Sicurezza
Balneari a Roma contro l'Europa
Chiara Sillicani
Cinquanta balneari massesi e carraresi all'assemblea generale delle imprese balneari italiane che si riuniscono per difendere i propri interessi e investimenti, ora che le concessioni tornano allo Stato per una nuova assegnazione. I balneari toscani si augurano il rinnovo automatico delle concessioni fino al 2015
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MASSA. Sono partiti questa mattina alle 5. Cinquanta balneari, massesi e carraresi, alla volta di Roma. Parteciperanno all'assemblea generale delle imprese balneari italiane, in programma all'auditorium di Santa Cecilia. Per ribadire ancora una volta il concetto: gli stabilimenti sono un servizio ai cittadini, ma anche un investimento, un'impresa i cui titolari hanno realizzato a suon di quattrini.
Nel mirino l'ormai famosa direttiva Bolkestein nata con lo scopo di favorire la circolazione, non solo delle merci, ma anche dei servizi all'interno del mercato europeo. E tra quei servizi sono inclusi anche gli stabilimenti balneari. Conseguenza? Le concessioni, al momento della scadenza, tornano allo Stato che le distribuisce con un bando di evidenza pubblica. Insomma, il demanio proprietario di un bene, lo consegna nelle mani di chi ritiene il miglior fiduciario, il più bravo a valorizzarlo e a rispettarne la vocazione.
Sandro Telara, presidente provinciale del Sib-Confcommercio oggi è a Roma, è convinto che la scelta dell'Europa danneggi la categoria: «Siamo in difficoltà e contiamo su una legge regionale, sul modello dell'Emilia Romagna, che ci permetta di lavorare». E la speranza è che il consiglio regionale discuta di concessioni il 22 durante la seduta dedicata alla legge finanziaria. I balneari toscani e con loro quelli massesi si augurano che, nella forma dell'emendamento alla finanziaria, sia presentato un documento sul rinnovo automatico delle concessioni fino al 2015. Anche se il loro obbiettivo è la proroga ventennale.
Insomma, chiedono, e lo faranno anche oggi di fronte al governo, di avere 20 anni a disposizione per adeguarsi alla normativa, per passare dal vecchio regime normativo, al nuovo. Non solo, ma anche per ammortizzare spese e mutui. Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba - Confesercenti spiega che «i balneari non vogliono essere i padroni della spiaggia, ma hanno bisogno di un tempo di adeguamento. Alcuni concessionari si sono esposti contraendo mutui, devono essere tutelati».
Di diversa opinione Roberto Aliboni, presidente dimissionario dell'associazione Riviera Apuana. «Mi sembra - precisa - che il governo stia rispondendo alle nostre richieste, adesso serve tempo». E in gioco ci sono soprattutto due articoli del codice della navigazione, il 37 e il 49. L'articolo 37 stabilisce che «nel caso di più domande di concessione, è preferito il richiedente che dia maggiori garanzie di proficua utilizzazione e si proponga di avvalersi della concessione per un uso di più rilevante interesse pubblico».
Nel caso non ci siano più domande, la preferenza è del precedente concessionario a cui solitamente è assicurato il rinnovo. Ora si parla di abolire questo articolo. «È un passo necessario - spiega Aliboni - per adeguarsi alle richieste dell'Europa». Che nei confronti dell'Italia ha già avviato una procedura di infrazione, insomma ci ha bacchettati per non esserci messi in regola. Altra storia è l'articolo 49. Se i balneari difendono il 37 che garantisce il loro diritto di insistenza, vorrebbero invece l'abolizione del 49 che prevede, in caso di mancato rinnovo, l'incameramento nei beni demaniali di tutte le opere di facile rimozione.
