Sicurezza
A MARINA
L'eredità milionaria contesa
Massimo Braglia
Un testamento contestato, una villa principesca nella campagna toscana con possedimenti e tenute estese su 1.500 ettari e tre comuni; e ancora: la vedova senza figli di un ricchissimo armatore greco
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CARRARA. Un testamento contestato, una villa principesca nella campagna toscana con possedimenti e tenute estese su 1.500 ettari e tre comuni; e ancora: la vedova senza figli di un ricchissimo armatore greco, un gruppo di nipoti che da 25 anni cerca di far rispettare le volontà di quella loro prozia che aveva lasciato l'enorme eredità alla Provincia di Pistoia perché realizzasse un convalescenziario e altre strutture per bambini. Sono questi e molti altri gli ingredienti di una vicenda intricata che sembra la trama di un romanzo, e che invece è la solita brutta storia di giustizia al rallentatore all'italiana.
Tanto al rallentatore che dei cinque nipoti di Eletta Pucci, nobildonna fiorentina che a fine 800 conobbe e sposò il magnate del petrolio greco Luigi Ankuri, ne è rimasta in vita solo una, Maria Gabriella Terzani, che vive a Marina di Carrara; gli altri quattro suoi fratelli, che abitavano a Genova, sono morti.
Il gioiello di quel lascito è sicuramente Villa Belvedere a Montecatini, 44 stanze, attualmente sede dell'Asl, che fu la tenuta estiva della coppia da favola Eletta Pucci-Luigi Ankuri; ma alla Provincia di Pistoia lasciò anche altri possedimenti a Massa e Cozzile, Borgo a Buggiano, Pieve a Nievole e Ponte Buggianese, terreni e fabbricati. Proibiva l'alienazione e altri scopi se non quelli legati all'ospedale per bambini. Invece c'è una mensa, oltre alla sede Asl, poi alcuni poderi sarebbero stati espropriati per costruire palazzi, altri venduti, altri affittati, ma senza che il ricavato fosse impiegato a favore dei cittadini di Montecatini e della Valdinievole.
Una coppia da favola che ebbe una sola bambina, morta in tenera età; Eletta Pucci rimase vedova e nel 1931, nello studio del notaio Ettore Quirici a Pescia, vergò le sue ultima volontà. Nei primi anni Ottanta, i cinque figli dell'unica nipote diretta che non siglarono, nel 1935, una transazione con la Provincia di Pistoia, cioè i cinque figli di Renata Pucci, intentano una causa. «Mai ci saremmo immaginati che oggi, nel 2009, saremmo stati in attesa di una parola definitiva sulla vicenda...», commenta amareggiata Maria Gabriella Terzani. Invece è così.
LE RICHIESTE. Gli eredi di Eletta Pucci chiedono alla giustizia italiana di tornare in possesso dei beni perché non sono state rispettate le sue volontà; la Provincia di Pistoia eccepisce che l'azione legale è prescritta (il testamento è del 1931), e che sia l'occupazione nazista sia l'alluvione avrebbero arrecato danni al patrimonio. In primo grado, la Provincia di Pistoia ha avuto ragione, ora siamo ancora in attesa dell'appello (fissato a Firenze per il marzo 2010), ma intanto c'è una prima soddisfazione per gli eredi, un passaggio giudiziario in sede europea che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per chi chiede risarcimenti contro i processi troppo lunghi.
In passato, di fronte alle lungaggini della causa, gli eredi di Eletta Pucci si erano rivolti alla Corte d'Appello di Genova, e questa aveva condannato l'Italia a pagare 8mila euro per danni morali e 1.000 euro per le spese.
Il fatto è però che prima di ottenere quei soldi - simbolici, vista la cifra in ballo, a fronte dell'impegno psico-fisico di un simile procedimento monstre - l'avvocato di Gabriella Terzani e dei suoi fratelli, Claudio De Filippi (ha studi a Spezia, Parma e Milano), ha dovuto prima fare un pignoramento presso la Banca d'Italia - dove ha recuperato una parte della cifra - ma poi è intervenuta una legge del governo Prodi che impedisce questa procedura; allora, altra istanza di pignoramento presso Equitalia di Pisa, ma dal 1º marzo 2009 una legge - governo Berlusconi - impone che non si possa pignorare neppure a Equitalia.
