Sicurezza
Guerra sul traghetto prigioniero
Corrado Benzio e Alessandra Vivoli
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Una delle tante manifestazioni dei dipendenti dei cantieri a difesa del posto di lavoroUn traghetto pronto al varo da più di un mese e bloccato dalla protesta dei dipendenti dei Nuovi cantieri Apuania impegnati in una lotta durissima. Non vogliono la privatizzazione imposta dal ministro Scajola, ma l'azienda sta perdendo la pazienza: "Così ci fanno buttare via un sacco di soldi"
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MARINA DI CARRARA. «L'azienda perde soldi? E noi il lavoro. Chi sta peggio?». E' crudo, nell'alternativa del diavolo, il linguaggio dei lavoratori di Nca, sigla che sta per Nuovi Cantieri Apuania. Da oltre un mese tengono per protesta in ostaggio un traghetto (l'unità 1243, settimo naviglio della maxi-commessa di Aldo Grimaldi che 5 anni fa ha salvato il cantiere) che il 2 ottobre doveva essere varato e consegnato all'armatore genovese.
Questo comporta al cantiere una continua perdita di soldi, come spiega l'amministratore delegato Luigi Mor: penali, ultima rata non versata, affidamenti per mantenere liquidità. Ma ai 200 dipendenti diretti (800 sono quelli dell'indotto, in gran parte extracomunitari provenienti dai paesi dell'Est) del cantiere simbolo di Marina di Carrara, questo non interessa. La loro protesta non si ferma e i motivi sono noti.
A giugno 2010 sarà finito l'ottavo traghetto ordinato da Grimaldi e il cantiere resterà senza lavoro perché le commesse non ci sono. Intanto il governo lo vuole vendere, ovvero cedere ai privati le quote di maggioranza di Invitalia (ex Sviluppo Italia). E qui sta il motivo della rivolta. Sindacati e maestranze non vogliono due cose: il privato e (di conseguenza) passare a costruire yacht.
Martedì nella riunione romana con Regione e sindacati il governo è stato chiaro: cederemo la maggioranza ai privati, lo Stato resta, ma come socio di minoranza. In due anni di trattativa va detto che il ministro Scajola non ha mai ceduto di un passo sulla privatizzazione. Ed è anche vero che le maestranze hanno fatto altrettanto: vogliono restare con lo Stato e continuare a costruire traghetti. Parafrasando mister Lippi su Buffon gli operai sono «carrarini scolpiti nel marmo».
E così l'unità 1243 resta prigioniera e i conti precipitano. Anche quest'anno il cantiere dovrebbe registrare un passivo operativo intorno ai 7 milioni, dovuto - secondo la direzione - anche agli scioperi e al blocco degli straordinari attuato in questi mesi.
L'iter per la privatizzazione partì due anni fa, 24 mesi in cui lo scenario mondiale è cambiato. All'epoca il diporto tirava e tutti erano a caccia di spazi sul mare. Per avere l'azienda si fecero avanti Azimut-Benetti, il gruppo Baglietto, San Lorenzo, Fipa-Maiora. Poi la crisi ha congelato le aspirazioni di costruire qui barche per russi e arabi.
I sindacati hanno invocato l'ingresso dell'azienda apuana in Fincantieri. Ma anche sul colosso di Stato è arrivata la gelata delle commesse e l'amministratore delegato Bono scrisse lo scorso anno a Scajola che a malapena c'era lavoro per i dipendenti Fincantieri, quindi non poteva accollarsi Carrara.
Ieri è intervenuta anche la Regione col presidente Martini che si è dichiarato pronto a entrare nel capitale della società. Un passo che conferma quanto pensano i più ottimisti (o i più cinici): che Firenze non può buttare a mare il cantiere a 5 mesi scarsi dal voto. In una provincia, quella di Massa Carrara, che ha visto la crisi falcidiare 1500 posti di lavoro. Quasi tutti nell'industria, a partire dai 350 della Eaton (componentistica per auto) ai 90 dell'Ica (componenti per elettrodomestici).
Resta sullo sfondo delle Apuane e del golfo di Spezia quel magnifico traghetto, un bestione in attesa di rompere gli ormeggi. Ieri Mor ha sbottato: «Sono amareggiato, questa della nave ostaggio è una sciagura. Qui si perdono ogni giorno fiumi di soldi. Vedere un'azienda che da giorni ormai butta via un rivolo, anzi un fiume di euro tenendo bloccata la nave non è davvero un segnale positivo. I problemi, continuando su questa strada sono tanti: si va incontro alle penali, si blocca la produzione della prossima nave, e i costi lievitano».
La Cgil risponde per le rime. «Con il blocco del varo Nca perde soldi? Ebbene noi, se interrompiamo questa lotta, perdiamo qualcosa di più importante: centinaia di posti di lavoro. Mor invece troverà un'altra azienda da far chiudere». Alessio Castelli della Fiom Cgil non bada ai termini. «Noi siamo coerenti, vogliamo che il cantiere resti sotto controllo pubblico e nella navalmeccanica: il governo ha sborsato 330 milioni per Fincantieri, ma vuole scaricare Nca: perché?».
