Sicurezza
RUSPE AL LAVORO
Lotta agli abusi, demolita villetta
Claudio Figaia
Tanto verde e tanto abusivismo in via San Ginese: villette discrete circondate da giardini, alti filari di sepi che nascondono la vista delle abitazioni e di quel che succede in quell'area. A segnalare la crescita di costruzioni abusive, però, ci pensano i vicini di casa. Che vedono la casa accanto allargarsi e, zac, mandano subito un esposto
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MARINA DI MASSA. Sono centinaia le segnalazioni di abusi (su tutto il territorio) inviate alla magistratura o ad esse "girate" dal Comune. E sono centinaia le pratiche di «accertato abusivismo» aperte in municipio.
Come quella che riguarda, lì nel verde di via San Ginese, l'abitazione per vacanze del signor Vito Cannone e della moglie Vittoria Di Gennaro, residenti a Milano. I quali nel terreno, acquistato nel 2002, hanno costruito una casa. Senza autorizzazioni, ha sentenziato il tribunale di Massa. Che ha condannato la signora Di Gennaro.
E qui si apre un caso singolare: la donna si è vista confermare in appello a Genova la pena di due mesi di reclusione e ha addirittura scontato parte di questa pena agli arresti domiciliari. «Una cosa mai vista per questo genere di reati, credo dia la prima volta che accade» dice l'avvocato Walter Mattarocci che assiste la coppia.
Quello dei signori Cannone-Di Gennaro è, come detto, uno dei tanti abusi della zona. Altri due sono stati accertati proprio lì di fronte: una villa con un piano terra «sanato» e un primo piano sanzionato come abusivo e un'altra costruzione vicina.
Per l'edificio della coppia milanese, però, c'è un ordine esecutivo di demolizione. E ieri mattina i vigili urbani e i tecnici della Fermet - l'azienda ha vinto, con un ribasso del 27%, la gara indetta dal Comune per eseguire gli abbattimenti - sono arrivati ad eseguirlo. Con loro ingegneri, funzionari, tecnici del Comune; il consigliere della Destra Stefano Benedetti e l'avvocato Walter Mattarocci.
Il signor Cannone segue quasi stordito l'arrivo della piccola comitiva. Benedetti prova a fermare l'operazione: «Non contesto, ci mancherebbe, l'ordine del giudice. Ma voglio capire perchè si comincia dai poveracci a eseguire gli abbattimenti. Ci sono decine di ville nel Candia con un impatto sul territorio ben più pesante di questo. E ci sono abusi accertati in anni precedenti. Perchè si comincia da qui? Qual è il criterio seguito dal Comune, quali sono le priorità?»
Una questione politica, non tecnico-giuridica. Infatti l'avvocato Mattarocci non interviene. E la squadra della Fermet inizia i suoi lavori. La parte lato Carrara della casa - due piani per 150 metri quadrati di superficie - non ancora completata (nel senso che mancano gli infissi e i pavimenti) verrà abbattuta. E il conto presentato da Fermet al Comune, sarà girato agli autori dell'abuso. Un'altra parte dell'edificio, lato Viareggio (questa abitata e funzionale), pur essendo anch'essa abusiva, per ora non sarà demolita.
«Ma è solo questione di tempo», fa capire la vicesindaca Martina Nardi. Che dice: «Rispettare le leggi. E' ciò che sta facendo e che farà, indipendentemente dalle polemiche in atto, l'amministrazione comunale sul fronte della demolizione degli abusi edilizi presenti sul territorio». E le demolizioni procederanno, spiega ancora, «secondo una lista di interventi decretata dal giudice».
E' una linea di fermezza, prosegue la Nardi «che può risultare impopolare, ma è imposta dalla normativa ed è un obbligo per le amministrazioni comunali. Normativa che fissa un criterio preciso: nel caso in cui viene riscontrato un abuso edilizio, viene chiesta al responsabile dell'abuso stesso la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi. Trascorsi i 90 giorni previsti dalla legge, dal momento della notifica, si procede alla demolizione».
Come quella che riguarda, lì nel verde di via San Ginese, l'abitazione per vacanze del signor Vito Cannone e della moglie Vittoria Di Gennaro, residenti a Milano. I quali nel terreno, acquistato nel 2002, hanno costruito una casa. Senza autorizzazioni, ha sentenziato il tribunale di Massa. Che ha condannato la signora Di Gennaro.
E qui si apre un caso singolare: la donna si è vista confermare in appello a Genova la pena di due mesi di reclusione e ha addirittura scontato parte di questa pena agli arresti domiciliari. «Una cosa mai vista per questo genere di reati, credo dia la prima volta che accade» dice l'avvocato Walter Mattarocci che assiste la coppia.
Quello dei signori Cannone-Di Gennaro è, come detto, uno dei tanti abusi della zona. Altri due sono stati accertati proprio lì di fronte: una villa con un piano terra «sanato» e un primo piano sanzionato come abusivo e un'altra costruzione vicina.
Per l'edificio della coppia milanese, però, c'è un ordine esecutivo di demolizione. E ieri mattina i vigili urbani e i tecnici della Fermet - l'azienda ha vinto, con un ribasso del 27%, la gara indetta dal Comune per eseguire gli abbattimenti - sono arrivati ad eseguirlo. Con loro ingegneri, funzionari, tecnici del Comune; il consigliere della Destra Stefano Benedetti e l'avvocato Walter Mattarocci.
Il signor Cannone segue quasi stordito l'arrivo della piccola comitiva. Benedetti prova a fermare l'operazione: «Non contesto, ci mancherebbe, l'ordine del giudice. Ma voglio capire perchè si comincia dai poveracci a eseguire gli abbattimenti. Ci sono decine di ville nel Candia con un impatto sul territorio ben più pesante di questo. E ci sono abusi accertati in anni precedenti. Perchè si comincia da qui? Qual è il criterio seguito dal Comune, quali sono le priorità?»
Una questione politica, non tecnico-giuridica. Infatti l'avvocato Mattarocci non interviene. E la squadra della Fermet inizia i suoi lavori. La parte lato Carrara della casa - due piani per 150 metri quadrati di superficie - non ancora completata (nel senso che mancano gli infissi e i pavimenti) verrà abbattuta. E il conto presentato da Fermet al Comune, sarà girato agli autori dell'abuso. Un'altra parte dell'edificio, lato Viareggio (questa abitata e funzionale), pur essendo anch'essa abusiva, per ora non sarà demolita.
«Ma è solo questione di tempo», fa capire la vicesindaca Martina Nardi. Che dice: «Rispettare le leggi. E' ciò che sta facendo e che farà, indipendentemente dalle polemiche in atto, l'amministrazione comunale sul fronte della demolizione degli abusi edilizi presenti sul territorio». E le demolizioni procederanno, spiega ancora, «secondo una lista di interventi decretata dal giudice».
E' una linea di fermezza, prosegue la Nardi «che può risultare impopolare, ma è imposta dalla normativa ed è un obbligo per le amministrazioni comunali. Normativa che fissa un criterio preciso: nel caso in cui viene riscontrato un abuso edilizio, viene chiesta al responsabile dell'abuso stesso la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi. Trascorsi i 90 giorni previsti dalla legge, dal momento della notifica, si procede alla demolizione».
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