A STRASBURGO PRIMO ROUND VITTORIOSO. A quel punto, l'avvocato De Filippi ha riferito questa odissea a Strasburgo, in sostanza che lo Stato non paga, e la Corte Europea dei diritti umani ha stabilito, proprio per il caso Terzani, che siccome la "legge Pinto" è inadeguata nello stabilire i risarcimenti (cifre basse, difficoltà nel riscuotere i soldi), allora di andare pure direttamente a Strasburgo. Entro il 10 gennaio prossimo lo Stato italiano dovrà controdedurre. Insomma, grazie al ricorso dell'avvocato De Filippi su questo caso, la Corte europea potrà essere investita dei ricorsi analoghi.
Per ora comunque, le cifre legate ai possibili risarcimenti europei sono inezie di fronte al valore degli immobili in ballo: le perizie tecniche indicano che, negli Anni Ottanta, il valore era di circa 50 miliardi di lire, oggi almeno trenta milioni di euro. In ballo ci sono 15 milioni di metri quadrati... La signora Maria Gabriella Terzani, cugina fra l'altro del giornalista e scrittore Tiziano («Mio papà Ruggero e il suo, Augusto, erano fratelli») mostra la cartina dei beni, e il testamento.
UNA PERIZIA (FORSE) DECISIVA. Vi è anche una perizia, alla base del loro ricorso, secondo la quale sarebbe evidente che le disposizioni testamentarie non sarebbero state rispettate. Oggi, chiedono la restituzione di tutti i beni o, in subordine, la quantificazione di un risarcimento congruo. Ma, al di là di quella che sarà la decisione della giustizia, quello che è ritenuto assurdo e inaccettabile è la lungaggine: un quarto di secolo nelle aule dei tribunali. Ma vediamo la ricostruzione della vicenda come viene affrontata nella relazione del consulente Paolo Lotti. Ricapitoliamo: dall'unione con il ricchissimo armatore greco, Luigi Ankuri, Eletta Pucci ebbe una bambina, destinata però a vivere appena due anni.
Proprio in ricordo alla sua sfortunata piccina la signora Ankuri, rimasta vedova, stabilì che alla sua morte la villa Belvedere, dimora principesca e in un parco con terreni immensi, case coloniche, fattorie e vigne in Valdinievole, che era stata lo scenario delle loro estati d'amore (d'inverno abitavano a Firenze), avrebbe dovuto diventare il luogo in cui i bambini sfortunati del pistoiese potevano ritrovare la salute. Lo scrisse di suo pugno, riempiendo con la sua grafia di raffinata signora dell'ottocento dieci pagine in cui spiegava alla Provincia di Pistoia che quell'eredità miliardaria era un lascito vincolato e quell'uso specifico della villa. Quest'ultima insieme al resto del patrimonio, doveva essere gestita con cura e con parsimonia, non doveva avere destinazioni diverse o essere venduta per realizzare soldi liquidi. Il consulente tecnico d'ufficio Paolo Lotti già 16 anni fa spiegava ai magistrati che la Provincia vi aveva insediato un deposito, la cucina della mensa scolastica, sale riunioni e uffici sanitari, affittando persino alcuni locali ad un'associazione di Montecatini. «Di che cosa hanno beneficiato dunque i cittadini? La mia prozia voleva veder realizzato nella meravigliosa villa in cui aveva vissuto un luogo in cui piccoli malati riacquistassero la salute. E voleva che tutti i poderi che circondano la villa servissero per mantenere quella struttura», spiega Maria Gabriella Terzani. Secondo i discendenti della signora il mancato rispetto delle volontà di Elettra Pucci Ankuri comporta l'annullamento del lascito alla Provincia. Ma solo un giudice può stabilire se l'amministrazione provinciale abbia ottemperato o meno alle disposizioni testamentarie.
«NON MI ARRENDO». «Non mi arrendo - ribadisce Maria Gabriella Terzani - Ora con me ci sono i figli dei miei fratelli, ma siamo esausti, esasperati».
