denuncia), del Mercatone Uno di Altopascio e dell'Esselunga di Lunata. Il sostituto procuratore Sergio Garofalo per venire a capo dell'intricata vicenda decide di riunire i fascicoli dei singoli episodi in un unico faldone. Affidando le indagini alla sezione di pg della polstrada di Montecatini e ai carabinieri della pg in servizio in procura.
LA TECNOLOGIA SERVE Senza l'utilizzo di microspie e videocamere nascoste nei luoghi dove venivano commessi i reati e senza le tanto vituperate intercettazioni telefoniche e i conseguenti tabulati che consentono agli investigatori di capire dove si trova l'utente in un preciso istante i tre metronotte finiti nei guai non sarebbero mai stati scoperti. Perchè le guardie giurate - che quasi sempre venivano assegnate allo stesso servizio in veste di autista, scorta e prelevatore - utilizzavano industriosi stratagemmi. Erano riusciti a modificare il sistema di sganciamento del sacco di chiusura del casello. Le buste con all'interno i soldi del pedaggio vengono fatte cadere in un cestello al quale i metronotte agganciano il sacco. Soltanto in quell'istante si apre la fessura e le buste finiscono all'interno. Un modo per impedire a chiunque di impossessarsene. Ma per l'accusa le tre guardie giurate erano riuscite, limando un ingranaggio del meccanismo, a dilatare i tempi di chiusura quel tanto che basta per poter spingere fuori almeno una busta con il denaro. Erano anche riusciti ad eludere il sistema di fotocellule che stabilisce quante buste con il denaro vengono sistemate dentro al cestello. E usando l'attak avevano chiuso ermeticamente le buste prelevate dal Penny Market attraverso la rottura, con un taglierino, di un lembo della cucitura. Erano poi incaricati di ricaricare i bancomat. Ma, stando all'accusa, inserivano le banconote da 50 e 100 euro, ma toglievano quelle residue e falsificavano i verbali dichiarando che all'interno non c'erano più soldi o ce n'erano meno di quelli effettivi.
ERRORE FATALE Ogni volta la differenza era comunque non superiore ai mille-duemila euro. Ma in una circostanza - con gli inquirenti ormai alle calcagna - uno dei tre metronotte avrebbe effettuato al bancomat un prelievo più alto: oltre 3mila euro in un sol colpo. E avuta la percezione di essere stato scoperto li avrebbe rimessi qualche settimana dopo. Un errore fatale che fece scattare gli arresti.
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