Il dolore
MASSA
Non versa lo stipendioalla commessa incintaA processo titolare di bar
Corrado Benzio
◗
Una barista intenta a preparare due cappucciniIndagine dell'ispettorato sui contributi non pagati all'Inps
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MASSA. Il padrone italiano non paga e sfrutta l'immigrato? Sfatiamo il pregiudizio e diciamo che la storia è alla rovescia. E' l'immigrata, proveniente dai paesi dell'Est Europa, che diventa titolare di un bar a Marina e non paga stipendio nè versa i contribuiti alla giovane commessa, massese purosangue.
La storia racconta di una ragazza chiamata come stagionale in un bar di Marina. Entra a maggio con un contratto che la impegna fino a settembre. Andrebbe tutto bene se la ragazza, a luglio, non solo restasse incinta ma fosse costretta a lasciare il lavoro perchè la gravidanza è a rischio. La ragazza resta a casa, ma ad agosto va al bar per ritirare lo stipendio di luglio.
La titolare le presenta la regolare busta paga fatta dal commercialista ma non le dà un euro. «Era arrabbiatissima con me - racconta la commessa in Tribunale - e mi accusava di essermi fatta assumere che ero già in stato interessante».
La ragazza nega ma i soldi non arrivano. E parte la denuncia all'ispettorato del Lavoro. Che andando a sfruculiare la pratica non solo verifica che la titolare del bar non ha pagato la ragazza, ma che non ha neppure versato all'Inps i contributi.
Scatta così la denuncia penale e parte il processo a carico della titolare straniera.
Fin qui una delle tante storie legate al commercio e ai rapporti fra titolari e dipendenti. Se non ci fosse il commento di un avvocato che vedendo l'udienza - a cui si era dovuto presentare l'ispettore del Lavoro che aveva seguito l'indagine - segnalava l'inutilità del tutto. «Quanto costa questo processo alla collettività, ma soprattutto quanto rende? Una volta che l'Inps ha costretto la donna a versare i contributi, la denuncia si risolve in una perdita di tempo con una condanna che sarà di pochi mesi e che non porterà nessuna conseguenza alla commerciante. Ci guadagnerà solo l'avvocato».
La storia racconta di una ragazza chiamata come stagionale in un bar di Marina. Entra a maggio con un contratto che la impegna fino a settembre. Andrebbe tutto bene se la ragazza, a luglio, non solo restasse incinta ma fosse costretta a lasciare il lavoro perchè la gravidanza è a rischio. La ragazza resta a casa, ma ad agosto va al bar per ritirare lo stipendio di luglio.
La titolare le presenta la regolare busta paga fatta dal commercialista ma non le dà un euro. «Era arrabbiatissima con me - racconta la commessa in Tribunale - e mi accusava di essermi fatta assumere che ero già in stato interessante».
La ragazza nega ma i soldi non arrivano. E parte la denuncia all'ispettorato del Lavoro. Che andando a sfruculiare la pratica non solo verifica che la titolare del bar non ha pagato la ragazza, ma che non ha neppure versato all'Inps i contributi.
Scatta così la denuncia penale e parte il processo a carico della titolare straniera.
Fin qui una delle tante storie legate al commercio e ai rapporti fra titolari e dipendenti. Se non ci fosse il commento di un avvocato che vedendo l'udienza - a cui si era dovuto presentare l'ispettore del Lavoro che aveva seguito l'indagine - segnalava l'inutilità del tutto. «Quanto costa questo processo alla collettività, ma soprattutto quanto rende? Una volta che l'Inps ha costretto la donna a versare i contributi, la denuncia si risolve in una perdita di tempo con una condanna che sarà di pochi mesi e che non porterà nessuna conseguenza alla commerciante. Ci guadagnerà solo l'avvocato».
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