La corte europea dei diritti dell'uomo ha mandato un segnale forte, ma si sa, la risposta che conta è quella della corte d'appello di Firenze. L'avvocato Claudio De Filippi della Spezia, che assiste gli eredi di Eletta Pucci da oltre vent'anni, è fiducioso nell'esito del procedimento: «Che le volontà non siano state rispettate, credo sia pacifico. Il primo grado ha eccepito la prescrizione: a nostro avviso le cose non stanno così, non c'è prescrizione. Lo dimostreremo». La prossima udienza è il 5 marzo a Firenze. «Spero non ci siano altri rinvii: sarebbe una beffa», conclude Maria Gabriella Terzani.
Tanto al rallentatore che dei cinque nipoti di Eletta Pucci, nobildonna fiorentina che a fine 800 conobbe e sposò il magnate del petrolio greco Luigi Ankuri, ne è rimasta in vita solo una, Maria Gabriella Terzani, che vive a Marina di Carrara; gli altri quattro suoi fratelli, che abitavano a Genova, sono morti.
Il gioiello di quel lascito è sicuramente Villa Belvedere a Montecatini, 44 stanze, attualmente sede dell'Asl, che fu la tenuta estiva della coppia da favola Eletta Pucci-Luigi Ankuri; ma alla Provincia di Pistoia lasciò anche altri possedimenti a Massa e Cozzile, Borgo a Buggiano, Pieve a Nievole e Ponte Buggianese, terreni e fabbricati. Proibiva l'alienazione e altri scopi se non quelli legati all'ospedale per bambini. Invece c'è una mensa, oltre alla sede Asl, poi alcuni poderi sarebbero stati espropriati per costruire palazzi, altri venduti, altri affittati, ma senza che il ricavato fosse impiegato a favore dei cittadini di Montecatini e della Valdinievole.
Una coppia da favola che ebbe una sola bambina, morta in tenera età; Eletta Pucci rimase vedova e nel 1931, nello studio del notaio Ettore Quirici a Pescia, vergò le sue ultima volontà. Nei primi anni Ottanta, i cinque figli dell'unica nipote diretta che non siglarono, nel 1935, una transazione con la Provincia di Pistoia, cioè i cinque figli di Renata Pucci, intentano una causa. «Mai ci saremmo immaginati che oggi, nel 2009, saremmo stati in attesa di una parola definitiva sulla vicenda...», commenta amareggiata Maria Gabriella Terzani. Invece è così.
LE RICHIESTE. Gli eredi di Eletta Pucci chiedono alla giustizia italiana di tornare in possesso dei beni perché non sono state rispettate le sue volontà; la Provincia di Pistoia eccepisce che l'azione legale è prescritta (il testamento è del 1931), e che sia l'occupazione nazista sia l'alluvione avrebbero arrecato danni al patrimonio. In primo grado, la Provincia di Pistoia ha avuto ragione, ora siamo ancora in attesa dell'appello (fissato a Firenze per il marzo 2010), ma intanto c'è una prima soddisfazione per gli eredi, un passaggio giudiziario in sede europea che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per chi chiede risarcimenti contro i processi troppo lunghi.
In passato, di fronte alle lungaggini della causa, gli eredi di Eletta Pucci si erano rivolti alla Corte d'Appello di Genova, e questa aveva condannato l'Italia a pagare 8mila euro per danni morali e 1.000 euro per le spese.
Il fatto è però che prima di ottenere quei soldi - simbolici, vista la cifra in ballo, a fronte dell'impegno psico-fisico di un simile procedimento monstre - l'avvocato di Gabriella Terzani e dei suoi fratelli, Claudio De Filippi (ha studi a Spezia, Parma e Milano), ha dovuto prima fare un pignoramento presso la Banca d'Italia - dove ha recuperato una parte della cifra - ma poi è intervenuta una legge del governo Prodi che impedisce questa procedura; allora, altra istanza di pignoramento presso Equitalia di Pisa, ma dal 1º marzo 2009 una legge - governo Berlusconi - impone che non si possa pignorare neppure a Equitalia.
A STRASBURGO PRIMO ROUND VITTORIOSO. A quel punto, l'avvocato De Filippi ha riferito questa odissea a Strasburgo, in sostanza che lo Stato non paga, e la Corte Europea dei diritti umani ha stabilito, proprio per il caso Terzani, che siccome la "legge Pinto" è inadeguata nello stabilire i risarcimenti (cifre basse, difficoltà nel riscuotere i soldi), allora di andare pure direttamente a Strasburgo. Entro il 10 gennaio prossimo lo Stato italiano dovrà controdedurre. Insomma, grazie al ricorso dell'avvocato De Filippi su questo caso, la Corte europea potrà essere investita dei ricorsi analoghi.