Al cantiere, del resto, si sentono scaricati un po' da tutti. Dai commercianti locali (ai quali hanno scritto perché li sentivano freddi rispetto alla loro battaglia) fino ai politici, in particolare il Pd. E non è che il sindaco di Carrara Angelo Zubbani (socialista) sembri voglioso di fare le barricate. Sul cantiere e sull'intero porto di Marina di Carrara gli scenari sono tutti aperti, a partire dal progetto per un mega approdo turistico da oltre 600 barche. E allora, visto il clima, l'unità 1243 resta dov'è. «Ne riparleremo dopo il nuovo incontro con il governo del 25 novembre», dichiara Marco Battistini della Fim-Cisl.
Questo comporta al cantiere una continua perdita di soldi, come spiega l'amministratore delegato Luigi Mor: penali, ultima rata non versata, affidamenti per mantenere liquidità. Ma ai 200 dipendenti diretti (800 sono quelli dell'indotto, in gran parte extracomunitari provenienti dai paesi dell'Est) del cantiere simbolo di Marina di Carrara, questo non interessa. La loro protesta non si ferma e i motivi sono noti.
A giugno 2010 sarà finito l'ottavo traghetto ordinato da Grimaldi e il cantiere resterà senza lavoro perché le commesse non ci sono. Intanto il governo lo vuole vendere, ovvero cedere ai privati le quote di maggioranza di Invitalia (ex Sviluppo Italia). E qui sta il motivo della rivolta. Sindacati e maestranze non vogliono due cose: il privato e (di conseguenza) passare a costruire yacht.
Martedì nella riunione romana con Regione e sindacati il governo è stato chiaro: cederemo la maggioranza ai privati, lo Stato resta, ma come socio di minoranza. In due anni di trattativa va detto che il ministro Scajola non ha mai ceduto di un passo sulla privatizzazione. Ed è anche vero che le maestranze hanno fatto altrettanto: vogliono restare con lo Stato e continuare a costruire traghetti. Parafrasando mister Lippi su Buffon gli operai sono «carrarini scolpiti nel marmo».
E così l'unità 1243 resta prigioniera e i conti precipitano. Anche quest'anno il cantiere dovrebbe registrare un passivo operativo intorno ai 7 milioni, dovuto - secondo la direzione - anche agli scioperi e al blocco degli straordinari attuato in questi mesi.
L'iter per la privatizzazione partì due anni fa, 24 mesi in cui lo scenario mondiale è cambiato. All'epoca il diporto tirava e tutti erano a caccia di spazi sul mare. Per avere l'azienda si fecero avanti Azimut-Benetti, il gruppo Baglietto, San Lorenzo, Fipa-Maiora. Poi la crisi ha congelato le aspirazioni di costruire qui barche per russi e arabi.
I sindacati hanno invocato l'ingresso dell'azienda apuana in Fincantieri. Ma anche sul colosso di Stato è arrivata la gelata delle commesse e l'amministratore delegato Bono scrisse lo scorso anno a Scajola che a malapena c'era lavoro per i dipendenti Fincantieri, quindi non poteva accollarsi Carrara.
Ieri è intervenuta anche la Regione col presidente Martini che si è dichiarato pronto a entrare nel capitale della società. Un passo che conferma quanto pensano i più ottimisti (o i più cinici): che Firenze non può buttare a mare il cantiere a 5 mesi scarsi dal voto. In una provincia, quella di Massa Carrara, che ha visto la crisi falcidiare 1500 posti di lavoro. Quasi tutti nell'industria, a partire dai 350 della Eaton (componentistica per auto) ai 90 dell'Ica (componenti per elettrodomestici).
Resta sullo sfondo delle Apuane e del golfo di Spezia quel magnifico traghetto, un bestione in attesa di rompere gli ormeggi. Ieri Mor ha sbottato: «Sono amareggiato, questa della nave ostaggio è una sciagura. Qui si perdono ogni giorno fiumi di soldi. Vedere un'azienda che da giorni ormai butta via un rivolo, anzi un fiume di euro tenendo bloccata la nave non è davvero un segnale positivo. I problemi, continuando su questa strada sono tanti: si va incontro alle penali, si blocca la produzione della prossima nave, e i costi lievitano».
La Cgil risponde per le rime. «Con il blocco del varo Nca perde soldi? Ebbene noi, se interrompiamo questa lotta, perdiamo qualcosa di più importante: centinaia di posti di lavoro. Mor invece troverà un'altra azienda da far chiudere». Alessio Castelli della Fiom Cgil non bada ai termini. «Noi siamo coerenti, vogliamo che il cantiere resti sotto controllo pubblico e nella navalmeccanica: il governo ha sborsato 330 milioni per Fincantieri, ma vuole scaricare Nca: perché?».
Al cantiere, del resto, si sentono scaricati un po' da tutti. Dai commercianti locali (ai quali hanno scritto perché li sentivano freddi rispetto alla loro battaglia) fino ai politici, in particolare il Pd. E non è che il sindaco di Carrara Angelo Zubbani (socialista) sembri voglioso di fare le barricate. Sul cantiere e sull'intero porto di Marina di Carrara gli scenari sono tutti aperti, a partire dal progetto per un mega approdo turistico da oltre 600 barche. E allora, visto il clima, l'unità 1243 resta dov'è. «Ne riparleremo dopo il nuovo incontro con il governo del 25 novembre», dichiara Marco Battistini della Fim-Cisl.
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