Insomma per i balneari sono tempi duri. Oggi lo ribadiranno a Roma chiedendo al governo i 20 anni di proroga per passare dall'attuale regime a quello definito dalla direttiva europea. «È fondamentale - conclude Roberto Aliboni - che quando si parla di concessioni, non si pensi esclusivamente ai balneari. Sono concessioni le frequenze televisive - ricorda - le autostrade, le sorgenti, il suolo pubblico occupato dagli ambulanti». Non solo i balneari, quindi dovrebbero tremare. Anche se le loro attività sono quelle più marcatamente segnate. E tempi magri per i bagni significa, dalle nostre parti, turismo in crisi.
Nel mirino l'ormai famosa direttiva Bolkestein nata con lo scopo di favorire la circolazione, non solo delle merci, ma anche dei servizi all'interno del mercato europeo. E tra quei servizi sono inclusi anche gli stabilimenti balneari. Conseguenza? Le concessioni, al momento della scadenza, tornano allo Stato che le distribuisce con un bando di evidenza pubblica. Insomma, il demanio proprietario di un bene, lo consegna nelle mani di chi ritiene il miglior fiduciario, il più bravo a valorizzarlo e a rispettarne la vocazione.
Sandro Telara, presidente provinciale del Sib-Confcommercio oggi è a Roma, è convinto che la scelta dell'Europa danneggi la categoria: «Siamo in difficoltà e contiamo su una legge regionale, sul modello dell'Emilia Romagna, che ci permetta di lavorare». E la speranza è che il consiglio regionale discuta di concessioni il 22 durante la seduta dedicata alla legge finanziaria. I balneari toscani e con loro quelli massesi si augurano che, nella forma dell'emendamento alla finanziaria, sia presentato un documento sul rinnovo automatico delle concessioni fino al 2015. Anche se il loro obbiettivo è la proroga ventennale.
Insomma, chiedono, e lo faranno anche oggi di fronte al governo, di avere 20 anni a disposizione per adeguarsi alla normativa, per passare dal vecchio regime normativo, al nuovo. Non solo, ma anche per ammortizzare spese e mutui. Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba - Confesercenti spiega che «i balneari non vogliono essere i padroni della spiaggia, ma hanno bisogno di un tempo di adeguamento. Alcuni concessionari si sono esposti contraendo mutui, devono essere tutelati».
Di diversa opinione Roberto Aliboni, presidente dimissionario dell'associazione Riviera Apuana. «Mi sembra - precisa - che il governo stia rispondendo alle nostre richieste, adesso serve tempo». E in gioco ci sono soprattutto due articoli del codice della navigazione, il 37 e il 49. L'articolo 37 stabilisce che «nel caso di più domande di concessione, è preferito il richiedente che dia maggiori garanzie di proficua utilizzazione e si proponga di avvalersi della concessione per un uso di più rilevante interesse pubblico».
Nel caso non ci siano più domande, la preferenza è del precedente concessionario a cui solitamente è assicurato il rinnovo. Ora si parla di abolire questo articolo. «È un passo necessario - spiega Aliboni - per adeguarsi alle richieste dell'Europa». Che nei confronti dell'Italia ha già avviato una procedura di infrazione, insomma ci ha bacchettati per non esserci messi in regola. Altra storia è l'articolo 49. Se i balneari difendono il 37 che garantisce il loro diritto di insistenza, vorrebbero invece l'abolizione del 49 che prevede, in caso di mancato rinnovo, l'incameramento nei beni demaniali di tutte le opere di facile rimozione.
Insomma per i balneari sono tempi duri. Oggi lo ribadiranno a Roma chiedendo al governo i 20 anni di proroga per passare dall'attuale regime a quello definito dalla direttiva europea. «È fondamentale - conclude Roberto Aliboni - che quando si parla di concessioni, non si pensi esclusivamente ai balneari. Sono concessioni le frequenze televisive - ricorda - le autostrade, le sorgenti, il suolo pubblico occupato dagli ambulanti». Non solo i balneari, quindi dovrebbero tremare. Anche se le loro attività sono quelle più marcatamente segnate. E tempi magri per i bagni significa, dalle nostre parti, turismo in crisi.
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