Per ora comunque, le cifre legate ai possibili risarcimenti europei sono inezie di fronte al valore degli immobili in ballo: le perizie tecniche indicano che, negli Anni Ottanta, il valore era di circa 50 miliardi di lire, oggi almeno trenta milioni di euro. In ballo ci sono 15 milioni di metri quadrati... La signora Maria Gabriella Terzani, cugina fra l'altro del giornalista e scrittore Tiziano («Mio papà Ruggero e il suo, Augusto, erano fratelli») mostra la cartina dei beni, e il testamento.
UNA PERIZIA (FORSE) DECISIVA. Vi è anche una perizia, alla base del loro ricorso, secondo la quale sarebbe evidente che le disposizioni testamentarie non sarebbero state rispettate. Oggi, chiedono la restituzione di tutti i beni o, in subordine, la quantificazione di un risarcimento congruo. Ma, al di là di quella che sarà la decisione della giustizia, quello che è ritenuto assurdo e inaccettabile è la lungaggine: un quarto di secolo nelle aule dei tribunali. Ma vediamo la ricostruzione della vicenda come viene affrontata nella relazione del consulente Paolo Lotti. Ricapitoliamo: dall'unione con il ricchissimo armatore greco, Luigi Ankuri, Eletta Pucci ebbe una bambina, destinata però a vivere appena due anni.
Proprio in ricordo alla sua sfortunata piccina la signora Ankuri, rimasta vedova, stabilì che alla sua morte la villa Belvedere, dimora principesca e in un parco con terreni immensi, case coloniche, fattorie e vigne in Valdinievole, che era stata lo scenario delle loro estati d'amore (d'inverno abitavano a Firenze), avrebbe dovuto diventare il luogo in cui i bambini sfortunati del pistoiese potevano ritrovare la salute. Lo scrisse di suo pugno, riempiendo con la sua grafia di raffinata signora dell'ottocento dieci pagine in cui spiegava alla Provincia di Pistoia che quell'eredità miliardaria era un lascito vincolato e quell'uso specifico della villa. Quest'ultima insieme al resto del patrimonio, doveva essere gestita con cura e con parsimonia, non doveva avere destinazioni diverse o essere venduta per realizzare soldi liquidi. Il consulente tecnico d'ufficio Paolo Lotti già 16 anni fa spiegava ai magistrati che la Provincia vi aveva insediato un deposito, la cucina della mensa scolastica, sale riunioni e uffici sanitari, affittando persino alcuni locali ad un'associazione di Montecatini. «Di che cosa hanno beneficiato dunque i cittadini? La mia prozia voleva veder realizzato nella meravigliosa villa in cui aveva vissuto un luogo in cui piccoli malati riacquistassero la salute. E voleva che tutti i poderi che circondano la villa servissero per mantenere quella struttura», spiega Maria Gabriella Terzani. Secondo i discendenti della signora il mancato rispetto delle volontà di Elettra Pucci Ankuri comporta l'annullamento del lascito alla Provincia. Ma solo un giudice può stabilire se l'amministrazione provinciale abbia ottemperato o meno alle disposizioni testamentarie.
«NON MI ARRENDO». «Non mi arrendo - ribadisce Maria Gabriella Terzani - Ora con me ci sono i figli dei miei fratelli, ma siamo esausti, esasperati».
La corte europea dei diritti dell'uomo ha mandato un segnale forte, ma si sa, la risposta che conta è quella della corte d'appello di Firenze. L'avvocato Claudio De Filippi della Spezia, che assiste gli eredi di Eletta Pucci da oltre vent'anni, è fiducioso nell'esito del procedimento: «Che le volontà non siano state rispettate, credo sia pacifico. Il primo grado ha eccepito la prescrizione: a nostro avviso le cose non stanno così, non c'è prescrizione. Lo dimostreremo». La prossima udienza è il 5 marzo a Firenze. «Spero non ci siano altri rinvii: sarebbe una beffa», conclude Maria Gabriella Terzani.
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