Il Tirreno

Allarme sovraffollamento

I reclusi dormono per terra

Il direttore del carcere Salvatore Iodice
◗
Il direttore del carcere Salvatore Iodice

Dalla casa circondariale di via Pellegrini arrivano conferme alla lettera dei familiari di un detenuto: i carcerati in cella dormono per terra. «Non sempre, ma qualche volta è capitato. Del resto anche qui a Massa c'è il sovraffollamento come nel resto d'Italia». Nessun commento invece dal direttore, Salvatore Iodice

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Quindi l'emergenza sovraffollamento esiste. Un problema che la direzione del carcere non ha mai nascosto. Anzi. A Ferragosto i detenuti avevano approfittato di una visita dell'onorevole dell'Italia dei valori Fabio Evangelisti per consegnargli una lettera aperta. «La nostra condizione non è da paese civile», aveva scritto chi vive dietro le sbarre di via Pellegrini. I carcerati già allora avevano denunciato le gravi condizioni di sovraffollamento in cui vivono. «Stiamo stipati in anguste celle, chiusi 20 ore al giorno su pericolosi letti a castello. Non è da paese civile». I detenuti sostenevano che le celle fossero «piene di persone che in realtà non dovrebbero starci, finiti in carcere per reati ridicoli per aver sottratto prodotti alimentari al supermercato per nutrirsi, per piccoli furti o per qualche spinello, persone che sottraggono diritti agli altri detenuti». La lettera si concludeva con la richiesta a Evangelisti di farsi portavoce in parlamento anche dei loro attuali disagi.

Quando in tutte le carceri italiane si era cominciata a levare la protesta, però, da Massa nessuno aveva alzato la voce. Eppure il direttore Iodice aveva ammesso che i problemi nella sua struttura c'erano: «Ci sono ovunque - aveva spiegato - e anche da noi. Abbiamo un centinaio di detenuti in più e quindi un problema di sovraffollamento esiste. A peggiorare le cose poi ci sono i lavori di ristrutturazione di un'ala del carcere che speriamo vengano conclusi entro breve. In questo momento effettivamente non si sta bene».

La lettera dei familiari di un recluso della casa circondariale di via Pellegrini (vedi box a sinistra) e la conferma che arriva dallo stesso carcere testimonia che la situazione è disastrosa ed è tornato l'allarme rosso che c'era prima dell'indulto. Segno che aprire le porte delle celle senza aiutare chi tornava in libertà è stato un autogol. Tre anni e mezzo fa grazie all'indulto furono un'ottantina i reclusi che tornarono a casa. L'indulto aveva praticamente svuotato il penitenziario. Fu un'estate davvero strana quella del 2006 per chi si trovava dietro le sbarre. Molti di loro si fecero i conti, sperando di rientrare nell'esercito dei graziati. Anche perché l'ultimo indulto prima di quello di Clemente Mastella risaliva al dicembre 1990.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze